Le ipotesi della Procura di Caltanissetta su Giuseppe Pignatone e le ripercussioni su Falcone e Borsellino

Una richiesta di archiviazione di 385 pagine, depositata lo scorso 10 aprile dalla Procura di Caltanissetta, riaccende i riflettori sulla gestione delle indagini relative alle stragi di mafia del 1992. Nel documento, pur chiedendo di chiudere il fascicolo, i magistrati formulano alcune ipotesi sul passato operato di Giuseppe Pignatone, all’epoca sostituto procuratore a Palermo. La ricostruzione, che delinea una serie di presunte anomalie investigative, è stata riportata oggi, 16 aprile 2026, dal quotidiano La Verità.
La presunta gestione del dossier “Mafia e appalti”
Secondo quanto riportato dalla testata, gli inquirenti ipotizzano presunte criticità nella gestione del procedimento “Mafia e appalti” risalenti all’epoca in cui Pignatone era sostituto procuratore a Palermo. Il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, riferendo in Commissione Antimafia, ha parlato di presunti «gravissimi errori» che avrebbero «vanificato l’80% dell’indagine», omettendo l’iscrizione di alcuni indagati. Secondo la ricostruzione citata dal quotidiano, tali mancanze avrebbero potuto influire sull’isolamento di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Gli accertamenti patrimoniali e il precedente proscioglimento
L’articolo si sofferma anche su accertamenti relativi all’acquisto di 24 immobili a Palermo negli anni Ottanta da società riconducibili a soggetti poi condannati per associazione mafiosa. Una consulenza della Procura ipotizzerebbe un prezzo d’acquisto inferiore a quello di mercato e il versamento di una parte del corrispettivo “in nero”.
Ti potrebbe interessare
Tuttavia, per queste medesime compravendite Pignatone era già stato indagato alla fine degli anni Novanta e la sua posizione fu archiviata da un Gip grazie anche all’esibizione delle matrici degli assegni.
L’ipotesi di favoreggiamento e la smentita della difesa
Viene inoltre menzionato un filone d’indagine per favoreggiamento alla mafia, che riguarderebbe Pignatone e l’ex collega Gioacchino Natoli. L’ipotesi si concentra su una presunta disposizione impartita tra il 1991 e il 1993 per la smagnetizzazione di alcune intercettazioni sulle infiltrazioni mafiose nelle cave di Carrara. Ordine che non sarebbe mai stato eseguito. La Verità, infine, cita vecchie dichiarazioni di collaboratori di giustizia, come Angelo Siino e Giovanni Brusca, che ipotizzavano contiguità dell’ex magistrato con ambienti criminali.
A fronte di queste ricostruzioni, La Verità dà conto anche delle posizioni dell’ex procuratore e dei pregressi passaggi giudiziari che lo hanno riguardato, in particolare l’ipotesi secondo cui il magistrato fosse «a disposizione» dei fratelli Buscemi o «nelle mani» di Vincenzo Piazza è stata, come riporta il quotidiano, «negata con forza dalla difesa di Pignatone».
