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Cacciamine italiane nel Golfo, l’offerta di Trump che imbarazza Meloni

13 Aprile 2026 - 11:09 Stefania Carboni
cacciamine
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Repubblica parla del pressing Usa per aiutare nello sminamento sullo stretto di Hormuz: la vicenda è delicata

C’è un pesante pressing sul governo Meloni, con gli Usa che si aspettano una mano italiana per uno sminamento nello stretto di Hormuz. A riportare il retroscena è oggi Repubblica. Ieri Trump aveva sostenuto che il Regno Unito e altri due paesi (non citati) erano pronti a dare una mano agli americani per eliminare le trappole marine disseminate dagli iraniani. Downing Street si è affrettata a dire che non farà parte del blocco navale. Ma il blocco è una cosa, lo sminamento un’altra e solo alcuni paesi europei possono davvero aiutare gli americani.

Perché l’America vuole i nostri cacciamine

Gli unici che dispongono di mezzi adeguati per eliminare le mine marine iraniane sono Regno Unito, Italia, Germania e Olanda (il paese del segretario generale Nato Mark Rutte). Il tycoon pretende una mano, ma con il blocco navale imminente la missione diventa ad altissimo rischio. Secondo quanto riporta Repubblica negli scorsi giorni l’Italia aveva offerto agli Usa la disponibilità a partecipare alla missione attraverso imbarcazioni della Marina, all’avanguardia per materiali e capacità. Con una squadra base: due cacciamine, una fregata e una nave logistica. In alternativa un pacchetto più alto: quattro cacciamine, una portaelicotteri e una fregata. L’unico paletto posto da Roma, e condiviso con gli altri possibili alleati Ue, era stato quello di operare in un contesto almeno formalmente pacifico: con quindi un cessate il fuoco in corso.

Ma questo è un “pacifico” cessate il fuoco?

Il cessate il fuoco c’è ma questo, dati gli ultimi sviluppi tra Usa e Iran, non è proprio una garanzia di scenario pacifico. Le pressioni da Washington, riferisce Repubblica, sono alte, con continui contatti con il nostro esecutivo. Anche perché gli Stati Uniti non hanno scelta: non hanno cacciamine da schierare nello Stretto. Hanno progressivamente rottamato quelli in vetroresina italiani e gli ultimi in loro possesso, soltanto cinque, si trovano in Corea del Sud. La premier starebbe valutando su come muoversi con gli altri partner. La linea è quella di evitare incidenti diplomatici, fuori e dentro l’Italia. Una preoccupazione in più per Palazzo Chigi mentre si aspetta, con timore, l’apertura dei mercati di oggi.

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