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Medicina: respinti i ricorsi degli studenti sul semestre filtro. Per i giudici del Tar è legittimo

25 Marzo 2026 - 18:09 Ygnazia Cigna
ricorsi medicina respinti
ricorsi medicina respinti
Tra denunce di malfunzionamenti e dubbi sulla trasparenza delle prove, il clima di incertezza era sfociato in una pioggia di impugnazioni pronte a bloccare tutto. Ora i tribunali hanno dato ragione al ministero

Il debutto del nuovo sistema di accesso a Medicina esce indenne dal primo grande scoglio giudiziario. Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) del Lazio ha messo un punto fermo sul dibattito che ha accompagnato l’introduzione del cosiddetto «Semestre filtro», respingendo in blocco una serie di ricorsi che miravano a congelare le graduatorie e a contestare le regole del ministero. Tra denunce di malfunzionamenti e dubbi sulla trasparenza delle prove, nei mesi scorsi il clima di incertezza era sfociato in una pioggia di ricorsi pronti a bloccare tutto. Secondo le nuove ordinanze del Tar, che Open ha visionato, il sistema non presenta anomalie tali da giustificare una sospensione delle procedure, convalidando così le graduatorie già formate.

Il cambio della graduatoria in corso d’opera: perché non danneggia gli studenti

Nelle motivazioni delle ordinanze, il Tar chiarisce che il meccanismo del semestre filtro non può essere paragonato a un semplice test di ammissione una tantum. Si tratta invece di veri e propri esami universitari che hanno un impatto diretto sulla carriera dello studente e che, proprio per questa loro natura, rendono la selezione coerente e non irragionevole. Uno dei punti più contestati riguardava la possibilità, introdotta in corso d’opera, di entrare in graduatoria anche per chi non avesse ottenuto subito la sufficienza in tutte e tre le materie. Il tribunale ha spiegato che permettere il recupero dei voti mancanti non cambia le regole fondamentali della graduatoria. Al contrario, questo meccanismo serve a trovare un equilibrio tra due esigenze, quella di garantire l’uguaglianza di trattamento tra i candidati e rispettare il legittimo affidamento di chi si era basato sulle regole originali. Allo stesso tempo, chi ha superato tutte le prove mantiene sempre la priorità nella graduatoria. Quindi, per i giudici, nessuno perde un diritto acquisito e chi aveva difficoltà può ancora avere una possibilità senza stravolgere il sistema.

Il rifiuto del voto al secondo appello

Altro punto contestato nei ricorsi riguarda la regola che permette di recuperare i voti rifiutati solo se il secondo appello va male. Il tribunale ha chiarito che questo limite è giustificato perché questi esami non sono solo prove per entrare in graduatoria, ma veri e propri esami universitari che contano per tutta la carriera dello studente. Di conseguenza, se al secondo appello lo studente prende un voto positivo e lo accetta, il primo voto rifiutato non vale più. In questo modo si garantisce che chi ha superato tutte le prove resti favorito, mentre chi ha avuto difficoltà può comunque avere una possibilità, senza stravolgere le regole della graduatoria.

La decadenza dell’immatricolazione

Anche sul fronte dell’organizzazione logistica, la sentenza ha dato ragione alla linea ministeriale. Molte contestazioni puntavano il dito contro il regime delle decadenze, che prevede la perdita del posto per chi non si immatricola subito nella sede assegnata. Per il Tar questa norma è necessaria per dare stabilità alle università e porre fine al cronico problema degli scorrimenti infiniti, che per anni hanno trascinato le ammissioni ben oltre l’inizio delle lezioni, lasciando migliaia di giovani in un limbo logorante. In questo modo, per i giudici amministrativi, si garantisce una programmazione certa sia per gli atenei che per gli iscritti.

La violazione dell’anonimato

Sul tema caldissimo della trasparenza, molti studenti avevano sollevato anche dubbi sulla presunta violazione dell’anonimato perché le etichette numeriche applicate ai compiti potessero rendere riconoscibili i candidati. I giudici hanno però liquidato queste accuse come del tutto ipotetiche e prive di riscontri concreti, ricordando che i plichi sono gestiti in modo sicuro dal Cineca e controllati da studenti sorteggiati proprio per evitare favoritismi. Allo stesso modo, sono state respinte le critiche sui presunti «disagi sociali» e sulla «compressione del diritto allo studio» derivanti dal nuovo sistema. Il Tar ha, infatti, rilevato che il diritto allo studio è già ampiamente tutelato dagli strumenti di sostegno e dalle borse di studio previste per legge. La riforma, nonostante le varie turbolenze e il muro di ricorsi, incassa così una prima conferma che permette alle facoltà di medicina di procedere.

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