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Garlasco, Massimo Lovati a Open: «Non volevo diffamare i Giarda. Stasi? Innocente come Sempio. Ha mentito per coprire una rete criminale»

27 Maggio 2026 - 17:15 Cecilia Dardana
massimo lovati ex legale andrea sempio garlasco
massimo lovati ex legale andrea sempio garlasco
L'ex legale di Andrea Sempio a processo a Milano per diffamazione contro gli ex difensori di Alberto Stasi. L'avvocato rifiuta i riti alternativi, commenta la richiesta di 116mila euro di danni e rilancia una tesi esplosiva sul delitto di Chiara Poggi
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«Io l’ho detto in un momento di foga, ero circondato da voi cronisti, che fate il vostro dovere, e naturalmente va preso per quello che è. Io non volevo diffamare gli avvocati Giarda. Ho parlato di “macchinazione” perché mi sembrava una macchinazione. E in effetti il decreto di archiviazione lo conferma». Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio, risponde così a Open quando gli si chiede se sia pentito delle dichiarazioni che gli sono valse un rinvio a giudizio per diffamazione a Milano. Al centro del processo, che inizierà il prossimo 14 settembre, ci sono le accuse rivolte allo studio Giarda (storici difensori di Alberto Stasi) per la presunta «macchinazione» costruita attorno a Sempio nel 2016. Ma l’avvocato rilancia e sposta l’attenzione proprio sul passato giudiziario dell’infinito caso Garlasco: «Se leggete il decreto di archiviazione del 2017, troverete un’espressione del dottor Lambertucci, che allora era il gup, in cui parla di un “maldestro tentativo di riaprire le indagini”. Tra “maldestro tentativo di riaprire le indagini” e “macchinazione”, sì, certo c’è una certa differenza. “Maldestro tentativo” evoca la colpa, in un certo senso. Invece “macchinazione” evoca il dolo. Però di mezzo c’è il dolo eventuale».

I 116mila euro di danni e il no ai riti alternativi

Gli avvocati Fabio ed Enrico Giarda, costituitisi parte civile nel faldone milanese, hanno chiesto un risarcimento complessivo di 116mila euro per i danni morali e d’immagine subiti. Una cifra importante, che Lovati liquida con freddezza: «È un loro diritto chiedere un risarcimento dei danni, loro l’hanno quantificato così. Staremo a vedere». L’imputato ha scelto deliberatamente di non percorrere scorciatoie processuali, rifiutando patteggiamenti o riti abbreviati per andare a dibattimento pubblico: «Perché sono innocente, lo stabiliremo nel corso del processo». Anche il “no” del giudice milanese alla richiesta di sospendere il procedimento in attesa degli sviluppi della nuova inchiesta di Pavia su Garlasco non sembra preoccuparlo: «L’istanza che ha fatto il mio avvocato, Fabrizio Gallo, sapevamo già che non sarebbe stata accolta, però è servita un po’ a entrare nel vivo della vicenda. Questo non cambia in alcuno modo la nostra strategia difensiva».

Il «processo ai pensieri» e la rottura con Andrea Sempio

Lovati torna poi a difendere la sua esclamazione sui «processi ai pensieri», estendendola anche ai recenti sviluppi giudiziari attorno al suo ex assistito: «Se dovessimo fare i processi a tutti gli esseri pensanti dell’universo, guai, andremo tutti in galera. Cioè uno pensa quel che vuole: pensa contro il capo del governo, pensa contro l’arbitro, pensa contro il vigile». Alla domanda se si riferisca anche ai soliloqui emersi dalle ultime indagini su Sempio, il legale conferma a Open: «Sì, certo. Sono pensieri, meri pensieri». Tuttavia, la strada tra l’avvocato e il giovane si è interrotta bruscamente nei mesi scorsi: «No, io non lo sento più da quando mi ha revocato l’incarico ad ottobre», spiega. Ma nonostante la rottura professionale, Lovati si dice fiducioso sul futuro del 38enne, accusato dalla procura di essere l’assassino di Chiara Poggi: «Io penso che sia difendibile come era difendibile prima. Spero che gli avvocati si adegueranno e spero che ne esca tranquillamente, con una archiviazione».

I misteri della «macchinazione»

L’avvocato ha promesso ai cronisti di svelare dettagli inediti sulla «macchinazione del 2017» solo alla fine del dibattimento. Davanti alla richiesta di anticipare qualcosa, oppone un netto rifiuto: «Non posso anticipare niente». Una scelta di tempo che definisce obbligata dal suo status di imputato: «Purtroppo sono imputato, devo produrre i miei documenti e la mia difesa al momento opportuno». E mentre lo studio Giarda ribadisce la correttezza del proprio operato e la ferma convinzione dell’innocenza di Alberto Stasi (condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi), Lovati spiazza tutti e si dice d’accordo sull’innocenza di Stasi. Ma le ragioni sembrano destinate a fa discutere.

La tesi shock su Alberto Stasi

«Credo all’innocenza di Stasi, come credo all’innocenza di Sempio – spiega a Open -. La Corte d’Assise d’Appello bis ha condannato Stasi per una bugia, ma non si è chiesta come mai Stasi avesse mentito. È questo il punto. La perizia della camminata, la perizia Testi. Stasi non poteva aver scoperto il cadavere di Chiara Poggi perché aveva le scarpe pulite. Quindi ha detto una bugia, una grossa bugia perché lui non è mai entrato lì. Però bisognava chiedersi come mai ha detto una bugia, non fare un’equivalenza tra bugia e responsabilità. Siccome ha detto una bugia, allora è l’assassino. Non si fa così. Lui ha coperto altri, su cui non si è investigato minimamente».

La tesi dell’organizzazione criminale internazionale

Chi avrebbe coperto l’ex studente della Bocconi nella villetta di Garlasco? Lovati evoca uno scenario che va ben oltre il perimetro del giallo di provincia: «Io ho sempre parlato di organizzazione criminale internazionale». Un’affermazione che però si scontra da sempre con un dato di fatto granitico: in quasi vent’anni di indagini, accertamenti e processi, nelle carte delle Procure non è mai stato indagato nessun altro al di fuori di Alberto Stasi e Andrea Sempio.

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