La vedova del maggiordomo di Ratzinger: «Condannata a vivere con 280 euro di pensione»

Manuela Citti, 57 anni, è la vedova di Paolo Gabriele. L’ex maggiordomo reo confesso del caso Vatileaks è morto sei anni fa. Lei vive con 280 euro di pensione mensile, un mutuo e due figli a carico. Ha chiesto di alzare l’emolumento fino alla soglia minima, visto che è quello del marito. Ma la sua richiesta non è stata accolta. Allora ha provato a fare causa al Fondo Pensioni della Santa Sede. Ma una sentenza di primo grado della giustizia vaticana le ha dato torto.
280 euro al mese
Il Corriere della Sera dice che a rappresentare la parte avversa come amministratore unico del Fondo pensioni è il cardinale Joseph Farrell. Che è anche giudice di Cassazione in Vaticano. Per l’avvocato della vedova Laura Sgrò si tratta di «una palese e radicale violazione del principio di terzietà del giudice». Le suppliche a Paolin e a Papa Francesco non hanno portato risultati. Paolo Gabriele era l’aiutante di camera di Benedetto XVI dal 2006 quando venne arrestato dalla Gendarmeria vaticana il 24 maggio 2012. Processato per furto, è stato condannato a un anno e mezzo di reclusione e poi graziato da Ratzinger prima di rinunciare al suo mandato.
Il licenziamento
Dopo il licenziamento è stato assunto in una cooperativa della Santa Sede. La vedova, che avrebbe i titoli per vedere integrata la pensione di reversibilità fino al minimo (800 euro), vede liquidare la sua richiesta con un versamento una tantum per i 13 anni di servizio presso la Santa Sede (1999-2013) — 110.809 euro, già utilizzati per abbassare la rata del mutuo — e il rigetto di ogni concessione per il periodo successivo, cinque anni e 5 mesi alle dipendenze della basilica di San Paolo fuori le Mura.
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«Manuela Citti è povera. Come può definirsi una donna che è costretta a vivere con 70 euro a settimana e un mutuo che durerà fino a quando avrà più di 80 anni? La povertà, come dice Leone XIV, è una urgenza non rinviabile», ha argomentato in aula l’avvocato Sgrò, parlando di istituzioni vaticane «arroccate sulle loro posizioni e sulla stretta applicazione della norma». Ma finora nulla è cambiato.

