Cacciari contro il Campo Largo per la sconfitta a Venezia: «Mio nipote avrebbe preso più voti»

A Venezia «ci sarebbe voluta una figura diversa, come la Salis a Genova. Mio nipote Tommaso, per dire, avrebbe preso più voti di Martella». In un’intervista al Corriere della Sera il filosofo ed ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari commenta così la sconfitta del centrosinistra nella città lagunare.
Un suicidio politico
«Pazzesco il crollo dell’affluenza a Venezia e stupefacente è il distacco di Martella da Venturini, non era mai successo in passato. Mamma mia…», osserva. «Tutti i sondaggi parlavano di partita aperta. E poi Venezia era stato l’unico posto in Veneto dove a marzo al referendum avevano vinto i No perciò direi che gli elettori di centrosinistra stavolta non sono andati a votare, specie i giovani non ci sono andati». Per Cacciari, dopo i suoi mandati, il centrosinistra ha inanellato «suicidi a ripetizione». Inoltre, “già ai tempi di Casson io mi arrabbiai moltissimo con questi amici e compagni idioti, non faccio nomi, che pur di non passare mai il testimone ora hanno candidato Martella, che però è uno di loro. Così alla fine cos’hanno ottenuto? Una batosta inimmaginabile».
Il Campo Largo
Quanto al Campo largo: «Non si discute, è necessario per vincere le elezioni. Ma – precisa – non è sufficiente». A Venezia, secondo Cacciari la premier Giorgia Meloni «ha fatto benissimo a non farsi vedere e se avesse imposto un candidato di FdI avrebbe perso matematicamente, perché avrebbe risvegliato l’antifascismo. Invece ha puntato su Venturini, che non era affatto l’alter ego di Brugnaro». Il filosofo pensa che le polemiche sulla Biennale e sulla Fenice non abbiano influito e definisce l’appoggio di Calenda a Venturini frattaglie. Se teme Vannacci: «Mi fa ridere – risponde – Mi spaventano Trump, Thiel, Musk, Xi, gli ayatollah e Netanyahu. Anzi, Netanyahu mi fa orrore». Sull’elezione di Vincenzo De Luca per la quinta volta sindaco di Salerno: «Cose da manicomio. Ma questi sono vizi. C’è chi è cocainomane e chi vuole fare il politico a vita».

