Mps, vince l’ex ad Lovaglio. I Del Vecchio vincono lo scontro con Caltagirone – Il video
La lista di Plt Holding è stata quella più votata nell’assemblea di Mps chiamata a rinnovare il cda della banca e avrà dunque diritto alla maggioranza dei componenti del consiglio di amministrazione della banca. Decisivo era stato l’appoggio di Delfin, dopo che il Cda si era riunito ieri in Lussemburgo, decidendo di sostenere la lista di Plt Holding, che appoggiava l’ex amministratore delegato Luigi Lovaglio alla guida di Mps. A rivelarlo era stata Repubblica citando più fonti finanziarie, mentre la società interpellata aveva opposto un no comment. La mossa è stata decisiva, perché il delegato di Delfin, Matteo Erede, ha portato in assemblea il 17,5% delle azioni della banca senese, un pacchetto sufficiente a ribaltare gli equilibri tra la lista del cda uscente e quella dell’imprenditore Pierluigi Tortora.
Secondo le stesse fonti raccolte da Repubblica, anche la Bce avrebbe influito sulla scelta di Delfin, non avendo gradito la decisione presa a inizio marzo dal cda senese di escludere Lovaglio dai venti candidati al rinnovo. Una mossa che non era piaciuta nemmeno al presidente della holding della famiglia Del Vecchio, Francesco Milleri, con cui l’ex ad ha sempre mantenuto un rapporto solido. Al posto di Lovaglio, il cda uscente aveva indicato Fabrizio Palermo, ad di Acea e consigliere di Generali in quota Caltagirone, che in Mps detiene il 13,5% ed è il principale sostenitore della lista uscente.
Chi vota cosa: Blackrock, Norges, Banco Bpm
Con la discesa in campo di Delfin, per la prima volta Caltagirone e i Del Vecchio si sono trovati su fronti opposti in una contesa all’ultimo voto. La lista di Plt Holding può contare sul sostegno di Blackrock e Norges, che si sommano all’1,2% della stessa Plt e ad altre quote minori. Sul fronte opposto, la lista del cda raccoglie il 13,5% di Caltagirone e l’adesione del fondo Vanguard. La variabile più incerta era il 3,7% di Banco Bpm: il cda dell’istituto si è riunito ieri senza raggiungere una posizione definitiva, delegando la decisione al presidente Massimo Tononi e all’ad Giuseppe Castagna, che sceglieranno all’ultimo momento. E la scelta è infatti caduta proprio su Lovaglio. In corsa c’era anche la lista presentata dal comitato dei gestori di Assogestioni, che potrebbe raccogliere qualche adesione tra i fondi italiani.
Perché il voto Mps conta anche per Mediobanca e Generali
La posta in gioco va ben oltre il vertice della banca senese. Mps è da qualche mese capogruppo di Mediobanca, di cui controlla il 13,2% in Generali. Chi si riuscirà a conquistare la guida dell’istituto avrà quindi voce in capitolo anche sulle sorti di Piazzetta Cuccia e sul colosso di Trieste nei prossimi mesi.
