Google patteggia per le accuse di razzismo: 50 milioni di dollari ai dipendenti neri. Così l’azienda li penalizzava

Google ha raggiunto un accordo da 50 milioni di dollari per chiudere una class action avviata nel 2022 da circa 4mila dipendenti afroamericani. L’azione legale accusava l’azienda di aver adottato pratiche discriminatorie sistemiche nei processi di assunzione, nella definizione degli stipendi e nei percorsi di carriera. L’intesa mette fine al contenzioso e arriva dopo la convalida definitiva da parte del tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto nord della California, che ha sancito la chiusura del caso collettivo. L’intesa è una risoluzione delle controversie e non costituisce un’ammissione di responsabilità da parte del colosso tech.
Le accuse dei dipendenti
Il caso giudiziario era nato dalla denuncia presentata dall’ex dipendente April Curley, che aveva segnalato l’esistenza di un trattamento sistematicamente sfavorevole nei confronti dei lavoratori neri all’interno dell’azienda. Da quella iniziativa è poi nata una class action, alla quale si sono uniti altri ex dipendenti, che hanno descritto una presunta cultura interna caratterizzata da discriminazioni su base razziale. Secondo quanto riportato nelle accuse, i dipendenti afroamericani sarebbero stati spesso assegnati a ruoli inferiori rispetto alle loro qualifiche effettive, con ricadute dirette su retribuzione, valutazioni professionali e possibilità di avanzamento. Ora Google ha deciso di chiudere il caso con un patteggiamento.
«Le discriminazioni non possono essere tollerate»
«Per troppo tempo, i dipendenti di colore nel settore tecnologico hanno dovuto affrontare ostacoli che limitano le loro opportunità», ha dichiarato l’avvocato per i diritti civili, Ben Crump. «Questo accordo rappresenta un passo significativo per responsabilizzare una delle aziende più potenti al mondo e per chiarire che le pratiche discriminatorie non possono e non saranno tollerate», ha concluso.

