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Luca Spada, il cacciavite, il bisturi e la siringa: «Facciamo la lunga così secchiamo qualcuno»

13 Aprile 2026 - 08:19 Alba Romano
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L'ordinanza che ha portato Spadino in carcere con l'accusa di omicidio volontario: i sospetti dei colleghi e le parole dell'autista di ambulanza

«Mercoledì 26 facciamo la lunga insieme così secchiamo qualcuno». «Dio bono ma perché dovete salvare tutti? Ogni tanto qualcuno deve morire». «Lì bisogna che faccio da sponsor in quelle serate (…) per dei viaggi sereni». Le intercettazioni di Luca Spada detto Spadino fanno parte dell’accusa di omicidio per l’autista di ambulanze di Forlimpopoli. Con i bigliettini dell’agenzia funebre che consegnava rappresentano il movente dell’accusa. Alcune di queste sono state riportate nell’ordinanza della giudice Ilaria Rosati che l’ha mandato in carcere su richiesta della procura di Enrico Cieri.

Omicidio volontario

L’accusa per ora è solo per l’ultima morta, l’85enne Deanna Mambelli. L’autopsia ne certifica la morte per «embolia gassosa» dovuta a «introduzione esogena di aria, tramite il catetere venoso periferico già in sede nell’arto superiore». Altre cinque morti sono considerate sospette dalla procura. Nel 2021 proprio Spadino scriveva a proposito dell’agenzia funebre: «Lavoro con P. e in più io di mio vado a fare i servizi per 7/8 agenzie. Se sei bravo fai dieci funerali a settimana più o meno per fare circa 7000 euro al mese (…) viaggi a 200 euro a trasporto, se fai i trasporti per conto di altre onoranze funebri». Anche se nessuno dei funerali dei morti per cui Spada è indagato è stato eseguito dall’agenzia Romagna di Meldola, con cui “collaborava”.

Le intercettazioni

«Sì ma non era dei tuoi questo, lascia stare, non ci facevi neanche un euro», replicava il collega I.R.C. a Spadino. Che in un altro passaggio riferiva: «È cambiata la caposala di Forlimpopoli è una mia carissima amica», «lì la camera mortuaria pensano sia di Fornasari (altra agenzia funebre, ndr) per quello avvisano sempre loro». In un altro scambio, il collega I.R.C gli dice: «Se questo riesci a portarlo a casa è un operaio di Roma, sono big money». La testimone E.F. Parla al telefono dell’ultima vittima: «Sono rimasta un po’ sorpresa perché a me non sembrava che respirasse male. E sta donna ha risposto: mavalà adesso respiro magari bene, ho respirato anche peggio».

Il cacciavite

Quando ha capito che c’era un’indagine su di lui Spadino «ha preso un grosso cacciavite e ha cercato di forzare questo vano», in cerca di telecamere, e che «mentre cercava le lenzuola in ambulanza aveva questo grosso cacciavite in mano». Il Corriere racconta un episodio che riguarda una delle morte imputate a Spada, quella di un’anziana di 97 anni di cui una testimone dice che «se ne è parlato in Cri perché è la madre di A.A., persona a noi conosciuta». Proprio lei gli controlla le tasche e trova «un bisturi privo del suo involucro e una siringa priva di ago e del suo involucro». Un ritrovamento che, mette a verbale, la lascia «esterrefatta poiché non è assolutamente usuale che un soccorritore abbia al seguito un bisturi e/o una siringa».

Il bisturi, la siringa

Dopo il primo controllo ne fa un altro, insieme a un’altra collega, «e all’esito riscontrava sempre la presenza della siringa», mette nero su bianco la gip. Anche F.D., la collega che aiuta M.S.V. a frugare nelle tasche di Spadino, precisa che quei decessi «erano un po’ troppi per quella che era la nostra media». E ancora: «Questa siringa era fuori dalla sua confezione in plastica, era sprovvista di ago e cappuccio. Mi sembra fosse una siringa di modello luer lock, un modello di quelle che hanno la filettatura nella parte terminale che serve per avvitarla meglio all’accesso venoso del paziente». Sempre lei racconta di aver trovato in un’altra tasca un bisturi «in questo caso con il cappuccio».

La lampadina

Infine, un’altra collega trova «una piccola lampadina e dei tappini che solitamente l’infermiere e non l’autista applica all’accesso venoso del paziente». D.L., la coordinatrice, precisa che agli autisti soccorritori «era preclusa la possibilità di somministrare farmaci ai paziente, ragione per cui agli stessi venivano date in dotazione solo l’uniforme e le calzature di servizio. Dunque, «era assolutamente da escludersi che la siringa ed il bisturi fossero detenuti per ragioni di servizio».