La prima petroliera non iraniana attraversa lo Stretto di Hormuz. Israele apre ai colloqui con Beirut. Khamenei: «Non cerchiamo guerra ma non rinunceremo a nostri diritti» – La diretta

Nessuna petroliera o nave per il trasporto di gas ha attraversato lo Stretto di Hormuz da quando è scattato il cessate il fuoco. Lo riporta il New York Times citando i dati di Kpler, società di tracciamento di navi globale. Solo quattro navi adibite al trasporto di carichi secchi sono riuscite ad attraversarlo. L’agenzia di stampa iraniana Fars aveva riferito che la Repubblica Islamica aveva sospeso il transito nello stretto in segno di protesta contro gli attacchi israeliani in Libano.
Ma nella notte un comunicato dell’Autorità portuale iraniana ha fatto sapere che «al fine di proteggersi da possibili collisioni con mine, in coordinamento con la Marina delle Guardie Rivoluzionarie (…), fino a nuovo avviso, (le navi) devono seguire rotte alternative per il traffico nello Stretto di Hormuz», citando una dichiarazione militare accompagnata da una mappa marittima che mostra le rotte a sud e a nord dell’isola di Larak.
Nella notte i dati di tracciamento marittimo hanno mostrato che la petroliera Aurora, in rotta verso l’uscita dello Stretto, ha improvvisamente cambiato direzione vicino alla costa di Musandam (in Oman) ed eseguito una virata di 180 gradi tornando nel Golfo Persico. La riapertura dello Stretto di Hormuz era uno dei punti della tregua tra Usa, Israele e Iran. La Grecia intanto ha protestato per il pedaggio che Teheran condividerà con l’Oman.
Esplosioni a Dubai e droni in Kuwait
L’agenzia di stampa Sabrin, legata alle milizie filo-iraniane in Iraq, ha segnalato esplosioni a Dubai e attacchi di droni contro obiettivi americani negli Emirati Arabi Uniti. Mentre il Kuwait fa sapere che sta subendo un attacco similare. «Le difese aeree delle Forze Armate stanno attualmente affrontando attacchi ostili da parte di droni che hanno violato lo spazio aereo del Paese, avendo preso di mira diverse installazioni vitali», afferma il portavoce ufficiale del Ministero della Difesa, colonnello Saud Abdulaziz Al-Otaibi, in una nota su X.
Trump ottimista sull'accordo: leader ragionevoli
Il presidente americano Donald Trump si è detto molto ottimista sul raggiungimento di un accordo con l’Iran. Intervistato dalla Nbc News, sostiene che gli iraniani «parlano in modo molto diverso quando sono a un incontro rispetto a quando parlano con la stampa. Sono molto più ragionevoli». Quindi, ha aggiunto, «accettano tutto ciò che devono accettare. Ricordate, sono stati conquistati. Non hanno un esercito». Se accordo non sarà per loro «sarà molto doloroso».
Khamenei: «Finora abbiamo vinto»
L’ayatollah Mojtaba Khamenei ha rivendicato la vittoria dell’Iran nella guerra contro Israele e Stati Uniti. «Oggi e fino a questo punto dell’epica Terza Difesa Sacra, si può dire con audacia che voi, nazione eroica dell’Iran, siete stati i vincitori indiscussi di questo campo», ha scritto in un messaggio per il 40esimo giorno dall’uccisione del padre, Alì Khamenei. «Non abbiamo cercato e non cerchiamo una guerra, ma in nessun modo rinunceremo ai nostri diritti legittimi», sottolinea. «Consideriamo tutto il fronte della resistenza in modo unitario», ha aggiunto riferendosi al Libano.
La prima petroliera non iraniana attraversa lo Stretto
La prima petroliera non iraniana ha attraversato lo Stretto di Hormuz giovedì, dopo l’annuncio del fragile cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti. Lo rileva MarineTraffic. Si tratta della Msg, una petroliera battente bandiera gaboniana, che ha attraversato lo stretto oggi con a bordo circa 7.000 tonnellate di olio combustibile emiratino ed è diretta ad Aegis Pipavav, in India. Solo altre due petroliere, entrambe battenti bandiera iraniana, e sei navi portarinfuse hanno attraversato lo stretto da ieri, secondo Kpler, proprietaria di MarineTraffic.
Negoziati a Washington tra Israele e Libano
I negoziati sul Libano dovrebbero iniziare la prossima settimana al Dipartimento di Stato a Washington con la partecipazione dell’ambasciatore israeliano, Yechiel Leiter, e dell’ambasciatrice libanese negli Stati Uniti, Nada Moawad. Lo rivela Ynetnews, citando una fonte vicina alla vicenda. L’ex ministro Ron Dermer potrebbe unirsi in seguito, ma nella prima fase sarà Leiter a coordinare i negoziati.
