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Che album Madame e Cosmo, che noia Achille Lauro e Arisa. Viva i Litfiba, male Antonacci e Hunt. Le recensioni

19 Aprile 2026 - 13:34 Gabriele Fazio

Madame – Disincanto

Con questo splendido album Madame fa brillare, nel senso proprio di esplodere, l’importanza della verità nella musica. Disincanto è un disco che arde di questa a tratti devastante, sempre disturbante, necessità di esprimersi con la massima onestà. Come se avesse buttato polvere, ma anche sensazioni distopiche, amori intensi e fugaci, l’impatto con il lato più brutale della discografia, la propria intera storia nella sua più cruda interezza, sotto il tappeto; e poi con Disincanto lo abbia alzato, sbattuto, improvvisamente, violentemente, per regalarci un’opera che avesse (e naturalmente ha) un senso catartico, tanto per lei quanto per noi. Una volontaria, dolosa, magnifica, contaminazione. Quello che Madame affronta e racconta è un percorso doloroso, figlio di una visione, musicale e animistica, cupa, ma del tutto intellettuale, il rap, ma questa non è una novità, portato in quella zona grigia in cui si mescola in scioltezza con il puro cantautorato. Una ricercatezza che appartiene ai grandi, portata nell’oggi trovando un equilibrio letterario tra l’attitude e lo slang del rap, fatto da una ragazza molto giovane, appena 24enne, e lo spessore di chi guarda al mondo più ponendosi domande che trovando risposte. L’imbarazzo e il disagio rispetto alle umane cose che solo i giganti possono permettersi. Per questo è tutto così vivido e le parole non si disperdono nell’aria ma incidono la pietra, il cuore, la testa, grazie alla potenza del coraggio di mostrare una vulnerabilità che va oltre l’essere generazionale per diventare universale, adulta, smontando i confini del target di riferimento, del dato, del maledetto algoritmo. Perché Madame parla a tutti, il suo Disagio non ha età, è figlio di un meccanismo perverso che inquadra e incastra tutti, ognuno a modo proprio, tutti incapaci di raccapezzarci, schiavi di sogni e istinti rasi al suolo dalla stessa identica, comunissima e leggiadra disillusione. E comunque grati, come Madame nella traccia finale, di esserci e viverlo questo disagio. Di certo, parliamo di uno dei dischi dell’anno.