Le intercettazioni di Askatasuna: «C’è un bel negretto sano. La ragazza picchiata? Esagera»

Il 31 marzo 2025 a Torino 28 imputati del centro sociale Askatasuna sono stati assolti dall’accusa di associazione a delinquere perché «il fatto non sussiste». 18 sono stati condannati per reati di altra natura. Tra cui Giorgio Rossetto, uno dei capi storici del centro: 3 anni e 4 mesi. Nel frattempo sono uscite le motivazioni della sentenza e oggi il quotidiano La Verità le racconta. Tra scontri di piazza, armi rudimentali e intercettazioni in cui si parla di «negretti», del 25 Aprile come «una rottura di coglioni» e alcuni esempi di violenza di genere.
Le intercettazioni di Askatasuna
La prima storia è quella di una famiglia di stranieri ospitata nello Spazio Neruda. Che paga una quota pro capite. I Camara danno problemi: lui spaccia, lei protesta. E allora gli antagonisti lo cacciano dallo spazio. Riempiendolo di botte. E intanto nelle intercettazioni gli attivisti parlano degli immigrati africani chiamandoli «negri» o talvolta «negroni» o «baluba». In una conversazione intercettata, due dei capetti, i fratelli Raviola, ragionano sull’educazione di un bambino straniero. Parlano di prendere «un bel negretto sano», «già fatto e finito», «già svezzato», da «allevare come un bianco». Al massimo, notano, «spendi un po’ di più a fargli un po’ di imprinting per cacciare via i complessi». E concludono: «Come i cani, sempre meglio prenderli educati da adulti che un cucciolo che dio c… dovresti spaccarlo».
«Non muoiono di fame»
In un’altra conversazione Rossetto spiega a un altro che alcuni stranieri vengono qui apposta per spacciare «non muoiono di fame» e «poi se ne tornano a casa perché hanno messo da parte 15.000/20.000 euro e al loro Paese sono dei ricconi». Quando si libera il posto dei Camara, «Però dico», spiega, «cerchiamo di… bisogna fare selezione… non basta basarci sulla simpatia di un giorno, di due, tre, quattro, qui ci vuole, ma poi la gente, noi dobbiamo affidarci a gente che poi partecipa… Ci vuole un minimo di preparazione per ospitare della gente nei loro spazi… Se non hanno un minimo anche di preparazione, non sai chi è… Malcolm X... almeno sapere chi cazzo è Malcolm X, non dico Tom Sankara, sai quelli proprio dell’Africa, dei loro Paesi, sai un nigeriano dignitoso, non lo so, ti impegni, sei mesi e voglio sapere tutto della sua vita, se non lo sai… niente, cosa vieni a fare qui Dio… noi non siamo… la Caritas, e se non c’è un minimo d’impegno, di conoscenza, di maturazione, di maturità, che cazzo ce li teniamo a fare».
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Le botte alla ragazza
In un’altra intercettazione una militante accusa il «movimento antagonista di aver tollerato Angelo in quanto considerato uno che spacca». In sostanza i compagni avrebbero tollerato «che lui picchiasse la ragazza, che la minacciasse, che l’avesse sbattuta con la faccia sul tavolo, e lei stessa sarebbe stata costretta a sopportare, oltre una serie di problemi nella sua comunità, anche la presenza e lo sguardo di Angelo». Poi c’è Michele, accusato di abusi. Due militanti ne parlano al telefono. «Loro son andati a casa assieme», dice uno, «han scopato, serata normalissima poi mentre dormiva lui ha tentato un approccio e lei non ha voluto… Gli ha detto che cazzo fai?». Michele ci sarebbe «rimasto male» ma si sarebbe comunque fermato. Per la compagna tuttavia quel gesto sarebbe «un tentativo di stupro… sta roba qua».
Recidiva
Commentando la vicenda di Michel un militante dice: «Comunque sembra che questa sia recidiva di ste storie qua». Non è possibile, aggiunge sempre a proposito della ragazza, che «ti capitano tutte a te»: «O son tutti stronzi oppure forse c’hai fatto un po’… c’hai preso gusto insomma». Infine, dopo una raccolta di cibo effettuata durante il lockdown Covid apparentemente per aiutare i bisognosi, Nelle intercettazioni si legge che una militante «diceva agli altri di non fare la spesa tanto c’era la roba della spesa solidale». Già, a quanto pare alcuni pensavano bene di tenersi i generi alimentari donati.
