Mohammad Ghalibaf: chi è l’uomo che tratta con Trump la fine della guerra in Iran

Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf è l’uomo che tratta con Donald Trump sulla Guerra del Golfo tra Usa, Israele e Iran. E il ponte con il presidente degli Stati Uniti è composto da Steve Witkoff e Jared Kushner. Mentre ci sarebbe stato anche un colloquio con Jd Vance a Islamabad. Quattro volte candidato alle presidenziali ma incapace di vincere, veterano della guerra con l’Iraq, 64 anni, nato a Mashhad, Ghalibaf è stato leader dell’aeronautica dei Pasdaran. Ha represso le proteste studentesche negli anni Novanta ed è stato sindaco di Teheran dal 2005 al 2017. Oggi gestisce il budget della guerra.
Chi è l’uomo che negozia con Trump
Il ministero degli Esteri iraniano ha negato le trattative. Ma ha ammesso di aver ricevuto nei giorni scorsi «attraverso alcuni paesi amici, messaggi che trasmettevano una richiesta americana di negoziati volti a porre fine alla guerra». E intanto secondo Axios e Reuters si prepara un incontro con una delegazione iraniana in Pakistan questa settimana per Witkoff, Kushner e Vance. Una notizia non smentita all’Afp dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, ancora prudente sui risultati: «Le speculazioni riguardanti questi incontri non dovrebbero essere considerate fatti fino a quando non saranno annunciati ufficialmente dalla Casa Bianca». È stato il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ad annunciare lunedì di aver parlato con il presidente dell’Iran Massoud Pezeshkian.
I cinque giorni
Per questo Trump ha dato cinque giorni di tempo per le trattative. Successivamente, durante una conferenza stampa, ha aggiunto che gli Stati Uniti e l’Iran avevano raggiunto «punti di accordo fondamentali» durante i negoziati condotti, a suo dire, con un «alto dirigente» che non era la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei. Minacciando però di «continuare a bombardare allegramente» se i negoziati fossero falliti. Intanto i media statali iraniani hanno pubblicato elenchi di potenziali obiettivi in Medio Oriente. Tra cui le due principali centrali elettriche israeliane, Orot Rabin e Rutenberg, e obiettivi in Arabia Saudita e nelle monarchie del Golfo. Il capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), Fatih Birol, ha stimato che il mondo ha «perso 11 milioni di barili al giorno, più delle due principali crisi petrolifere messe insieme» degli anni Settanta.
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La trappola
In Iran però il clima non è sereno. E c’è chi si chiede se i fari accesi su Ghalibaaf non siano un modo per bruciarlo. Appena sono cominciate a circolare voci sui contatti con gli americani i giornali iraniani legati ai conservatori hanno cominciato a mandare segnali: «C’è consenso tra i funzionari sulla continuazione della guerra», scrive Sabereen News, organo dei pasdaran. «Non colludete con il nemico; non infangate la reputazione del dottor Ghalibaf», la risposta a distanza di Hosamoddin Ashena, consigliere proprio dell’ex presidente Rouhani.
