Bufera sul Bando FIS 3: 326 progetti di ricerca a rischio per problemi burocratici. I ricercatori chiedono più tempo alla ministra Bernini

Il bando FIS 3 che ha stanziato un finanziamento di 475 milioni di euro a sostegno di 326 «progetti di ricerca di elevato contenuto scientifico» si è trasformato in una trappola burocratica, a causa di tempistiche che rendono impossibile ai ricercatori avviare i progetti per i quali si sono aggiudicati i finanziamenti entro la data indicata: il 30 maggio 2026.
Il bando Bando FIS 3 (Fondo Italiano per la Scienza)
Il bando recita come l’obiettivo principale sia quello di «promuovere lo sviluppo della ricerca fondamentale secondo le modalità consolidate a livello europeo sul modello dell’European Research Council (ERC)». È rivolto a ricercatrici e ricercatori indipendenti, che lavorano sotto il coordinamento scientifico di un “Principal Investigator”(responsabile della ricerca), italiano o straniero, incaricato di coordinare le attività di ricerca e di presentare «una proposta progettuale da svolgere in una delle Università e Istituzioni Universitarie italiane statali e non statali, oppure in una delle Scuole Superiori a ordinamento speciale, Enti pubblici di ricerca, Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) pubblici e privati, soggetti giuridici con finalità di ricerca, in possesso dei requisiti minimi previsti dal Bando». Così le risorse annuali verrebbero ripartite a seconda della tipologia di progetto: il 50% a favore della linea d’azione “Starting Grant”, ovvero quella che vede coinvolti ricercatori emergenti, il 20% a favore della linea d’azione “Consolidator Grant”, ricercatori in carriera, il 30% a favore della linea d’azione “Advanced Grant”, ricercatori affermati. La durata massima dei progetti presentati doveva essere di 5 anni e la domanda di partecipazione doveva essere presentata dal Principal Investigator, in lingua inglese, a partire dalle ore 12:00 del 27 novembre 2024 e fino alle ore 12:00 del 27 gennaio 2025.
Le criticità messe in luce dai 222 ricercatori firmatari
222 ricercatori vincitori del Bando FIS3 – che costituiscono il 68% dei selezionati – hanno firmato e inviato una lettera collettiva il 30 gennaio 2026 e indirizzata al ministero dell’Università e della Ricerca, all’attenzione della Ministra Anna Maria Bernini e al dirigente dell’ufficio III, la dottoressa Laura Patella. La lettera, alla quale dichiarano di non aver ricevuta nessuna risposta, sottolinea la necessità di estendere – rispetto alla data prevista del 30 maggio – all’intero anno 2026, la possibilità di avvio dei progetti, a causa di numerose difficoltà amministrative. Nel documento si legge che «si rendono necessarie condizioni operative idonee allo svolgimento della ricerca e volte a massimizzarne l’impatto, in una logica di collaborazione tra PI («Personal Investigator», ovvero i responsabile della ricerca, vincitori del bando), Host Institution (le università che ospitano i progetti vincitori, ndr) e Istituzioni».
La tempistica di avvio dei progetti
La principale criticità sollevata è quella legata alla data ultima per l’avvio dei progetti, previsto entro il 30 maggio 2026 e fissata dai decreti direttoriali n. 18169 del 27 novembre 2025, n. 18008 del 12 novembre 2025 e n. 18010 del 12 novembre 2025. Ma il tempo che intercorre tra l’emanazione dei decreti, datati novembre 2025, e il termine ultimo per l’avvio dei progetti «risultano estremamente contenuti e difficilmente compatibili». Inoltre, un mancato rispetto del termine previsto comporterebbe la revoca del finanziamento e l’obbligo di restituzione integrale delle somme già erogate.
La contrattualizzazione dei ricercatori da parte delle Università
Un ulteriore punto critico messo in luce dai ricercatori firmatari sarebbe la ristrettezza dei tempi concessi alle università che ospitano i ricercatori per poter consentire un loro inquadramento nelle sedi ospitanti entro i termini previsti per l’avvio del progetto. Inoltre, viene recriminato come molti vincitori del Bando FIS 3 siano e saranno già con ogni probabilità impegnati in attività di ricerca con sedi di impiego spesso europee o extraeuropee, che comporterebbero impegni didattici e progettuali la cui durata si estenderebbe fino al termine dell’anno accademico in corso, andando quindi a sovrapporsi con i tempi di avvio del progetto.
