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Il precedente di Sigonella, cosa accadde la notte del 1985 quando Craxi sfidò gli Stati Uniti di Reagan

31 Marzo 2026 - 11:28 Alba Romano
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Il sequestro della nave Achille Lauro innescò uno scontro tra Usa e Italia. Reagan chiedeva la consegna del commando, ma Craxi rivendicò la competenza italiana: ecco il racconto

Un «no» del governo italiano agli Stati Uniti riporta alla memoria uno dei passaggi più delicati nelle relazioni tra Roma e Washington. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha negato venerdì l’uso della base di Sigonella agli aerei americani impegnati nelle missioni in Iran. Una scelta che richiama inevitabilmente l’episodio del 1985, quando Bettino Craxi si oppose alle richieste di Ronald Reagan, che pretendeva la consegna di un commando terrorista in fuga su un aereo fatto atterrare dai jet Usa nella base militare siciliana. A oltre quarant’anni di distanza, il paragone torna d’attualità. Ma cosa accadde a Sigonella in quell’anno?

Il precedente di Sigonella

Tutto ebbe inizio con il dirottamento della nave da crociera Achille Lauro, nella notte tra il 7 e l’8 ottobre 1985, mentre navigava tra Egitto e Israele. Un commando palestinese, legale al Fronte di Liberazione della Palestina, prese il controllo dell’imbarcazione dopo una sparatoria a bordo, con l’obiettivo iniziale di raggiungere il porto di Ashdod e non il sequestro della nave. Lanciato l’Sos, si aprì una complessa trattativa tra i sequestratori e il governo italiano. La prima richiesta è quella della liberazione di 50 detenuti per atti di terrorismo, mentre nella mediazione furono coinvolti anche il leader dell’Olp Yasser Arafat e l’allora presidente siriano Hafez al-Assad. Da Washington, il presidente Reagan si oppose a qualsiasi trattativa. Alla fine la mediazione fu affidata ad Abu Abbas, capo del Fronte di Liberazione palestinese. Dopo ore di trattative e la minaccia statunitense di un intervento armato, si arrivò a un accordo. I dirottatori avrebbero liberato nave e ostaggi in cambio di un salvacondotto. Condizione fondamentale era che non ci fossero vittime, circostanza garantita dal comandante della Achille Lauro, Giuseppe De Rosa. La nave fece quindi rotta verso Porto Said in Egitto, e la crisi sembrò risolversi.

L’uccisione del passeggero Usa e il braccio di ferro 

Solo successivamente si scoprì, però, che un passeggero statunitense di origine ebraica, Leon Klinghoffer, era stato ucciso dai sequestratori. Intanto, un aereo della EgyptAir con a bordo i quattro e Abu Abbas – rivelatosi la mente dell’operazione – era decollato dal Cairo diretto a Tunisi, allora sede dell’Olp. A quel punto, gli Usa, sentendosi traditi, reagirono immediatamente. Su ordine di Reagan, caccia decollati dalla portaerei USS Saratoga intercettarono il velivolo nei cieli di Malta. Dopo il rifiuto di diversi aeroporti, l’aereo fu costretto a dirigersi verso la base di Sigonella. Solo all’ultimo istante, e ad azione ancora in corso, le autorità Usa avvertono il presidente italiano Bettino Craxi.

L’immagine storica

Nella notte tra il 10 e l’11 ottobre si consumò così uno dei momenti più critici nei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Il velivolo venne fatto parcheggiare su un’area di competenza italiana e circondato da militari italiani, tra carabinieri e avieri, ma anche le forze americane ricevettero l’ordine di intervenire per catturare Abu Abbas, dando vita a un pericoloso stallo armato, immortalato dall’immagine dei due cordoni contrapposti attorno all’aereo. Craxi e Reagan si parlarono direttamente. Il presidente americano pretendeva la consegna dei terroristi, mentre il governo italiano rivendicava la propria giurisdizione. La magistratura di Siracusa ordinò l’arresto del commando.

Nella notte del 12 ottobre, l’aereo lasciò Sigonella diretto all’aeroporto di Ciampino, scortato ancora da caccia americani. Qui i responsabili del dirottamento furono arrestati dalle autorità italiane, mentre Abu Abbas viene trasferito su un altro aereo diretto a Belgrado e riesce a mettersi in salvo.  La “notte di Sigonella” diventa così un simbolo. Non solo di una crisi militare evitata per un soffio, ma anche di un momento in cui l’Italia si trova a sfidare apertamente l’alleato più potente.

Foto copertina: ANSA/ORIETTA SCARDINO | Gli aerei militari statunitense nella base militare di Sigonella, in provincia di Catania, 7 marzo 2026

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