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Madre e figlia avvelenate, il padre cambia avvocato: lo sfogo dopo l’interrogatorio, la «vacanza in montagna» e il nuovo legale vecchio amico nel Pd

10 Aprile 2026 - 12:18 Giovanni Ruggiero
Madre e figlia avvelenate
Madre e figlia avvelenate
Il commercialista ed ex sindaco di Pietracatella è rimasto senza assistenza legale «come parte offesa», dopo la rinuncia dell'80enne Arturo Messere, che intanto aveva preso qualche giorno di relax mentre il suo cliente veniva ascoltato in questura per ora

Si è dovuto trovare un nuovo avvocato Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte per sospetto avvelenamento da ricina dopo una cena natalizia a casa loro a Pietracatella, in provincia di Campobasso. L’avvocato Arturo Messere, 80 anni, ha rinunciato oggi 10 aprile al mandato e non assisterà più l’ex sindaco del paesino molisano che finora era seguito dal legale «come parte offesa». Messere si sarebbe limitato a pochissime parole per spiegare la sua decisione, senza aggiungere particolari commenti ma lasciando intendere che qualcosa tra lui e il suo cliente si sarebbe rotto: «Motivi contingenti, altro non posso dire».

Chi è il nuovo avvocato dell’ex sindaco Pd

Di Vita, già sindaco Pd di Pietracatella dal 2006 al 2014, si prepara a chiamare un vecchio compagno di partito per essere assistito nel corso delle indagini sulla morte di sua moglie e sua figlia. Si tratta dell’avvocato Vittorino Facciolla, oggi consigliere regionale del Partito democratico. Per i dem, Facciolla in passato è stato anche segretario regionale del Molise. Un dirigente del partito quindi, come lo è stato Di Vita, che negli anni scorsi è stato anche tesoriere del Pd molisano.

La chiamata all’ex avvocato dopo l’interrogatorio

Certo un peso sulla rottura tra avvocato e assistito potrebbe averlo avuto il fatto che l’avvocato in questi giorni ha deciso di prendersi una «vacanza in montagna», mentre tanto l’attenzione degli inquirenti quanto quella mediatica aumentano di ora in ora sul caso. Dopo che Di Vita veniva ascoltato per almeno sei ore in questura a Campobasso sulla morte di sua moglie Antonella Di Ielsi e la figlia 15enne Sara Di Vita, ormai a tarda sera, il commercialista avrebbe chiamato il suo avvocato per ribadire: «Ho la coscienza a posto, caro avvocato. Ho risposto a tutte le domande», gli ha detto. E ancora: «Sì, ho la coscienza a posto anche se su di me fanno illazioni, sciacallaggi». La voce, secondo il Corriere, era quella di un uomo che continua a definirsi «addolorato per quel che è successo alla mia famiglia: ho perso mia moglie Antonella e mia figlia Sara». Messere, dal canto suo, aveva descritto l’assistito come «sereno», pur «distrutto per quei due lutti devastanti».

L’indagine della procura di Larino

La procuratrice di Larino Elvira Antonelli indaga per duplice omicidio premeditato contro ignoti. Il fascicolo è stato aperto dopo che il Centro antiveleni di Pavia, interpellato per accertamenti medico-scientifici, aveva lanciato un primo alert: «Attenzione, non si esclude la presenza della ricina», una sostanza letale estratta con un complesso procedimento chimico, capace di uccidere con pochi milligrammi. Sara, 15 anni, e sua madre Antonella, 50, erano morte rispettivamente il 27 e il 28 dicembre scorsi. Gli investigatori della Squadra Mobile, diretti da Marco Graziano, vogliono ricostruire come il veleno sia finito nei piatti consumati dalla famiglia tra il 23 e il 24 dicembre, le due date al centro delle verifiche, dato che i primi sintomi erano comparsi la mattina del 25. Analisi sugli alimenti, però, risultano impossibili: i rifiuti domestici erano già stati raccolti dai netturbini nei giorni successivi, quando nessuno, medici compresi, ipotizzava ancora un avvelenamento.

Gli interrogatori: Di Vita non ricorda la cena del 23 dicembre

Sentito come persona informata sui fatti, insieme alla figlia primogenita Alice, l’ex sindaco, commercialista molto noto in zona, nel cui studio lavorava anche la moglie, ha ribadito davanti agli inquirenti quanto già dichiarato subito dopo le due morti. A pranzo, il 23 dicembre, era stata mangiata «pasta al sugo di pomodoro». Sulla cena, però, alla quale Alice non aveva partecipato perché uscita con amici, Di Vita ha ripetuto di «non ricordare». Il giorno successivo la famiglia era stata ospite prima dal padre di Antonella, poi dai parenti di Gianni, e fu proprio Antonella a preparare qualcosa da portare in tavola.

La relazione del Centro Antiveleni

Gli interrogatori proseguono senza sosta: solo ieri gli agenti hanno ascoltato altre cinque o sei persone, portando il totale dei verbalizzati a una trentina, tra cui, a sorpresa, anche una cugina dell’ex sindaco convocata mercoledì sera. Una svolta potrebbe arrivare dalla relazione del Centro Antiveleni di Pavia, attesa in allegato agli esiti delle due autopsie. Gli specialisti parlano di «infiniti controlli» su una sostanza che, precisano, «non si analizza tutti i giorni».

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