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«Ministro della malavita» si può dire: Saviano vince in tribunale contro Salvini

17 Aprile 2026 - 07:38 Alba Romano
La querela per un video del 2018

Matteo Salvini può essere definito «ministro della malavita» per criticare il suo operato politico. Lo ha deciso il tribunale di Roma, che ha assolto Roberto Saviano dall’accusa di diffamazione nei confronti del ministro delle Infrastrutture. Che nel 2018 era invece responsabile del Viminale quando lo scrittore pubblicò un video in cui lo definiva così che venne condiviso da oltre 10mila follower e tuttora visibile su X. Saviano aveva replicato in quel modo alle parole del ministro, che in precedenza aveva messo in forse la scorta a Saviano.

La sentenza

«Saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero», aveva detto Salvini a proposito della scorta di Saviano. Che aveva risposto con il video: «L’Italia è il Paese occidentale con più giornalisti sotto scorta perché ha le organizzazioni criminali più potenti del mondo ma Matteo Salvini, ministro degli Interni, invece di contrastare le mafie, minaccia di ridurre al silenzio chi le racconta». Ieri Saviano ha commentato soddisfatto la sentenza, ribadendo che la sua «non era diffamazione allora e non lo è oggi. Era, ed è, una critica politica. Salvini per anni mi ha perseguitato letteralmente, facendo campagne elettorali su di me. Questa assoluzione significa soprattutto una cosa: che la propaganda politica non può diventare uno strumento per mettere a tacere chi critica. Per anni Salvini ha giocato con parole e slogan, alimentando un clima ostile».

La replica di Salvini

In serata è arrivata la replica del ministro intervistato da Milo Infante a «Ore 14 Sera» su Rai2. «La scorta? Ho fatto il ministro e non gli abbiamo tolto assolutamente niente. A me sembra che abbia ancora la scorta. E lunga vita a Saviano. Che però si permetta di dire che lo volevo consegnare ai clan è una vergogna. Ci riproverò. Magari troverò un altro giudice di sinistra che dirà che mi può dare del delinquente, del camorrista, del malavitoso. Io vado avanti a fare il mio lavoro. E sono orgoglioso di quello che ho fatto per gli italiani».