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Bloccati i lavori della sala da ballo di Trump, il giudice: «Il presidente è il custode della Casa Bianca, non il proprietario». L’ira del tycoon

01 Aprile 2026 - 14:39 Anna Clarissa Mendi
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Nell’ordinanza, articolata in 35 pagine, il giudice Richard Leon, ha chiarito che Trump non dispone «dell’autorità per i lavori di costruzione della Ballroom»

«Il presidente è il custode della Casa Bianca, non il proprietario». Con questa motivazione, un giudice federale ha disposto lo stop ai lavori per la Ballroom, il progetto ambizioso promosso da Donald Trump, stabilendo che potrà procedere solo previa approvazione del Congresso. Nell’ordinanza, articolata in 35 pagine, il giudice Richard Leon, nominato da George W. Bush, ha chiarito che il presidente non dispone «dell’autorità per agire in via autonoma e per sostituire intere sezioni della Casa Bianca». La decisione accoglie il ricorso presentato dal National Trust for Historic Preservation, ente senza scopo di lucro istituito dal Congresso nel 1949, che a dicembre aveva contestato la legittimità dell’intervento promosso dall’amministrazione Trump. 

L’ira del presidente Usa 

L’amministrazione Trump, scrive Politico, ha immediatamente presentato ricorso contro la sentenza, che entrerà in vigore tra 14 giorni. E la reazione furiosa di Trump non si è fatta attendere. Pochi minuti dopo la decisione del giudice in un lungo post su Truth ha accusato il National Trust di essere «un gruppo di estremisti di sinistra composto da folli». «Mi fa causa per un salone delle feste che rientra nel budget, è in anticipo sulla tabella di marcia, viene costruita a costo zero per i contribuenti e sarà l’edificio più raffinato del suo genere in tutto il mondo», ha attaccato il leader Usa ricordando di essere stato criticato anche per i lavori di ristrutturazione del Kennedy Center, oggi ribattezzato “Trump-Kennedy”, mentre non una parola è stata pronunciata contro «la Federal Reserve per un edificio che è stato devastato e distrutto, sia all’interno che all’esterno». Il palazzo della Banca Centrale americana è un pallino del tycoon che ne ha approfittato, anche in questa occasione, per attaccarne il presidente, Jerom Powell.

Cosa prevedeva il piano? 

Il piano, che prevedeva la realizzazione di un sontuoso salone delle feste da 999 posti del valore stimato di 400 milioni di dollari, era stato fortemente sostenuto da Trump, che negli ultimi mesi ne aveva esaltato la grandiosità attraverso rendering e dichiarazioni pubbliche, presentandolo come un’opera iconica destinata a lasciare il segno. Tuttavia, già lo scorso dicembre, la National Trust for Historic Preservation aveva intentato una causa contro l’amministrazione, sostenendo l’illegalità dell’intervento e chiedendone la sospensione in attesa di una revisione pubblica. Nel tentativo di superare le contestazioni, la Casa Bianca aveva sottoposto il progetto alla Commission of Fine Arts, che aveva espresso parere favorevole il 19 febbraio. Anche la National Capital Planning Commission avrebbe dovuto esprimersi a breve, ma la decisione del tribunale rischia ora di rendere irrilevanti eventuali approvazioni amministrative. La vicenda apre ora un nuovo fronte legale e politico, mettendo in discussione i limiti dei poteri presidenziali nella gestione del patrimonio pubblico e il delicato equilibrio tra ambizioni personali e tutela delle istituzioni storiche.

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