La trattativa del Papa per vendere l’ospedale di Padre Pio, com’è iniziato lo tsunami di debiti: «Iniziano a scarseggiare i farmaci»

L’ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo rischia di passare in mani private. Secondo quanto riporta la Repubblica con la firma di Davide Carlucci, nelle ultime settimane si parla con insistenza di un interesse concreto del gruppo San Donato per rilevare Casa Sollievo della Sofferenza, la struttura fondata dal frate di Pietralcina nel 1956 e oggi sull’orlo del collasso finanziario. Dal canto suo, papa Leone XIV avrebbe già incontrato il vicepresidente del gruppo, l’imprenditore svizzero-tunisino Kamel Ghribi, il quale avrebbe posto una condizione preliminare: che la struttura venga prima ripulita dalle passività. Parallelamente si lavora su altri fronti, tra donazioni anonime, trattative con Unicredit e Intesa e contatti con fondi di investimento. Nel frattempo, nei reparti, medici e infermieri segnalano la progressiva scarsità di farmaci e provette. La struttura comunque resta sempre molto appetibile per gli imprenditori del settore, anche sulla base della classifica di Newsweek, la World’s best hospitals, che piazza la struttura al primo posto nel Sud Italia anche nel 2025.
Gumirato: «Non è un commissariamento»
Il direttore generale Gino Gumirato, in una nota diffusa ieri ha cercato di ribadire che non si tratterebbe di un commissariamento quello deciso dal Vaticano. «La Commissione garantirà la continuità di un presidio d’eccellenza in campo medico, chirurgico e della ricerca scientifica», ha scritto Gumirato, precisando che si tratta di «una Commissione di indirizzo e vigilanza, così come avviene in molti governi quando si occupano delle società partecipate». Quanto ai conti, il direttore sostiene che l’esposizione effettiva sia ben inferiore alle cifre circolate: il debito verso i fornitori si sarebbe ridotto a 80 milioni, e della metà, 40 milioni, si prevede di trovare copertura attraverso le istituzioni finanziarie. «Chiuderemo in pareggio, il capitale netto è positivo, siamo un soggetto finanziabile», ha aggiunto. Entro giugno la fondazione approverà il bilancio al 31 dicembre 2025, con scadenza contestuale delle cariche e nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione.
Come si sono accumulati i debiti di Casa Sollievo
La genesi del dissesto, secondo la ricostruzione di la Repubblica, risale al 2022, quando il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato del Vaticano, aveva inviato Gumirato a rimettere in ordine i conti. A quel punto l’ospedale aveva accumulato, a partire dal 2004, debiti per oltre 421 milioni. La tesi prevalente è che la crescita dell’ospedale di Foggia abbia progressivamente eroso le specialità che San Giovanni Rotondo copriva in esclusiva, dal 118 alla dialisi. Secondo Mauro Cappucci, funzionario dell’ospedale e dirigente della Lega, ogni anno la struttura spende 20 milioni in più rispetto a quanto riceve dalla Regione, che nel solo 2023 ha erogato 243,2 milioni di euro, una cifra paragonabile a quella complessiva destinata agli altri due ospedali ecclesiastici pugliesi, il Miulli di Acquaviva delle Fonti e il Panico di Tricase. Resta aperta anche una disputa con la Regione sui crediti: Gumirato rivendica 48,10 milioni di rimborsi non riconosciuti, mentre la Asl di Foggia sostiene che sia l’Irccs a dover restituire denaro. «Il 27 dicembre hanno garantito che avrebbero istituito un tavolo di discussione e invece nulla», ha dichiarato il direttore.
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Sindacati all’attacco: stipendi d’oro e decreti ingiuntivi
La posizione dei sindacati è netta. Per loro l’ospedale ha perso l’attrattività che aveva un tempo, e lo dimostra il fatto che 620 infermieri abbiano partecipato al concorso indetto dalla Regione. Ma la contestazione principale riguarda le retribuzioni dei vertici della fondazione, fino a 300mila euro annui, le consulenze da 20mila euro lorde al mese e i benefit. Nel mirino c’è anche Fabio Bonfigli, dirigente delle risorse umane, con uno stipendio di quasi 200mila euro lordi l’anno, che avrebbe vinto un concorso da lui stesso istruito in precedenza come consulente esterno, vicenda segnalata dalla trasmissione televisiva Far West. «Quando, il 5 maggio, è venuto Parolin, ho chiesto perché un manager di questo ospedale debba guadagnare tre volte di più del direttore della Asl di Foggia», ha ricordato Giuseppe Mangiacotti della Cisl. I sindacati hanno già depositato più di duecento decreti ingiuntivi, con altri in arrivo per un totale previsto di 1.400. Lorenzo Palena della Cgil Fp chiede «una convocazione ufficiale urgente da parte del prefetto Maximino Caballero Ledo», mentre il timore principale resta quello che i lavoratori si ritrovino con contratti privatistici al posto di quelli pubblici.
San Giovanni Rotondo: il turismo crolla con l’ospedale in crisi
La crisi dell’ospedale si riflette sull’intera economia locale. Nel 2025, anno del Giubileo, la città aveva registrato un aumento degli arrivi turistici del +21,2%, ma nei primi quattro mesi del 2026 i dati si sono già invertiti: gli arrivi sono scesi da 54mila 679 a 43mila 407, le presenze da 96mila 293 a 83mila 264. A piazzale Forgione, dove sorgono 34 chioschi, 24 hanno chiuso i battenti definitivamente e gli altri aprono quasi solo la domenica. «I visitatori non passano più da qui. E il parcheggio multipiano, acquistato con i fondi del Giubileo, è chiuso da anni», ha fatto notare l’artista Michele Sabbatelli. Una città che vive di pellegrinaggi e di medicina d’eccellenza, e che ora guarda a Roma in attesa di una risposta.

