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Che album Madame e Cosmo, che noia Achille Lauro e Arisa. Viva i Litfiba, male Antonacci e Hunt. Le recensioni

19 Aprile 2026 - 13:34 Gabriele Fazio

Litfiba – 17 Re

I Litfiba conservavano in cassaforte un segreto quarantennale, la title track di un disco cult del repertorio loro e, di conseguenza, della musica italiana tutta. Ora, sì, ascoltare quel sound da un certo punto di vista è quasi liberatorio come quando ci si fa scroccare la schiena dopo una lunga camminata, da un altro è commovente, perché, potenza della musica, ti catapulta in quel periodo in cui la tua irruenza giovanile faceva scopa con quella dei Litfiba, per questo ci siamo giurati un amore eterno, ancora oggi indissolubilmente palpitante. Però c’è un altro aspetto che brilla accecante in maniera abbastanza palese: la straordinaria attualità di questo brano di matrice squisitamente politica. I 17 Re di Pelù, Renzulli, Aiazzi e Maroccolo esistevano nel 1986 e (r)esistono, intatti, oggi, a cambiare, per uno strano scherzo del destino, è la musica, che si è adagiata sulle regole dell’algoritmo e sembra non avere alcun interesse (e quando c’è l’interesse, manca l’efficacia) nell’assumersi certe responsabilità in termini di contenuti. Speravamo i Litfiba aprissero una strada che poi altri potessero percorrere, invece quel solco era una cicatrice, una di quelle ferite dalle quali è possibile sfiatare, respirare, ma che rimangono sanguinanti. Insomma: di musica di questo tipo non ne fa più nessuno e questo rock sospeso, unico, di 17 Re ne è la prova. Giganti.