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«Così il numero uno del Pentagono voleva fare soldi con la guerra in Iran»

pete hegseth donald trump investimenti guerra iran
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L'accusa del Financial Times rintuzzata dal Pentagono: «Non è vero niente, chiediamo una smentita». Le scommesse sul prezzo del petrolio prima degli annunci di Trump

Un brocker che lavora per il Segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth avrebbe tentato di effettuare un ingente investimento in aziende del settore della difesa poche settimane prima dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran. Lo scrive il Financial Times citando tre diverse fonti a conoscenza dei fatti. Mentre il portavoce del Pentagono Sean Parnell sostiene che la notizia sia completamente falsa e inventata e chiede una smentita al giornale britannico. Questo è solo l’ultimo degli incroci tra investimenti e attacchi che coinvolge il governo Usa. Dopo le “scommesse” sul prezzo del petrolio alla vigilia dei bombardamenti e prima dei negoziati.

Pete Hegseth e gli investimenti in aziende di armi

Il Financial Times scrive oggi che il broker di Hegseth presso Morgan Stanley avrebbe contattato BlackRock a febbraio per un investimento multimilionario nell’ETF DefenseIndustrials Active della società di gestione patrimoniale poco prima che gli Stati Uniti lanciassero l’azione militare contro Teheran. Secondo quanto riportato dal quotidiano l’investimento discusso dal broker di Hegseth non si è concretizzato poiché il fondo, lanciato nel maggio dello scorso anno, non era ancora disponibile per i clienti di Morgan Stanley. Il Financial Times non specifica quanta discrezionalità avesse il broker nell’effettuare investimenti per conto di Hegseth. Né se Hegseth fosse a conoscenza delle attività del broker.

La difesa della Difesa

«Né il segretario Hegseth né alcuno dei suoi rappresentanti si è rivolto a BlackRock in merito a un simile investimento», ha dichiarato il portavoce del Pentagono Parnell. BlackRock ha rifiutato di commentare la notizia, mentre Morgan Stanley non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento di Reuters. Secondo Blackrock il fondo da 3,2 miliardi identificato dal ticker IDEF persegue «opportunità di crescita investendo in aziende che potrebbero trarre beneficio da un aumento della spesa pubblica in difesa e sicurezza, in un contesto di frammentazione geopolitica e competizione economica».

Le partecipazioni

Le sue principali partecipazioni includono i conglomerati della difesa RTX, Lockheed Martin e Northrop Grumman. Che hanno il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti tra i loro maggiori clienti. Oltre a Palantir, società specializzata nell’integrazione dei dati centrale nelle strategie del Pentagono. Hegseth figura tra i principali fautori della guerra all’Iran. E ha rappresentato una delle voci più insistenti all’interno dell’amministrazione Trump a sostegno di un attacco contro Teheran, ostentando spesso la potenza militare americana.

L’investimento

L’investimento discusso il broker di Hegseth non l’ha infine realizzato perché il fondo in questione – lanciato nel maggio dell’anno scorso – non era ancora disponibile per l’acquisto da parte dei clienti di Morgan Stanley. Gli ETF sono concepiti per essere acquistati e venduti con la stessa facilità delle azioni ordinarie. a la loro proliferazione ha costretto la maggior parte delle grandi piattaforme di intermediazione e trading a offrire soltanto un sottoinsieme degli oltre 14.000 ETF attualmente esistenti.

I rialzi

Non è noto se il broker di Hegseth abbia in seguito individuato un fondo alternativo incentrato sul settore della difesa per l’investimento. Il fondo IDEF, quotato al Nasdaq, ha registrato un rialzo del 28% nell’ultimo anno: tuttavia, non ha beneficiato del conflitto in Medio Oriente, subendo al contrario un calo di quasi il 13% nell’ultimo mese. Il fatto che il broker di Hegseth fosse pronto a effettuare una simile operazione, proprio mentre il Dipartimento guidato dallo stesso Segretario alla Difesa si apprestava a lanciare una campagna militare su vasta scala, rischia di suscitare nuove critiche.

580 milioni di dollari

La notizia fa il paio con quella dei 580 milioni di dollari in scommesse sul mercato del petrolio arrivati 15 minuti prima del post di Trump su Truth dei colloqui in corso con l’Iran per la fine della guerra. Un annuncio che fece crollare i prezzi del greggio, anche grazie al rinvio dell’attacco minacciato dagli Usa alle infrastrutture energetiche di Teheran.

Una ricostruzione del Financial Times, in base ai dati di Bloomberg, ha tracciato uno scenario di guadagni sospetti dei trader dopo che tra le 6:49 e le 6:50 locali (11:49 e 11:50 in Italia) sono passati di mano un numero di 6.200 contratti future su Brent e West Texas Intermediate. Con scambi verificatisi prima del post di Trump delle 7:04, nel quale il tycoon ha messo nero su bianco che vi erano state «conversazioni produttive» con Teheran per porre fine alla guerra.

Nello stesso frangente – esattamente 27 secondi prima delle 6:50 – sono aumentati i volumi di scambio su Brent e il Wti. I future legati all’indice azionario S&P 500 hanno registrato un rialzo dei prezzi pochi istanti dopo gli scambi sul petrolio. Anche i relativi volumi sono aumentati nel corso di quella stessa fascia oraria.