Domenico Caliendo e la richiesta di risarcimento all’ospedale Monaldi caduta nel vuoto. Il legale: «Non hanno mai risposto»

Per il legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo l’ospedale Monaldi è «indifferente, opaco, istituzionalmente sordo», così come lo è stato quando il bambino era ancora vivo. Con una lettera aperta, indirizzata all’opinione pubblica e anche al governatore campano Roberto Fico, l’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori del bambino morto il 21 febbraio dopo un trapianto sbagliato, chiedono una svolta sulla «legittima proposta di bonario componimento in sede stragiudiziale della componente risarcitoria della vicenda» per la quale «non vi è nulla di cui vergognarsi».
«Ci hanno contattato per l’albero in suo ricordo, ma alla nostra Pec non hanno risposto»
«Siamo stati chiamati per l’albero in suo ricordo, un tentativo di riabilitare l’immagine pubblica del Monaldi attraverso un gesto di facciata», spiega Petruzzi. Poi il nulla. Nel tentativo di evitare alla famiglia una ulteriore «devastazione psicologica» derivante da «un giudizio civile sovrapposto al procedimento penale in corso», spiega nella missiva l’avvocato Petruzzi, è stata trasmesso all’Azienda Ospedaliera dei Colli, via posta elettronica certificata, «una proposta di dialogo, non una dichiarazione di guerra». «Un invito a sedersi attorno a un tavolo, nel rispetto della dignità delle parti – aggiunge il legale – Il Monaldi non ha risposto. Non ha risposto con un diniego motivato. Non ha risposto con una controproposta. Non ha risposto con un semplice atto di accuse ricevute. Ha semplicemente eliso la comunicazione, come se quella Pec non fosse mai stata trasmessa, come se la famiglia Caliendo Mercolino non esistesse, come se la morte di Domenico fosse un fatto del quale l’Azienda non avvertisse il peso di una risposta istituzionale minima».
L’appello a Roberto Fico
Pertanto ora Petruzzi si rivolge al governatore campano Roberto Fico. Chiedono che «eserciti i poteri di vigilanza e di controllo che l’ordinamento gli attribuisce sull’operato delle aziende sanitarie regionali», e «valuti con urgenza la posizione della dirigenza generale attualmente alla guida dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – Presidio Monaldi». «Chiediamo formalmente e pubblicamente le dimissioni della dirigenza del Monaldi. Non per spirito di rivalsa, ma perché la continuità di una gestione dimostratasi strutturalmente inadeguata costituisce, a nostro avviso, un elemento di rischio istituzionale per i pazienti, le famiglie e gli operatori sanitari onesti che operano quotidianamente in quella struttura. Il Monaldi è un presidio di eccellenza della sanità campana: non merita una dirigenza che lo ha portato in queste condizioni. Domenico Caliendo Mercolino meritava di vivere. Meritava di essere curato con perizia, con rispetto dei protocolli e con l’attenzione dovuta a un bambino. La sua famiglia merita giustizia, risarcimento e il rispetto istituzionale minimo che ogni vittima ha diritto di ricevere. Non un albero. Giustizia».
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La risposta del Monaldi: «Stiamo valutando, ci hanno chiesto 3 milioni di euro»
«L’Azienda ha ricevuto una proposta stragiudiziale, il giorno dopo il funerale del piccolo Domenico, espressamente qualificata come riservata, contenente una richiesta risarcitoria di 3 milioni di euro e formulata in termini dichiaratamente non negoziabili. La vicenda cui la proposta si riferisce è, come noto, attualmente all’esame dell’Autorità giudiziaria nella fase delle indagini preliminari. La valutazione della richiesta risarcitoria impone lo svolgimento di approfondite valutazioni tecnico-legali, anche alla luce degli accertamenti in corso e, per loro natura, non possono essere compresse entro i rigidi termini unilaterali indicati dalla controparte. Non può pertanto parlarsi di mancata apertura di una trattativa, in assenza di un effettivo spazio negoziale nella proposta ricevuta». A riportarlo, in una nota, Anna Iervolino, direttore generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, dopo la lettera aperta dell’avvocato Francesco Petruzzi. «Sorprende, inoltre, che una comunicazione qualificata come strettamente riservata venga oggi utilizzata in sede pubblica, con modalità che non appaiono coerenti con la natura dell’interlocuzione stragiudiziale e che – prosegue Iervolino – non favoriscono un confronto sereno nelle sedi proprie con l’avvocatura dell’Azienda. Solo martedì 24 marzo è pervenuta una richiesta di incontro della controparte, che l’Ufficio Legale ha immediatamente preso in carico, avviando le necessarie attività organizzative. Tale iniziativa è stata tuttavia preceduta da una evidente strategia di esposizione mediatica della vicenda, che rischia di sovrapporre il piano della comunicazione a quello, ben diverso, del corretto confronto tecnico-giuridico. Il percorso transattivo, dunque, si svolge nel rispetto delle procedure e delle norme a tutela dell’interesse pubblico, secondo l’istruttoria degli uffici competenti». Nella nota, Iervolino precisa che «la piantumazione dell’ulivo è un’iniziativa che il personale tutto dell’Azienda ha maturato spontaneamente, è stata apprezzata dalla signora Patrizia e dal signor Antonio che – ancora una volta – hanno riferito di non nutrire sentimenti di rancore verso i medici e gli infermieri, pur chiedendo legittimamente giustizia per quanto accaduto. Una richiesta di giustizia alla quale ci siamo sempre associati e che tutti noi vogliamo con determinazione».
