Madre e figlia morte avvelenate, padre e sorella sotto interrogatorio. I dubbi su com’è finita la ricina nei piatti e i sospetti sulle prove «inquinate»

Sono entrati da un ingresso secondario della questura di Campobasso Gianni Di Vita e la figlia Alice, entrambi interrogati questa mattina. I due vengono ascoltati dalla Squadra Mobile nell’ambito delle indagini sulla morte della quindicenne Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi, morte tra la fine di dicembre e i giorni successivi al Natale scorso nella loro casa di Pietracatella. Nelle scorse settimane, gli investigatori avevano già raccolto le testimonianze di una ventina di persone tra parenti e conoscenti della famiglia.
La corsa contro il tempo della procuratrice
A preoccupare la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, spiega Repubblica, è soprattutto il rischio che le indagini vengano compromesse. «Se in questa storia c’è un assassino che ha avvelenato Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara alla vigilia di Natale, abbia il tempo di inquinare le prove e farla franca», ha dichiarato, aggiungendo che la diffusione prematura di indiscrezioni non ancora confermate «sta mettendo a rischio le indagini».
In attesa dei risultati definitivi degli esami tossicologici, ancora in fase di completamento al centro antiveleni Maugeri di Pavia, gli inquirenti hanno accelerato il calendario degli interrogatori. Sarà fondamentale stabilire se nel sangue di Gianni Di Vita sia mai stata rilevata una traccia di ricina e se la presenza del veleno, oltre che nel sangue, sia confermata anche in un capello di Antonella.
I dubbi su quando è stata somministrata la ricina
Secondo fonti riportate dal Corriere della Sera, i consulenti tecnici avrebbero escluso un rilascio lento della tossina: madre e figlia avrebbero assunto il veleno in modo rapido e in dosi massicce, con un effetto fulminante. Questo elemento, se confermato, cambierebbe radicalmente la ricostruzione dei fatti. Sotto esame ci sono i pasti consumati tra la sera del 23 e il 24 dicembre, tra la casa di famiglia e quella dei nonni. In particolare, alcuni piatti a base di funghi avevano inizialmente orientato le indagini verso un’intossicazione accidentale.
Cosa successe a tavola tra il 23 e il 24 dicembre
Gli investigatori stanno passando al setaccio ogni alimento presente in casa, compresi regali gastronomici, cestini, barattoli di marmellata e confetture ricevuti dalla famiglia. L’ipotesi è che qualcuno possa aver contaminato uno di questi prodotti, sapendo che sarebbe finito in tavola durante la Vigilia. Sara fu la prima a morire, due giorni dopo essersi presentata al pronto soccorso di Campobasso, mentre Antonella si spense 24 ore dopo.
Gianni Di Vita, ricoverato in via precauzionale allo Spallanzani di Roma, non è mai stato in pericolo di vita. La figlia Alice, assente alla cena del 23, era uscita a mangiare una pizza con gli amici, scampando alla tragedia per puro caso. Nei prossimi giorni la Squadra Mobile tornerà nella casa, ancora sotto sequestro, alla ricerca di tracce del veleno in stoviglie e contenitori.
