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Garlasco, così cade la pista del Santuario della Bozzola per l’omicidio di Chiara Poggi

delitto garlasco chiara poggi santuario della bozzola don vitali
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La magistrata di sorveglianza rigetta la richiesta di ascoltare Flavius Savu. E i difensori non la girano alla procura di Pavia

La pista del Santuario della Bozzola nel delitto di Garlasco finisce in soffitta. Cadono così le teorie di Flavius Savu, cittadino romeno che ricattava con video hot l’allora rettore della Madonna della Bozzola, don Gregorio Vitali. Savu non verrà ascoltato dai magistrati di Pavia che indagano su Andrea Sempio. A farlo sapere è oggi Il Giornale, secondo il quale la richiesta inoltrata dal suo legale Roberto Grittinini al magistrato di sorveglianza Ilaria Pia Maria Maupoil è stata definitivamente rigettata.

Il silenzio di Savu

Savu ha deciso quindi di restare in silenzio nella sua cella del carcere di Torre del Gallo. Per paura di essere ucciso in prigione, fa sapere. Secondo la sua tesi Chiara Poggi avrebbe scoperto una pista di pedofilia nel santuario e per questo sarebbe stato ucciso. La sua versione andava a rafforzare molte teorie del complotto sulla vicenda, che includevano l’immancabile pista satanica. Secondo questa versione, propugnata anche dal non più avvocato di Sempio Massimo Lovati, un “killer” o un “sicario” avrebbe ucciso Poggi nel villino di via Pascoli e quindi sarebbe innocenti sia il condannato Alberto Stasi che l’attuale indagato.

Sempio “Il sadico”

Savu ha parlato anche dei suicidi a Garlasco dopo l’omicidio di Chiara. Mentre Sempio sarebbe noto come «il sadico» nel giro dei riti al Santuario, e il suo amico suicida Michele Bertani come «il picchiatore». Nessuna richiesta di audizione è arrivata al procuratore capo Fabio Napoleoni. Mentre nella richiesta al magistrato di sorveglianza, si legge nell’istanza del 30 dicembre 2025, si sottolinea che l’interazione «potrebbe assumere anche le caratteristiche di natura e interesse investigativo». Il rigetto è stato decretato il 7 gennaio scorso. Viene motivato con il mancato interesse del magistrato di sorveglianza di svolgere colloqui che possano «assumere anche le caratteristiche di natura e interesse investigativo». E che «ogni richiesta in tal senso andrà indirizzata eventualmente alla Procura della Repubblica». Ma a Pavia la richiesta non è mai stata inoltrata.