Casi di maternità, malattia e congedo parentale
Alcuni vincitori hanno messo in luce un’ulteriore contraddizione, definita al limite della discriminazione: l’assenza di tutele per i ricercatori e ricercatrici vincitori che si trovino al momento ed entro la data di avvio del progetto in maternità, malattia o congedo parentale. I ricercatori e le ricercatrici sottolineano: «Una lavoratrice in congedo dovrà dunque, paradossalmente, dare avvio a un progetto di ricerca, partecipare alle commissioni di selezione del personale e gestire procedure di gara, in aperta tensione con i diritti che la legge italiana le riconosce». La legge italiana prevede infatti cinque mesi di congedo di maternità obbligatorio a cui possono aggiungersi fino a sei mesi di congedo parentale facoltativo, per un totale di undici mesi. Una comunicazione relativa al bando concede invece un’estensione massima di soli cinque mesi, peraltro comprensivi dei tre mesi previsti dal bando per cause di “forza maggiore”.
La condizione precaria dei vincitori Starting Grant
In un’ulteriore lettera, indirizzata ai membri delle Commissioni parlamentari competenti in materia di Università e Ricerca, si evidenzia: «La situazione si rivela particolarmente problematica per i vincitori di Starting Grant. Da una nostra ricognizione sistematica sulle posizioni dei 200 vincitori di Starting Grant, emerge che due terzi (il 67%) non detengono una posizione che possa stabilizzarsi a tempo indeterminato in Italia: si tratta di assegnisti di ricerca, ricercatori a tempo determinato di tipo A (RTDA), titolari di contratti non standard presso enti di ricerca e IRCCS, oppure ricercatori attualmente operanti presso istituzioni estere». Inoltre, il 14% del totale degli Starting Grant proviene dall’estero, dove spesso sono titolari di posizioni che offrono maggiori garanzie di stabilità rispetto a quelle legate al progetto Bando FIS 3, e si trovano a valutare la rinuncia al finanziamento, vanificando l’investimento pubblico e l’obiettivo di attrazione dei talenti.
L’acquisizione della strumentazione scientifica
C’è poi il tema dell’acquisizione della strumentazione scientifica necessaria ai progetti. I tempi burocratici per questa operazione possono estendersi da un minimo di 6 mesi fino a oltre 12 mesi e si prevede un tempo di ammortamento convenzionale del costo di 5 anni, impossibile da rispettare date le tempistiche attuali di avvio dei progetti. A questo si aggiunge che l’arrivo tardivo della strumentazione comprometterebbe in molti casi lo svolgimento dei progetti. «Una proroga dell’avvio delle attività progettuali permetterebbe, essendo i fondi già nella disponibilità delle Università ospitanti, di espletare le procedure per l’avvio dell’iter, rendendo possibile l’utilizzo della strumentazione in tempi adeguati e senza necessità di ricorrere a strumenti palliativi per l’ammortamento».
I rischi connessi a una mancata proroga
Come si legge nella lettera del 30 gennaio indirizzata al ministero dell’Università e della Ricerca: «Qualora il termine ultimo per l’avvio delle attività progettuali fosse mantenuto al 30 maggio, risulta chiaro come le tempistiche di cui sopra comprometterebbero di fatto la possibilità di una corretta predisposizione delle risorse programmate e quindi limiterebbero fortemente o impedirebbero del tutto l’avvio e l’espletamento del progetto stesso, causando, nei casi più critici, la rinuncia al finanziamento stesso». I ricercatori richiedono quindi l’adozione di un provvedimento, già concesso nell’edizione precedente del bando, che permetta di estendere il termine di avvio dei progetti al 31 dicembre 2026, oltre all’adeguamento della disciplina dei congedi di maternità e parentali alla normativa italiana ed europea, e allo sblocco delle risorse necessarie alla stabilizzazione dei PI vincitori. E concludono: «La sostanza è una sola: si finanzia l’eccellenza scientifica senza garantire le condizioni minime perché possa essere esercitata».
Interrogazione a risposta orale al Senato
In data 28 aprile 2026 è stata depositata l’interrogazione a risposta orale 3-02556, presentata dal senatore Andrea Crisanti in Senato durante la seduta n.415, con co-firmatarie altre quattro esponenti del PD, per la quale non risulta ancora che sia stata calendarizzata la risposta da parte del ministero dell’Università e della Ricerca. Il documento cita come, rispetto alle richieste avanzate dai ricercatori in data 30 gennaio 2026 al MUR, «oggi tale comunicazione e un successivo sollecito non hanno ricevuto riscontro alcuno». È infine richiesto se il ministro, Anna Maria Bernini, sia a conoscenza delle criticità esposte in relazione alle tempistiche di avvio dei progetti, se non ritenga opportuno adottare le iniziative necessarie al fine di «consentire l’ammortamento della strumentazione scientifica necessaria ai progetti su 3 anni o, in alternativa, rendere ammissibile l’intero costo di acquisto eliminando le regole di ammortamento, criterio già adottato per i progetti FIS2».