Rutte: «Se Nato potrà aiutare in Stretto di Hormuz sarà presente»
Se la Nato potrà svolgere un ruolo in una possibile missione nello Stretto di Hormuz, l’Alleanza «sarà presente». Lo ha detto Mark Rutte, parlando al Ronald Reagn Institute di Washington. «Se la Nato può aiutare, allora, ovviamente, la Nato sarà presente. Non c’è alcun motivo per non rendersi utili. Ovviamente lo faremo», ha detto il segretario generale della Nato, aggiungendo che che si dovrà procedere «passo dopo passo».
Netanyahu apre ai colloqui con il Libano
«Alla luce dei ripetuti appelli del Libano ad avviare negoziati diretti con Israele, ieri durante la riunione del Consiglio dei Ministri ho dato la direttiva di avviare al più presto negoziati diretti con il Libano. I negoziati si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano. Israele apprezza l’appello odierno del Primo Ministro libanese sul disarmo di Beirut». Lo comunica il premier israeliano Benjamin Netanyahu in una nota.
Nbc: «Trump ha chiesto a Netanyahu di ridurre attacchi in Libano»
Donald Trump ha chiesto al premier israeliano Benjamin Netanyahu di ridurre l’intensità degli attacchi israeliani in Libano al fine di contribuire a garantire il successo dei negoziati con l’Iran. Lo riferisce Nbc citando un funzionario dell’amministrazione Trump. Israele ha accettato di “essere un partner collaborativo”, ha messo in evidenza.
Merz: «Non vogliamo la divisione della Nato»
Durante un intervento con la stampa non previsto a Berlino, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affrontato la questione delle relazioni con gli Stati Uniti, definendo l’attuale crisi nel Golfo «uno stress test». Ribadendo la centralità dell’Alleanza Atlantica, Merz ha esortato a «mantenere il sangue freddo» e ha chiarito la sua posizione: «Noi non vogliamo, io non voglio alcuna divisione della Nato. Al momento la Nato non si può sostituire con nulla e ho tutto l’interesse a che questa sia mantenuta». Il cancelliere ha inoltre riferito di aver discusso del futuro dell’Alleanza con Donald Trump, puntando a trovare un’intesa prima del prossimo vertice. In merito al dossier mediorientale, ha assicurato a Trump che, a pace raggiunta, la Germania contribuirà alla stabilità nello stretto di Hormuz, a patto che vengano rispettate due condizioni imprescindibili: «un mandato internazionale, meglio se del Consiglio di sicurezza dell’Onu, e l’approvazione del Bundestag».
Nel corso del suo intervento, Merz ha espresso anche profonda apprensione per l’escalation del conflitto, puntando l’attenzione sui recenti attacchi in territorio libanese. «Abbiamo una grande preoccupazione per la situazione in Libano», ha dichiarato il cancelliere, avvertendo che «gli sviluppi potrebbero far fallire la tregua e questo non deve accadere». Per scongiurare il crollo del cessate il fuoco e arginare la crisi, ha infine sottolineato che la Germania sta attualmente esercitando una forte pressione su Israele.
Il parroco di Gaza: «Dall'inizio della guerra morti 60 cristiani»
«Sessanta cristiani sono morti a Gaza dall’inizio della guerra: il 6% dell’intera comunità locale». È questo il tragico bilancio tracciato da padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia – l’unica chiesa cattolica della Striscia –, in un’intervista telefonica al settimanale «Credere» del Gruppo editoriale San Paolo. Il sacerdote di origine argentina ha spiegato che metà delle vittime ha perso la vita a causa della drammatica mancanza di cure mediche e di terapie salvavita, in un territorio privato dell’elettricità da oltre due anni. Le altre morti sono state causate dal conflitto armato: «Tra le vittime, 23 persone sono state uccise da bombardamenti e cecchini, tra loro anche Ilham, insegnante di musica della nostra scuola, aveva 80 anni ed è stata colpita alle gambe mentre provava a rientrare a casa sua. Prima di morire è rimasta in agonia diverse ore nel fango. Non si poteva soccorrerla perché sparavano».
