Il prof di storia e filosofia non vuole andare in pensione, il giudice gli dà ragione: «La mia missione è insegnare»

Il Tribunale di Brescia ha annullato il pensionamento “forzato” del professor Franco Manni, docente di Storia e Filosofia al liceo scientifico Leonardo. Il giudice del lavoro ha ordinato all’amministrazione scolastica di riesaminare la situazione con un’istruttoria adeguata, annullando di fatto il decreto che disponeva il collocamento a riposo dal 1° settembre 2026. Con questa decisione – spiega il Corriere di Brescia, che ha raccontato per primo la vicenda – il tribunale accoglie il ricorso del docente, che compirà 67 anni quest’anno.
La novità introdotta con la legge di bilancio
Al centro della vicenda c’è la possibilità, introdotta con la legge di bilancio 2025, di trattenere in servizio i dipendenti pubblici oltre il limite ordinamentale, fino a un massimo di 70 anni. Una facoltà che, secondo la difesa, sarebbe stata negata al professor Manni sulla base di un’interpretazione errata. «Nonostante la chiara disponibilità manifestata dal professore e il suo eccellente profilo professionale, l’istituto scolastico – spiega l’avvocato Cristiano Pellegrini Quarantotti- aveva negato la possibilità di permanenza in servizio sulla base dell’erroneo presupposto che la norma non fosse applicabile al settore istruzione in assenza di specifici decreti attuativi». Una lettura smentita dal giudice, che ha accolto il ricorso del docente e imposto una nuova valutazione.
Chi è il professor Manni
Laureato alla Scuola Normale Superiore di Pisa e in cattedra dal 1986, Manni rivendica la volontà di continuare a insegnare. «È la mia missione», afferma, sottolineando di sentirsi ancora pienamente in grado di svolgere il proprio lavoro. A dimostrarlo non ci sarebbe solo l’attività in aula, ma anche tutto ciò che avviene fuori dalle mura scolastica, dove la sue conferenze vengono seguite da molti studenti ed ex studenti. Secondo il professore, il pensionamento automatico di docenti esperti rappresenta «uno spreco sia umano sia economico». Dopo la sentenza del giudice del lavoro, la decisione passa al dirigente scolastico, chiamato a riesaminare la posizione del docente. Il caso, inoltre, potrebbe avere effetti più ampi e costituire un precedente per altri professori nella situazione di Manni.
