Partecipò col padre alla strage della sua famiglia ad Altavilla, Miriam Barreca assolta in appello: perché i giudici hanno ribaltato la sentenza

La ragazza che aveva 17 anni al momento della strage di Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, è stata assolta in secondo grado. La Corte d’appello ha ribaltato la condanna a 12 anni e 8 mesi inflitta in primo grado, riconoscendo che la giovane, oggi diciannovenne, non era pienamente responsabile degli omicidi della madre Antonella Salamone e dei due fratelli Kevin, 16 anni, ed Emanuel, 5 anni, avvenuti tra l’8 e l’11 febbraio 2024. Per i giudici, la minore età e la condizione di sottomissione psicologica in cui era stata trascinata dal padre Giovanni Barreca e dai cosiddetti «fratelli di dio», Sabrina Fina e Massimo Carandente, hanno compromesso la sua capacità di agire liberamente.
La strage: torture, riti pseudo-religiosi e tre morti nella villetta di Altavilla
Quello che si consumò in quella villetta alla periferia di Altavilla fu una settimana di sevizie e cerimonie mistiche. La madre venne picchiata, uccisa, il corpo bruciato e seppellito in una fossa nel terreno retrostante l’abitazione. Il piccolo Emanuel, legato al letto, morì dopo che gli fu spinto in gola un phon acceso, nel tentativo, secondo i rituali dei responsabili, di scacciare gli spiriti maligni. Kevin fu incaprettato e soffocato dopo aver cercato di difendersi. Quando gli investigatori trovarono la ragazza, era addormentata in camera sua, mentre nelle altre stanze giacevano i corpi dei suoi familiari.
Le perizie: «Capace di comprendere, ma non di autodeterminarsi»
Fin dall’inizio del processo la perizia del neuropsichiatra infantile Ugo Sabatello aveva indicato per la ragazza una parziale incapacità di intendere e di volere al momento dell’eccidio. La difesa, rappresentata dall’avvocato Carmelo Salamone, aveva ribadito questa linea con il contributo dello psicologo Jacopo Bruni, che aveva analizzato non solo le condizioni cliniche della ragazza, ma anche il contesto in cui maturò il triplice omicidio. Un contesto fatto di digiuni, veglie forzate, preghiere ossessive e un clima di terrore progressivo. «La mia assistita era capace di comprendere ma non di autodeterminarsi», ha dichiarato l’avvocato Salamone dopo la sentenza. «Era sola, senza punti di riferimento, travolta da una situazione più grande di lei».
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Il futuro della ragazza: struttura protetta fuori dalla Sicilia e percorso di recupero
Nonostante l’assoluzione, la diciannovenne non tornerà immediatamente in libertà. Sarà inserita in una struttura protetta fuori dalla Sicilia, dove seguirà un percorso con educatori e specialisti, accompagnato da verifiche periodiche sul suo stato psicologico. Il quadro completo della decisione emergerà con il deposito delle motivazioni, ma quanto è trapelato dall’aula indica che la Corte ha ritenuto determinante il contesto di violenza, isolamento e pressione psicologica esercitata dal padre, in preda a un delirio mistico, nel compromettere la capacità della ragazza di agire diversamente.
Il processo agli adulti: Barreca, Fina e Carandente a giudizio in Corte d’Assise
Per la strage di Altavilla si sta intanto celebrando in corte d’assise il processo a carico dei tre adulti ritenuti responsabili del triplice omicidio: Giovanni Barreca, padre della ragazza e ideatore dei rituali, e i due adepti Sabrina Fina e Massimo Carandente. Sono loro i protagonisti di quella che gli inquirenti hanno ricostruito come un’escalation dell’orrore, iniziata con pratiche pseudo-religiose e culminata in una serie di omicidi di inaudita brutalità. Il procedimento è ancora in corso.
