25 aprile, Mattarella: «Nati per redimere chi aveva scelto il partito alla Patria». Contestazioni pro Pal a Milano, scortata fuori la Brigata ebraica

Il 25 aprile, con la Festa della Liberazione, è iniziato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha reso omaggio all’Altare della Patria al milite ignoto e a tutti i caduti per la liberazione, deponendo una corona d’alloro in occasione delle celebrazioni. La cerimonia ha dato il via ufficiale alle commemorazioni per l’81° anniversario della Liberazione. Terminata la cerimonia, il capo dello Stato è partito per San Severino Marche, città scelta quest’anno per la commemorazione ufficiale, fedele al suo ormai tradizionale pellegrinaggio della Memoria. Tanti i cortei in tutte le città italiane, da Milano a Bologna, con i leader dei vari partiti sparsi per il Paese.
Gualtieri sui fatti di Roma: «Un fatto inquietante, colpita la giornata simbolo per il nostro Paese»
Per il sindaco di Roma Roberto Gualtieri quello che è successo ai due manifestanti colpi da proiettili «È un episodio gravissimo, un fatto inquietante, che colpisce una giornata simbolo per i valori democratici del nostro Paese. Mi auguro che venga fatta piena luce al più presto su quanto accaduto e che i responsabili di questo gesto vile e vigliacco siano assicurati alla giustizia». Al momento sono al vaglio degli inquirenti le immagini delle telecamere per risalire ai responsabili, che erano a bordo di uno scooter.
«Me lo aspettavo, avevo espresso preoccupazione al questore»: così il sindaco di Milano Sala commenta i disordini
Il sindaco di Milano Beppe Sala ha detto la sua su quello che è accaduto durante il corteo tra manifestanti pro Pal e la Brigata ebraica: «Io devo dire che avevo espresso al prefetto e al questore la mia preoccupazione da tempo. Sinceramente un po’ me l’aspettavo», ha spiegato Sala. «La situazione in queste settimane, in questi mesi è questa, quindi c’è poco da stupirsi», ha aggiunto, facendo poi riferimento alla manifestazione della scorsa settimana in piazza Duomo: «I cosiddetti patrioti europei si sono riuniti qua per celebrare la remigrazione». Nonostante quello di quest’anno sia «un 25 aprile che non ci può piacere per come si sta svolgendo, essere qui non è importante, è fondamentale. Ma forse sarebbe ora che la smettessimo di chiamarla festa. Non è una festa, è un momento di riflessione, è un momento di impegno, è un momento di volontà. Però certamente tutto ciò si sta un po’ perdendo», ha detto il sindaco.
Salvini: «Il Pd rifletta sui compagni di piazza»
«Parole inaccettabili. Totale solidarietà a chi è stato aggredito, minacciato, e offeso dai soliti violenti di sinistra. Che il Pd rifletta sui propri compagni di piazza». Così Matteo Salvini ha commentato su X gli insulti rivolti alla Brigata Ebraica a Milano.
Le reazioni della politica, da Renzi a Marattin
«È come la favola di ‘al lupo, al lupo’. Per decenni ci siamo illusi di vedere il fascismo ovunque, anche quando si trattava semplicemente di opinioni diverse. Ora invece il fascismo sì è fatto vivo, solo che ha la bandiera rossa». Con queste parole il deputato Luigi Marattin, segretario del Partito Liberaldemocratico, ha commentato quello che è successo durante il corteo di Milano. I dirigenti del Pld sfilavano insieme alla Brigata Ebraica, cacciata dal corteo a causa dell’ostilità dei manifestanti pro Pal. Anche Benedetto Della Vedova, esponente di +Europa, ha commentato l’accaduto: «Una brutta pagina, un grande dolore vedere cosa fanno dei facinorosi che espellono la Brigata ebraica dal corteo del 25 aprile».
