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Fine vita, Craxi apre all’opposizione e scuote il dossier bloccato al Senato. In Forza Italia il primo segnale del nuovo corso sui diritti

15 Aprile 2026 - 21:57 Luca Graziani
stefania craxi
stefania craxi
Dopo il cambio ai vertici dei gruppi azzurri, la neo capogruppo a Palazzo Madama parla di “norma di civiltà” puntando a una mediazione. L’approdo in Aula tra due settimane e la spinta del Pd: “Noi pronti”

Una prima apertura, prudente, sul fine vita, dossier congelato da mesi al Senato. Il segnale arriva dalla nuova capogruppo di Forza Italia Stefania Craxi, subentrata a Maurizio Gasparri e indicata come interprete di un nuovo corso ispirato dai figli del Cavaliere. “Dobbiamo discutere di una norma di civiltà”, ha detto a Public Policy a margine della capigruppo di Palazzo Madama. “Ho chiesto qualche tempo, ho appena ereditato i dossier”. Prudenza, appunto. Ma l’attenzione si concentra soprattutto sull’ultima frase: “Mi auguro di portare a casa una mediazione”.

I nuovi equilibri in Forza Italia

Parole che pesano se lette dentro il nuovo assetto azzurro, che proprio ieri ha visto anche l’ingresso di Enrico Costa alla guida del gruppo alla Camera al posto di Paolo Barelli. Il posizionamento di Craxi sui diritti civili arriva in un clima di riequilibrio interno voluto dalla famiglia Berlusconi, che venerdì scorso ha ribadito la propria linea nel lungo vertice a Mediaset con il segretario Antonio Tajani. I desiderata degli eredi del fondatore sono chiari: un partito più liberale, più centrista, più capace di parlare ai giovani. Da qui il primo nodo da sciogliere: il fine vita, impantanato da mesi a Palazzo Madama.

Il terreno resta accidentato. Il ddl è fermo da mesi nelle commissioni Giustizia e Sanità. Il testo base è quello dei relatori di maggioranza, Pierantonio Zanettin (FI) e Ignazio Zullo (FdI): una proposta considerata troppo restrittiva dalle opposizioni e mai davvero decollata anche nel centrodestra.

Sugli emendamenti, raccontano fonti parlamentari, dal governo non è mai arrivato un indirizzo chiaro. Il risultato è uno stallo prolungato. Ora però, qualcosa si muove: dopo l’ultima capigruppo, a quanto si apprende, l’approdo in Assemblea sarebbe stato messo in calendario tra due settimane, accogliendo di fatto la richiesta avanzata dal presidente dei senatori dem Francesco Boccia.

I tempi per la discussione

Resta però da capire con quale testo il dossier arriverà davvero in Aula. Da Forza Italia fanno sapere di avere tutta l’intenzione di ripartire dal testo di maggioranza, provando almeno a costruire una mediazione sul metodo. Il nodo resta sempre lo stesso: l’impianto del provvedimento e, soprattutto, l’esclusione del Servizio sanitario nazionale, che per le opposizioni è una linea rossa. Sul tavolo ci sarebbe però anche il ddl dem a prima firma di Alfredo Bazoli, che riprende il testo approvato dalla Camera nella scorsa legislatura e poi assorbito nel lavoro del comitato ristretto, senza che si riuscisse a trovare una sintesi.

Se nelle prossime due settimane la commissione non dovesse chiudere l’esame degli emendamenti, spiegano, il fine vita potrebbe comunque approdare in Aula senza mandato al relatore. Spetterebbe all’ufficio di presidenza capire quale testo portare avanti a quel punto.

La proposta del Pd

In caso di marcia indietro della maggioranza, il Pd – annunciano – è intenzionato a spingere sul ddl Bazoli per costringere il centrodestra, arrivati in Assemblea, a uscire dall’ambiguità. “Noi siamo pronti”, sottolineano.

“Altrimenti ci presenteremo comunque con un pacchetto di emendamenti per rendere il loro testo compatibile con le indicazioni della Corte costituzionale e per reinserire il coinvolgimento del servizio sanitario pubblico”. Un punto, quest’ultimo, su cui i dem non intendono arretrare: senza Ssn, avvertono, il rischio è quello di una privatizzazione del suicidio assistito.

A rendere il passaggio parlamentare ad alta tensione sarà poi il metodo di voto. Trattandosi di materia eticamente sensibile, sugli emendamenti i gruppi potranno esprimersi anche a scrutinio segreto. “Noi senza dubbio lo chiederemo”, rilanciano dal Pd.

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