Il caso Pellegrini riaccende il dibattito sul parto cesareo e uno studio indaga le conseguenze sul corpo femminile

L’ultima polemica sui parti cesarei è scoppiata sotto un post di Federica Pellegrini, che su Instagram ha condiviso le foto di una uscita a cena con suo marito Matteo Giunta. L’ex nuotatrice l’ha definita «l’ultima cena… per qualche mese», visto che a giorni è prevista la nascita della loro seconda bambina. Nascita che avverrà con un parto cesareo già programmato, come ha raccontato la stessa Pellegrini, attirando moltissime critiche.
I dati sui cesarei
Ma i bambini che oggi nascono con un taglio cesareo sono sempre di più. Negli ultimi decenni il parto chirurgico ha smesso di essere solo un intervento d’emergenza per diventare una modalità di nascita sempre più comune: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità oggi circa un parto su cinque nel mondo avviene con questa procedura e le stime indicano che la percentuale potrebbe avvicinarsi al 30% entro il 2030. L’aumento dei cesarei è un cambiamento che riflette trasformazioni mediche, demografiche e sociali, ma che ha iniziato a sollevare anche una domanda meno intuitiva: la crescente capacità della medicina di superare i limiti biologici del parto potrebbe avere conseguenze anche sul piano evolutivo? Il tema è stato riacceso da uno studio preliminare che ha ipotizzato una possibile riduzione delle dimensioni medie del bacino femminile in alcune popolazioni rispetto a un secolo fa, alimentando il dibattito su come la diffusione dei cesarei potrebbe influenzare il futuro del parto umano.
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La riduzione del bacino femminile
L’ipotesi nasce da un lavoro preliminare pubblicato sulla piattaforma ResearchSquare dal biologo evoluzionista Maciej Henneberg e colleghi. I ricercatori hanno analizzato un set di dati esistente di 1247 donne australiane, nate tra il 1900 e il 1984, e hanno scoperto che la larghezza pelvica è diminuita di 0,42 millimetri all’anno. Allo stesso modo, tra le 3486 donne polacche, le larghezze del bacino sono diminuite di 0,47 mm all’anno tra il 1880 e il 1970, e tra 320 donne messicane, la larghezza del bacino si è ridotta di 0,42 mm all’anno tra il 1900 e il 1970. Nello stesso periodo, l’altezza media è aumentata e la larghezza della spalla è rimasta stabile o aumentata. Tali dati antropometrici provenienti da Australia, Messico e Polonia fanno emergere in tre popolazioni diverse una media di riduzione delle dimensioni del bacino femminile fino a circa 4 centimetri. Per spiegare questa possibile tendenza gli autori richiamano il cosiddetto “dilemma ostetrico” secondo cui il bacino rappresenta un compromesso biologico tra esigenze opposte: da un lato la necessità di una struttura abbastanza compatta per rendere efficiente la locomozione bipede, dall’altro quella di un canale del parto sufficientemente ampio per permettere la nascita di neonati con un cervello relativamente grande.
Le conseguenze
In questo quadro, la crescente diffusione del taglio cesareo potrebbe aver modificato almeno in parte queste dinamiche: se in passato un bacino troppo stretto poteva aumentare il rischio di complicazioni gravi durante il parto, oggi l’intervento chirurgico consente di superare molti di questi ostacoli, riducendo così quella che in termini evolutivi viene definita “pressione selettiva” contro le pelvi più piccole. Questo significa che caratteristiche anatomiche che in passato potevano rappresentare un rischio durante il parto oggi non impediscono più la sopravvivenza di madre e bambino, riducendo il peso della selezione naturale a riguardo.
Un dibattito aperto
Il possibile restringimento del bacino osservato in alcune popolazioni ha riacceso anche il dibattito su quanto queste dinamiche possano davvero cambiare il futuro del parto umano. Secondo il biologo evoluzionista Philipp Mitteröcker dell’Università di Vienna sentito dal New Scientist, il fatto che risultati simili emergano in tre popolazioni diverse «appare senza dubbio un elemento convincente». Anche la paleoantropologa Nicole Webb ritiene che questi risultati meritino attenzione, pur invitando alla prudenza nell’interpretarli. La discussione è ancora aperta soprattutto riguardo alle pressioni evolutive che in passato hanno favorito lo sviluppo di un bacino più stretto, che oggi secondo gli studiosi citati appaiono meno urgenti: «Per esempio se per i primi esseri umani la capacità di camminare in modo efficiente era cruciale per la sopravvivenza, nelle società moderne, caratterizzate da stili di vita molto più sedentari, questo fattore ha un peso minore», spiegano. Ma il biologo evoluzionista Henneberg, autore dello studio, chiarisce: «I risultati delle ricerche non parlano di un futuro con soli parti cesarei ma rendono evidente la possibilità di un forte aumento al ricorso di assistenza medica con strumenti chirurgici».
I tempi dell’evoluzione umana
Resta però aperta la questione centrale: quanto velocemente possano davvero cambiare le caratteristiche anatomiche legate al parto. Molti ricercatori sottolineano infatti che l’evoluzione umana opera su scale temporali molto più lunghe e che variazioni osservate in pochi decenni potrebbero riflettere anche differenze nei campioni studiati o nei metodi di misurazione. Inoltre, la forma del bacino è influenzata da numerosi fattori, tra cui nutrizione, sviluppo individuale e condizioni di salute, elementi che rendono difficile attribuire eventuali cambiamenti a una singola causa come la diffusione del taglio cesareo.