«Il 25 aprile dovrebbe essere la festa della democrazia, la festa di tutti. È invece quest’anno è stata segnata da episodi di intolleranza e violenza. A Milano, dove cori razzisti e vergognosi sono stati rivolti contro la Brigata ebraica. A Roma, dove due esponenti dell’Anpi sono stati colpiti da colpi di pistola ad aria compressa. E ancora, l’aggressione intollerabile ai militanti e dirigenti di Più Europa, l’allontanamento di un nostro iscritto al corteo di Bologna, colpevole di portare una bandiera ucraina. Un clima di odio inaccettabile. La politica sia unita nel respingerlo»: questo il commento di Matteo Renzi.
Brigata ebraica scortata fuori dal corteo di Milano
Fra fischi e applausi, insulti e grida ‘fuori, fuori’, la polizia in tenuta antisommossa sta facendo spostare lo spezzone della Brigata ebraica fuori dal corteo del 25 aprile a Milano, lungo via Senato.
Pro-Pal bloccano il corteo del 25 aprile a Milano, tensioni con la brigata ebraica
Mentre la testa del corteo del 25 aprile a Milano è quasi arrivata in piazza Duomo, risulta bloccato dalle proteste dei pro-Palestina tutto il resto del corteo milanese, compreso lo spezzone della Brigata ebraica, che ha percorso pochi metri e poi si è fermato. I militanti pro Palestina continuano a gridare “fuori dal corteo” e “vergogna” e bloccano il passaggio all’incrocio con via Senato e corso di porta Venezia.
Lo spezzone del corteo con la Brigata ebraica, oltre ai rappresentanti delle comunità iraniana e ucraina, è ora bloccato all’incrocio fra corso Venezia e via Senato, protetto da un cordone di forze sull’ordine mentre manifestanti intorno scandiscono «fuori, fuori». Per ragioni di ordine pubblico e per sbloccare l’impasse, le forze dell’ordine hanno chiesto loro di uscire dal corteo, cosa che al momento non pare intendono fare. La contestazione non sarebbe partita da gruppi di centri sociali organizzati.
Mattarella: «Ci mosse l'amor di Patria»
«Oggi, a San Severino Marche, facciamo memoria del 25 aprile, data della Liberazione del nostro Paese. A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria», ha dichiarato il Capo dello Stato.
«Quello – ha sottolineato il Capo dello Stato- che, con immenso sacrificio, ebbero a testimoniare i militari lasciati allo sbando, in assenza di ordini dopo l’8 settembre 1943. I giovani che fuggivano i bandi della sedicente Repubblica sociale italiana e che si unirono nelle formazioni partigiane. I contadini che venivano strappati alla terra per essere comandati a lavorare alla cosiddetta Linea Gotica, ultimo tentativo del Reich hitleriano di ritardare la disfatta. Le donne, le famiglie verso cui si scatenò, anche in queste contrade, una cieca violenza. I sacerdoti trucidati per rappresaglia, come don Enrico Pocognoni, Medaglia d’oro al Merito civile, parroco di Braccano di Matelica. I Carabinieri che dettero la vita, come il vice brigadiere Glorio Della Vecchia, Medaglia d’argento al valor militare, al quale fu intitolata la Caserma dei Carabinieri di San Severino e il maggior Pasquale Infèlisi, Medaglia di bronzo al valor militare, al quale è intitolata la Caserma della Legione Carabinieri Abruzzo e Molise a Chieti». «Questa -ha concluso Mattarella- la storia, scritta con la loro vita. Da questi italiani. In questa regione, le Marche, territorio di scontri pagati a caro prezzo dalle popolazioni. Un’area in cui fu protagonista -e va rinnovata gratitudine nei loro confronti- l’eroismo delle truppe polacche guidate dal generale. Anders e del Corpo Italiano di Liberazione, con le ricostituite formazioni dell’Esercito italiano».
«Lo scrittore statunitense, William Faulkner – premio Nobel per la letteratura nel 1949 – ammoniva, nel suo “Requiem per una monaca” che “il passato non è mai morto, non è neanche passato“. Ciò che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente. Ecco perché per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!», ha detto il presidente della Repubblica.
