Eni, perché adesso Descalzi vuole il gas russo?

L’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi rompe il fronte sul gas russo. «Penso che sia necessario sospendere il bando che scatterà il 1° gennaio 2027 sui 20 miliardi di metri cubi di Gnl (gas naturale liquefatto, ndr) che vengono dalla Russia», ha detto ieri il manager, intervenendo alla scuola di formazione politica della Lega. Con il regolamento di gennaio 2026 i 27 stati Ue hanno imposto il divieto totale per le importazioni del Gnl di Mosca. Entrerà in vigore dall’anno prossimo, mentre quello da gasdotto sarà vietato a partire dall’autunno.
Descalzi e il gas russo
Dietro le frasi di Descalzi c’è prima di tutto un ragionamento economico. Con il venir meno delle forniture di metano dal Medio Oriente si genererà uno squilibrio tra domanda e offerta che non potrà non influire sul prezzo. Anche se Eni è già al lavoro: «Dal Qatar arrivavano sei miliardi e mezzo di metri cubi di gas, ma con le forniture da Angola, Nigeria, Congo e America li rimpiazziamo». Il problema vero è il cherosene, ovvero il carburante degli aerei. «L’Europa consuma circa 60 milioni di tonnellate di jet fuel e ne importa il 35%», ha spiegato Descalzi. Adesso «bisogna capire come lo si trova e a che prezzi».
Le raffinerie chiuse
Descalzi ha anche criticato la chiusura in pochi anni di 36 raffinerie, che ha ridotto l’autonomia produttiva dei Paesi Ue: «Siamo in una situazione in cui o hai la capacità di produrre ciò che ti serve, oppure rischi. E noi non abbiamo più la produzione europea o nazionale». E ancora: «Il weekend scorso il gasolio era esaurito in 600 nostre stazioni di servizio», ha rivelato il manager. «È colpa nostra perché abbiamo tenuto i prezzi troppo bassi, quindi è stato consumato tutto», ha aggiunto, «però, quando 600 stazioni rimangono senza gasolio, è un possibile problema» perché, oltre alla scarsa capacità di raffinazione, «non abbiamo il nostro greggio».
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Il blocco navale di Hormuz
Poi c’è il blocco navale dello Stretto di Hormuz. Che toglierà dal mercato anche gli 1,5 milioni di barili che l’Iran era riuscito a esportare in 44 giorni di guerra. E in un momento in cui c’è carenza a comandare gli scambi non è il prezzo ma la necessità di fare scorte. Se la guerra e la chiusura dovessero protrarsi, del resto,di Hormuz l’unica soluzione all’ammanco di petrolio sarebbe una riduzione dei suoi consumi. Ovvero il lockdown energetico e la recessione.
Cosa diceva Descalzi sul gas russo a ottobre 2025
Sempre a proposito del gas russo, sempre a ottobre 2025 Descalzi aveva detto tutt’altro, contestando i risparmi dell’acquisto da Mosca: «Qualcuno diceva che il gas russo costava meno, ma questo è uno statement sbagliato. Il gas russo costava meno ai russi», aveva detto a margine della cerimonia di premiazione degli Eni Award 2025.
«Siccome il gas va al Ttf e prende il suo valore, se il gas russo costa uno e lo vende a 10, nove sono per loro. Se il gas americano, che a chi lo produce costa più del gas russo, arriva a sette 7,8 euro/MWh al Ttf, loro ci guadagnano due. Ma quando noi prendevamo gas russo col take or pay abbiamo perso un sacco di soldi, perché arrivava a un prezzo contrattuale superiore a quello che noi potevamo vendere. E con il take or pay dovevamo comunque prenderlo. Quindi, quelli che dicono il gas russo costava meno dovrebbero entrare in tutto il processo». Che si sostanzia nel concetto “ci guadagna chi ha il gas, perché poi vende al prezzo di mercato”. Descalzi, poi, concluse: «Quando si dice riprendiamo il gas russo… così fanno ancora più soldi loro».
