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Cosa c’è dietro al controllo preventivo su Ilaria Salis in un hotel a Roma. L’inchiesta di Berlino (che in realtà collabora con Budapest)

29 Marzo 2026 - 07:33 Stefania Carboni
ilaria salis
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Il leader di Avs Fratoianni ha chiesto al ministro degli Esteri Antonio Tajani di convocare l'ambasciatore tedesco. Il filo che lega la procura in Germania e quella ungherese

La richiesta di controllo sull’eurodeputata di Avs Ilaria Salis, a poche ore dalla manifestazione “No kings”, in un hotel a Roma sarebbe partita dalla Germania. Salis si trovava in compagnia del suo assistente parlamentare Ivan Bonnin quando due agenti della polizia si sono presentati nella stanza dell’hotel per un “controllo preventivo”, senza fornire dettagli su chi ha fatto partire l’operazione. L’eurodeputata ha parlato di Stato di polizia, e diversi esponenti politici hanno espresso perplessità sull’intera vicenda. Ma qualche dettaglio in più sul perché Berlino si sia interessata a Salis lo fornisce il Fatto Quotidiano, in un pezzo a firma di Cosimo Caridi e Alessandro Mantovani. Salis sarebbe stata controllata in merito alla vicenda ungherese, che l’ha vista in carcere perché accusata dell’aggressione di militanti neonazisti durante un corteo a Budapest nel 2023. Una vicenda che poi si sospese con la sua elezione al Parlamento europeo, con il suo ritorno a Monza, dopo aver trascorso 16 mesi tra il carcere e i domiciliari a Budapest. Bene c’è un filo, grazie alla disciplina Schengen, che collega le procure europee.

Berlino e Budapest: un filo diretto sui fatti del 2023

La Germania collabora attivamente con l’Ungheria. Basti pensare al caso della militante tedesca Maja T., estradata a Budapest nel 2024. La sua estradizione avvenne nonostante successivamente la Corte costituzionale tedesca abbia segnalato il rischio di trattamenti inumani nelle carceri ungheresi, comunicazione però arrivata troppo tardi: Maja era già finita in carcere. E poi c’è il caso di Rexhino Abazaj (“Gino”), anche lui coinvolto nei fatti del 2023. Berlino avviò un’indagine nei suoi confronti applicando il principio del “processo a specchio” per tutelare le vittime (i neonazisti aggrediti sono cittadini tedeschi). Ha ottenuto l’ok al suo arresto in Francia, dopo che inizialmente Parigi ne aveva negato l’estradizione verso l’Ungheria.

Le unità speciali contro i militanti di estrema sinistra

In Sassonia, ricorda il Fatto, esiste una unità speciale di polizia (Soko LinX) che indaga proprio sull’estremismo di sinistra e c’è anche un servizio di intelligence interno (Bundesamt für Verfassungsschutz) che monitora gruppi ritenuti incompatibili con l’ordine democratico, sia di destra che di sinistra. Tra i gruppi entrati nel mirino di Berlino c’è anche “Antifa-Ost”, ritenuto collegato agli ambienti delle indagini ungheresi che a sua volta hanno coinvolto anche Salis. Ieri il leader di Avs Nicola Fratoianni, fa sapere la testata, oltre a pretendere chiarimenti dal ministro degli Interni ha chiesto al ministro degli Esteri Antonio Tajani di convocare l’ambasciatore tedesco.

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