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Pace fatta con gli industriali, Urso riaccende Transizione 5.0 (con 14 miliardi complessivi) e allontana il rimpasto

01 Aprile 2026 - 18:03 Luca Graziani
adolfo urso
adolfo urso
Le voci di un trasferimento al Turismo, poi il tavolo chiarificatore al Mimit e il question time alla Camera. L’«apprezzamento» di Confindustria

Tra imprese e ministero torna il sereno. Dopo settimane di tensioni – un clima pesante, raccontano da via Veneto – il tavolo su Transizione 5.0 convocato al Mimit questa mattina segna una tregua con il mondo produttivo. Il ministro annuncia subito alle agenzie di aver riportato la dotazione a 1,5 miliardi di euro, con il ripristino degli 1,3 miliardi previsti dalla manovra e l’aggiunta di ulteriori 200 milioni. Archiviato il caso apertosi con la riduzione dei fondi a 537 milioni prevista dal decreto approvato in Cdm venerdì scorso. Un inciampo che in questi giorni si era intrecciato con le voci di un possibile trasloco di Urso al ministero del Turismo, lasciato libero dalla dimissionaria Santanchè. Voci che il ministro ora prova a lasciarsi alle spalle.

I 4 miliardi

A sancire la ricucitura con le imprese arriva a stretto giro l’“apprezzamento” del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che nei giorni scorsi non aveva lesinato critiche al titolare del Mimit. «Apprezzamento per il governo e devo dire anche per il ministro», spiega a margine del vertice. Pace fatta, dunque, con 1,5 miliardi complessivi «gli imprenditori che si fidano delle istituzioni continueranno a fidarsi».

Ma la giornata del ministro non finisce al Mimit. Urso rivendica di aver fatto «il massimo sforzo possibile in queste ore» anche al question time alla Camera. Basso profilo, nessuna dichiarazione ai giornalisti. Entra in Aula e promette che «gli impegni saranno mantenuti». Il messaggio è diretto soprattutto alle aziende che hanno già presentato domanda per accedere agli incentivi: nessuno resterà escluso. Non solo. Dal confronto con le opposizioni, che lo incalzano con una raffica di interrogazioni sul tema, emerge un quadro di risorse complessive – secondo il ministro – di oltre 14 miliardi, cifra che sarebbe in grado di coprire tutte le richieste presentate dalle imprese e che comprenderebbe l’intera durata della misura, tra finanziamenti diretti e indiretti.

Il nodo coperture

Le opposizioni però non mollano sul tira e molla sulle coperture. «Le imprese hanno bisogno di certezze, non del gioco del bicchiere», attacca Davide Faraone di Italia Viva, il più combattivo (e creativo) che utilizza parte del suo tempo per dedicare un minuto di silenzio «a tutte quelle aziende che hanno chiuso». Poi contesta i numeri del governo: «Sono stati tagliati 15 miliardi». Urso rilancia e parla di «campagna di denigrazione e fake news» sulla misura. «Transizione 5.0, pur duramente criticata, ha avuto un successo straordinario, coinvolgendo quasi 20mila imprese». E guarda avanti, indicando una prospettiva di investimenti da 10 miliardi nei prossimi tre anni.

Un cambio di clima per il ministro, dopo giorni di indiscrezioni sull’insoddisfazione della premier. Sullo sfondo anche i ragionamenti nella maggioranza su un eventuale ingresso di Luca Zaia nel governo, ipotesi però subito raffreddata dalla Lega, già alle prese con il Mef guidato da Giancarlo Giorgetti. Via Bellerio non vuole nuove “grane” in campo economico in una fase in cui le risorse restano limitate.

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