Mattarella: «Repubblica nata per redimere chi aveva scelto il partito alla Patria»
La Repubblica è «nata ottant’anni or sono, dalla libera scelta delle cittadine e dei cittadini italiani, solennemente sanzionata dal referendum istituzionale. Nata sugli orrori della guerra, sulla contrapposizione a un occupante e per redimere l’onta dei collaborazionisti che lo avevano affiancato privilegiando il partito sulla Patria. Repubblica, nata per esprimere la speranza e l’avvio di un futuro migliore». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, celebrando il 25 aprile a San Severino Marche. «Questo è stato il portato di ottant’anni di pace, di sviluppo, di progresso, segni distintivi dei valori raccolti nella Costituzione del nostro Paese, tanto cara agli italiani», ha dichiarato.
Schlein: «Le organizzazioni neofasciste vanno sciolte»
«La nostra Costituzione sancisce la libertà di manifestazione di pensiero e di opinione, ma dobbiamo dire che il fascismo non è un’opinione, è un crimine, è un reato», ha dichiarato Elly Schlein a sant’Anna di Stazzema. La segretaria Pd ringrazia allora «i 32 parlamentari che hanno letto la Costituzione per impedire una conferenza dei neofascisti». «Le organizzazioni neofasciste – ha incalzato – devono essere sciolte, questo dice la nostra Costituzione. Il 25 Aprile è un giorno di festa, di memoria, di impegno e porteremo avanti l’impegno della proposta di legge, nata proprio a Stazzema, contro la propaganda nazista e fascista». «Il 25 Aprile – ha detto ancora la segretaria dem – ci insegna che non va mai persa la speranza, e’ una giornata luminosa di riscatto e liberta’, la nascita di una nuova Italia».
Tensione a Roma per manifestanti con bandiere ucraine
Attimi di tensione alla manifestazione indetta dell’Anpi a Roma per il 25 aprile. Tutto è nato vicino a Porta San Paolo quando, poco prima delle 11, un gruppo di circa dieci manifestanti ha raggiunto i pressi della Piramide Cestia con bandiere ucraine. Le forze dell’ordine, secondo quanto si apprende, sono intervenute per evitare uno scontro. Anche perché alcuni manifestanti riconducibili alla componente di estrema sinistra hanno usato spray urticante anche in direzione di agenti in borghese. La situazione è poi tornata alla normalità. I manifestanti pro Ucraina erano del Partito dei radicali.
«Oggi, durante la nostra partecipazione alla manifestazione del 25 aprile a Roma, siamo stati aggrediti da fascisti con le bandiere rosse: ci hanno picchiati e ci hanno spruzzato addosso spray al peperoncino. Il nostro presidente, Matteo Hallissey, in questo momento è in ambulanza, soccorso dal personale del 118. Insieme a militanti radicali e a Ivan Grieco, siamo stati poi allontanati dal corteo solo perché avevamo con noi bandiere ucraine e di altri popoli oppressi. Un gesto vergognoso contro chi, da sempre, partecipa alle lotte antifasciste. Esigiamo una netta presa di distanza da parte dell’Anpi: il diritto di manifestare alla Festa della Liberazione appartiene a tutti. Questa vergogna non ha precedenti. Il fascismo è qui», denunciano in una nota Filippo Blengino e Patrizia De Grazia, Segretario e Tesoriera di Radicali Italiani.
«Fuori Lagalla e sionisti dal 25 aprile», sindaco contestato a Palermo
«Fuori Lagalla e i sionisti dal 25 aprile», «Lagalla dimettiti», sono alcuni dei cori di contestazione contro il sindaco di Palermo alla cerimonia di celebrazione della Liberazione, al giardino Inglese. «Vergogna… vergogna» hanno urlato i manifestati contro il primo cittadino Roberto Lagalla quando ha preso la parola. I manifestanti sventolavano bandiere della Palestina e Cuba. Alla base delle proteste l’incontro tra Lagalla e l’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, avvenuto qualche giorno fa.