Oggi la parrocchia, guidata da padre Romanelli dal 2019, conta appena novanta fedeli ma è diventata un rifugio vitale, arrivando ad accogliere fino a 500 sfollati e condividendo risorse essenziali garantite da pannelli solari e generatori. Il parroco continua la sua missione nonostante le gravi prove personali affrontate nel 2020: «Sono stato operato di cancro al colon, al terzo stadio: mi sono curato per mesi con chemioterapie. Ora la malattia sembra superata. In questi mesi ho potuto effettuare pochi controlli ma gli esami fatti sono confortanti». Descrivendo la situazione attuale, precisa che «dopo il cessate il fuoco dello scorso ottobre, non ci sono più bombardamenti a tappeto», tuttavia aggiunge che «sono diminuiti, ma restano raid mirati, droni e un clima di costante insicurezza», in un contesto dove «gli aiuti umanitari restano insufficienti e la ricostruzione non è ancora iniziata». A sostenerlo in questi anni oscuri è stata l’incredibile vicinanza di papa Francesco, di cui si avvicina il primo anniversario della morte. Ricordando le telefonate quotidiane del Pontefice, il parroco confida: «Una consolazione immensa, credo che mai nella storia della Chiesa sia avvenuto qualcosa di simile. Ci ha fatto la sua ultima chiamata due giorni prima di morire».
«Da Hormuz 15 navi al giorno, come da accordi»
L’Iran consentirà il passaggio di non più di 15 navi al giorno attraverso lo stretto di Hormuz in base all’accordo di cessate il fuoco: lo sostiene una fonte iraniana di alto livello alla Tass
Al Jazeera: «Libano chiede colloqui diretti con Israele»
Secondo i corrispondenti di Al Jazeera in Libano, il governo di Beirut avrebbe richiesto colloqui diretti con Israele all’indomani dei raid che hanno provocato almeno 200 morti e più di 1.000 feriti.
Kallas negli Emirati: «Tregua resta fragile, riaprire Hormuz priorità»
Nyt: «Con l'Iran colpo alla credibilità americana, per gli Usa "momento Suez"»
Il presidente del parlamento iraniano: «Basta attacchi al Libano o risposta sarà forte»
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, che sarà a Islamabad per i negoziati con gli Usa, avverte che “le violazioni del cessate il fuoco porteranno a costi e a forti risposte” e invita a “smettere immediatamente” con gli attacchi al Libano. «Il Libano e l’intero Asse della Resistenza, in quanto alleati dell’Iran, costituiscono parte integrante del cessate il fuoco», afferma, citando il premier pakistano Sharif che ha chiarito che lo stop agli attacchi al Libano fa parte degli accordi.
Capo nucleare iraniano: «Nessuno ci fermerà sull'arricchimento dell'uranio»
Netanyahu: «Continueremo a colpire Hezbollah ovunque serva»
Teheran: «Hormuz riaprirà quando gli Usa cesseranno l'aggressione»
La Spagna riapre l'ambasciata a Teheran
La Spagna riaprirà la sua ambasciata a Teheran. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri José Manuel Albares, presentando la decisione come parte degli sforzi per contribuire al raggiungimento della pace nella guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Albares ha dichiarato di aver incaricato l’ambasciatore spagnolo di tornare a Teheran, riprendere il suo incarico e riaprire l’ambasciata, affinché la Spagna possa partecipare al processo di pace «da ogni possibile parte, compresa la capitale iraniana stessa».
Iran: il Libano rientra negli accordi per la tregua
Gli attacchi israeliani contro il Libano di ierihanno rappresentato una “grave violazione” del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh in un’intervista alla BBC. «Non si può chiedere un cessate il fuoco e poi accettarne i termini e le condizioni, accettare tutte le aree a cui si applica il cessate il fuoco, nominando specificamente il Libano, e poi lasciare che il proprio alleato dia inizio a un massacro», ha detto, definendo gli attacchi israeliani una «sorta di genocidio».
Trump: le forze Usa resteranno in zona fino all'accordo
«Tutte le navi, gli aerei e il personale militare statunitense, con munizioni, armamenti e qualsiasi altra cosa appropriata e necessaria per la persecuzione e la distruzione letale di un nemico già sostanzialmente indebolito, rimarranno schierate vicino all’Iran e nelle aree circostanti fino a quando un vero accordo non sarà raggiunto non sarà pienamente rispettato». Lo ha scritto il presidente americano Trump in un post sul suo social Truth. «Se per qualsiasi motivo ciò non dovesse accadere, cosa altamente improbabile, allora inizieranno gli scontri a fuoco, più grandi e più intensi di quanto si sia mai visto prima», ha aggiunto.
