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Che album Madame e Cosmo, che noia Achille Lauro e Arisa. Viva i Litfiba, male Antonacci e Hunt. Le recensioni

19 Aprile 2026 - 13:34 Gabriele Fazio

Cosmo – La fonte

La libertà che Cosmo si prende di spaziare dove il suo spiccatissimo, purissimo, impulso artistico tende a dirigerlo, è semplicemente entusiasmante. Clicchi play e non sai cosa ti aspetta. Ti farà ballare? Ti farà ancheggiare? Ti farà roteare? Ti fredderà, lì dove sei, in poltrona, da cantautore ormai completo, contemporaneo, che ormai ha sviluppato una rotta precisa, innalzandosi al di sopra dei parametri da chart? Qualsiasi cosa sia, è sincera. In questo caso parliamo di uno storytelling musicale, una panoramica intima sulla propria vita, in cui concetto e produzione, visione del formato canzone, si fondono con straordinaria agilità. Una visione che è quasi provocatoria, i versi, particolarmente accurati, e l’autotune sparato a 300 all’ora, qualsiasi idea che diventa mezzo per un’espressività, ancora una volta, nuda e cruda, estremamente carnale, anche quando, rispetto al passato, più romantica. La fonte, concettualmente, dovrebbe rappresentare l’inizio di qualcosa, invece qui diventa la fine, di una ricerca, tesa a minimizzare il suono, etereo ma sempre misurato, lontano dalla poetica clubbing con la quale l’abbiamo conosciuto, già messa da parte nel precedente lavoro, Sulle ali del cavallo bianco. Un album che trova un eccellente equilibrio tra l’istinto cannibale, profondamente artistico, che guida l’agire in musica di Cosmo, e un ragionamento da puro artigiano, sapiente e limpido. Un altro lavoro coi fiocchi.