A Bologna attivisti pro-Pal contestano il sindaco Lepore
Un gruppo di attivisti pro Palestina ha contestato il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, nel corso del suo intervento in piazza del Nettuno per l’81esimo anniversario della Liberazione. Al grido di “Palestina Libera“, una cinquantina di persone sono arrivate in piazza con bandiere della Palestina, cartelli e kefiah. Contestato anche il governo di Israele e il presidente Benjamin Netanyahu. Il sindaco è stato invece applaudito quando ha preso posizione contro il governo israeliano e le politiche del governo Meloni
Milano divisa in tre cortei: le diverse visioni sulle guerre in corso
La manifestazione di Milano dovrebbe partire unita da corso Venezia, per poi dividersi in tre cortei diversi che sottolineano le diverse visioni sulle guerre in corso, riferisce il Corriere. La parte maggiore, con il sindaco Beppe Sala, finirà come sempre in piazza Duomo, con la presenza anche di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs, oltre al segretario di +Europa Magi. Ma uno spezzone del corteo dovrebbe sviare verso piazza San Fedele con il Coordinamento per la Pace e un’altra verso piazza Fontana, con le comunità palestinesi. Amareggiato il presidente di Anpi Milano, Primo Minelli, che al Corriere ha commentato: «Davanti alle emergenze democratiche che stiamo attraversando, rompere l’unità del fronte antifascista non è una cosa bella». La Comunità ebraica ha annunciato che non parteciperà alle manifestazioni, per la ricorrenza dello Shabbat ma non solo. Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica di Roma, ha scritto che negli ultimi anni «il 25 aprile ha preso una direzione diversa», diventando un luogo «dove si accumulano rivendicazioni, parole d’ordine, cause che nulla hanno a che fare con la sofferenza delle vittime reali del nazifascismo». Alla manifestazione milanese sarà invece presente la brigata ebraica, con il presidente Davide Romano che ha spiegato: «Con noi ci saranno iraniani, venezuelani, ucraini».
Gli altri leader politici: Schlein a Sant'Anna di Stazzema, Conte a Napoli
Elly Schlein ha scelto Sant’Anna di Stazzema, il paese della terribile strage, mentre Giuseppe Conte sarà a Napoli, al monumento a Salvo D’Acquisto. Carlo Calenda andrà a Torino al Museo della Resistenza. . A Roma i cortei saranno quattro, anche se la cosa è abbastanza ricorrente. Nella notte di giovedì, in piazza Epiro è comparso uno striscione con la scritta «partigiano infame». Per il presidente della Regione Lazio Rocca, il «gesto volgare di pochissimi idioti».
Chi c'era all'Altare della Patria per il 25 aprile
Ad accompagnare il presidente Mattarella c’erano la premier Giorgia Meloni, i presidenti del Senato Ignazio La Russa e della Camera Lorenzo Fontana. Presenti anche il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il capo di stato maggiore della Difesa Luciano Portolano. Alla cerimonia erano presenti anche i vertici dell’Esercito e i rappresentanti delle associazioni combattentistiche. Da quel momento in avanti, la giornata per buona parte di esponenti istituzionali e leader politici si frammenta, ognuno in un luogo diverso per le commemorazioni.
Il messaggio di Salvini: «Contro ogni dittatura, nazifascista, comunista o islamista»
Il vicepremier della Lega Matteo Salvini ha scritto su X: «Contro ogni dittatura e ogni regime, nazifascista, comunista o islamista, ora e sempre. Per la libertà, ora e sempre. Grazie a chi ha donato la vita per salvare altre vite». Il leader leghista, come già in passato, andrà a Tavarnuzze, al Cimitero americano di Firenze. L’altro vicepremier Antonio Tajani sarà prima alle Fosse Ardeatine, poi si sposterà a Ferentino.
Contro ogni dittatura e ogni regime, nazifascista, comunista o islamista, ora e sempre.
Per la libertà, ora e sempre.
GRAZIE a chi ha donato la vita per salvare altre vite. pic.twitter.com/UoDqiyaopE— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) April 25, 2026

