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«L’intelligenza artificiale deve essere disarmata», cosa dice la prima enciclica di papa Leone: la citazione di Tolkien e la teoria di «guerra giusta»

25 Maggio 2026 - 14:38 Matteo Revellino
Papa Leone Xiv presentazione della sua enciclica
Papa Leone Xiv presentazione della sua enciclica
Per la prima volta nella storia, il Pontefice è stato presente all'esposizione dell'enciclica. Ad ascoltare in Vaticano l'illustrazione di «Magnifica Humanitas» c'era anche anche il co-fondatore di Anthropic, Cristopher Olah
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Nel 1891 papa Leone XIII firmava la sua enciclica «Rerum Novarum», un manifesto in cui affrontava la questione sociale nel contesto della rivoluzione industriale. Sono passati 135 anni e oggi, 25 maggio, papa Leone XIV presenta la sua prima enciclica, dal titolo «Magnifica Humanitas», firmata lo scorso 15 maggio. Il nuovo documento tratta il tema della «custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». L’ha scritta a un anno dalla sua elezione, l’8 maggio 2025. Robert Francis Prevost aveva scelto il nome di Leone XIV spiegando che la Chiesa è chiamata a confrontarsi con una nuova rivoluzione industriale: quella dell’intelligenza artificiale.

Per la prima volta è il papa a presentare la sua enclica

A seguire la presentazione della sua enciclica, presso l’Aula del Sinodo in Vaticano, c’è anche lo stesso Pontefice. Non è qualcosa di scontato, anzi: è la prima volta che un pontefice presenzia all’esposizione della sua enciclica. Prima di lui, nell’evento moderato dal cardinale Parolin, parlano diversi ospiti, tra cui Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic, azienda diventata in pochi anni uno dei principali attori mondiali nello sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa. Secondo The Atlantic, Olah è ateo, ma ha accettato l’invito in Vaticano. «Esiste la concreta possibilità che l’intelligenza artificiale sostituisca il lavoro umano su vasta scala. Se ciò accadesse, sostenere coloro che ne risentirebbero diventerebbe un imperativo morale di proporzioni storiche», il centro del suo intervento.

«Abbiamo il dovere di rimanere umani»

«La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme», inizia così l’enciclica, composta da 231 pagine divise in 5 capitoli. L’intelligenza artificiale, secondo quanto scritto da Leone XIV, «va disarmata» per sottrarla dalla logica della competizione militare, economica e conoscitiva: bisogna «impedirle di dominare l’umano» e «rompere l’equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare». Ma non solo, il monito è anche a chi la usa. L’invito del papa è di «rimanere profondamente umani nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione».

Il superamento della «guerra giusta»

La giustizia sociale si mescola con il tema della pace. Leone XIV, il primo papa agostiniano della storia, supera la teoria della «guerra giusta», formulata da sant’Agostino, nel De Civitate Dei. Il filosofo aveva in mente il sacco di Roma ad opera dei Visigoti nel 410. Da allora la guerra è cambiata e oggi l’intelligenza artificiale fa sempre più parte dei conflitti moderni, dalle fasi di progettazione all’azione vera e propria: «L’umanità sta scivolando nella cultura violenta della potenza, dove la pace non appare più come un compito da assumere, ma come un intervallo precario tra conflitti. Oggi è più che mai importante ribadire il superamento della teoria della “guerra giusta”, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra, fermo restando il diritto alla legittima difesa intesa nel senso più stretto», scrive il pontefice nell’encicilica con riferimento alla disputa dello scorso mese con l’amministrazione Trump.

«I confilitti non sono inevitabili»

Il papa mette quindi in guardia da quel «falso realismo» che porta a concepire la guerra come «inevitabilmente parte della natura umana». «Quando siamo davanti a bombardamenti su civili, ad attacchi contro ospedali, scuole o infrastrutture vitali, a violenze che colpiscono bambini, ci troviamo davanti a scandali che feriscono l’umanità stessa». Il realismo «sano» è fondato sull’amore: bisogna «diventare realmente consapevoli dell’abisso del male racchiuso nella guerra».

La citazione al Signore degli Anelli

Da Sant’Agostino a San Tommaso, passando per Platone e arrivando fino al Signore degli Anelli: l’enciclica di papa Leone è ricca di citazione da altri autori. C’è anche spazio per le parole di Gandalf dell’opera di Tolkien: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare».

Di cosa parlano i cinque capitoli dell’enciclica

Cinque capitoli, 231 pagine. Sono questi i numeri dell’enciclica di Papa Leone XIV. Il primo si concentra sui mutamenti storici che hanno fatto emergere «aspetti diversi di un unico patrimonio: la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità». Nel secondo capitolo elenca cinque principi fondamentali: il bene comune, la destinazione universale dei beni, l superamento del «paternalismo» e dell’«assistenzialismo» in favore della «corresponsabilità e della solidarietà» e infine la giustizia sociale che ha come «banco di prova decisivo» la questione dei migranti e rifugiati. Il terzo capitolo affronta il tema dell’intelligenza artificiale, priva di coscienza morale e emapatia. Il quarto capitolo si concentra sul tema della «verità come elemento essenziale della democrazia». In questo senso serve « un giornalismo serio e luoghi di confronto in cui contino l’argomentazione e la verifica più che la reazione immediata», oltre all’educazione dei giovani all’uso dell’IA. Poi c’è la questione del lavoro: «i “nuovi modi” di lavorare non sono necessariamente migliori», scrive il pontefice, appellandosi anche ai sindacati: «Le organizzazioni sindacali, che la Chiesa ha sempre sostenuto, sono chiamate ad aprirsi alle nuove forme di lavoro e ai nuovi lavoratori». L’ultimo capitolo è quello dedicato alle guerre, sottolineando la «preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale».

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