Hezbollah: razzi su kibbutz per la violazione della tregua
Il gruppo libanese Hezbollah ha dichiarato giovedì di aver lanciato razzi contro Israele in risposta alla violazione della tregua tra Stati Uniti e Iran, riporta Afp. La dichiarazione è giunta un giorno dopo che Hezbollah aveva affermato di avere il “diritto” di rispondere a una serie di attacchi israeliani che hanno colpito il Libano. «In risposta alla violazione dell’accordo di cessate il fuoco da parte del nemico», Hezbollah ha preso di mira il kibbutz israeliano di Manara, vicino al confine con il Libano, «con un lancio di razzi» nelle prime ore di giovedì, si legge in un comunicato di Hezbollah.
L'Onu condanna Israele per gli attacchi in Libano
Gli attacchi israeliani contro il Libano rappresentano un grave pericolo per il cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, ha avvertito il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. «La prosecuzione dell’attività militare in Libano rappresenta un grave pericolo per il cessate il fuoco e per gli sforzi volti a una pace duratura e globale nella regione», ha affermato il portavoce in una dichiarazione, ribadendo l’appello per la cessazione immediata delle ostilità. Gli attacchi israeliani contro il Libano di mercoledì hanno causato la morte di 182 persone.
Iran, Araghchi sente l'Arabia Saudita
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo saudita, il principe Faisal bin Farhan. Lo ha riferito il ministero degli Esteri di Teheran, citato dalla Cnn. I ministri «hanno discusso delle relazioni bilaterali e degli sviluppi regionali». Iran e Arabia Saudita hanno ripristinato le relazioni diplomatiche nel 2023 dopo un congelamento durato sette anni a seguito dell’esecuzione da parte di Riad dell’eminente religioso sciita Sheikh Nimr al-Nimr.
Prezzo del petrolio in rialzo
L’euforia suscitata dalla tregua tra Stati Uniti e Iran sembra essersi già affievolita sulle Borse asiatiche. Il petrolio è in leggero rialzo dopo il crollo del giorno precedente: verso le 2.15 ora italiana, il WTI Usa è salito del 2,80% a 97,05 dollari mentre il Brent è cresciuto del 2,59% a 97,20 dollari. Dopo l’impennata di ieri, di pari passo con il crollo dei prezzi del petrolio, i mercati azionari asiatici mostrano ora incertezza: alle 2.15 l’indice Nikkei della borsa di Tokyo segnava 0,05% a 56.342 punti. A Seul, l’indice di riferimento Kospi cedeva lo 0,33% a 5.852 punti.
Usa, l'ex dipendente arrestata per aver fornito informazioni ai media
Una ex dipendente delle forze armate americane è stata arrestata per aver fornito informazioni riservate a un media. Lo ha annunciato il capo dell’Fbi Kah Patel. La donna è stata identificata in Courtney Williams, accusata di aver diffuso informazioni riservate «a un media mettendo il paese, i combattenti e gli alleati a rischio». L’incriminazione segue le minacce di Donald Trump ai giornalisti che hanno pubblicato dettagli sull’operazione militare che ha portato al salvataggio dei due piloti americani in Iran.
Razzi di Hezbollah contro Israele
Il gruppo sciita libanese filo-iraniano Hezbollah ha annunciato di aver lanciato razzi contro il Nord di Israele, accusando Tel Aviv di aver violato l’accordo di cessate il fuoco raggiunto tra Iran e Stati Uniti. I media israeliani hanno confermato che dopo nove ore di pausa sono tornate a suonare le sirene di allarme.
Lo stretto è chiuso
Lo Stretto di Hormuz è stato completamente chiuso, costringendo le petroliere a fare inversione. Lo riferisce l’emittente iraniana Press Tv, secondo cui i dati di tracciamento marittimo mostrano che la petroliera Auroura (rpt, Auroura), in rotta verso l’uscita dello Stretto, ha improvvisamente cambiato direzione vicino alla costa di Musandam (in Oman) ed eseguito una virata di 180 gradi tornando nel Golfo Persico.
Secondo quanto riferito dall’emittente iraniana PressTV, citata dal Times of Israel, lo Stretto di Hormuz è stato nuovamente chiuso, dopo che una petroliera sembra essere stata respinta mentre si avvicinava al punto di passaggio. Secondo l’emittente, la petroliera AURORA ha effettuato un’improvvisa virata di 180 gradi mentre si avvicinava all’uscita dello stretto ed è tornata nel Golfo Persico. La notizia è stata confermata dal sito web MarineTraffic. L’Iran annuncia due rotte marittime alternative, per le navi che intendono attraversare lo Stretto di Hormuz, per la possibile presenza di mine, secondo quanto riporta Afp che cita media iraniani.
