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Paolo Trame, il papà di Giovanni, ucciso dalla madre: «Mi disse: papà, prendi i miei risparmi e salvami. Non hanno saputo aiutarci»

17 Maggio 2026 - 09:21 Alba Romano
Giovanni Trame ucciso a Muggia
Giovanni Trame ucciso a Muggia
Il racconto dell'uomo al Corriere: «Ora chiedo giustizia». I deliri di Olena prima dell'omicidio del figlio di 9 anni: «A servizi sociali e forze dell’ordine sosteneva che non fossi io il padre, che voleva fare la prova del dna e che ero omosessuale»
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A Muggia Paolo Trame, padre del piccolo Giovanni, ucciso a coltellate lo scorso 12 novembre dalla madre, apre per la prima volta lo zainetto del figlio. Lo fa davanti all’inviata del Corriere della Sera Benedetta Moro. Dentro ci sono le carte da gioco e cinque euro. «Erano i soldi della fatina dei denti, che Giovanni metteva da parte per sentirsi indipendente, ma li usava anche per offrirmi la pizza, era generoso. Un giorno, però, mi ha detto: papà, se ti servono i miei risparmi, prendili e cerca di salvarmi», racconta l’uomo. Il suo figlio di 9 anni è stato ucciso a coltellate dalla mamma Olena Stasiuk, 55, nell’appartamento dove la donna viveva dopo la separazione dal marito. Avevano l’affidamento
congiunto. Quel pomeriggio il bimbo aveva un incontro con la madre. Da solo. La donna ora si trova nella
sezione psichiatrica del carcere di Bologna: ha un disturbo paranoide grave associato a un disturbo schizoide. A luglio inizierà il processo, con giudizio immediato.

«La madre aveva provato a strozzarlo»

«La madre aveva appena provato a strozzarlo. Lui non si sentiva al sicuro con lei», spiega Paolo Trame, ricordando quella frase di Giovanni, sui soldini. E c’erano maltrattamenti, denunciava. «Una volta – racconta l’uomo – non gli aveva dato da mangiare. Lo stesso giorno mi disse che la madre gli aveva infilato un dito nell’ano senza motivo. Avevo denunciato tutto, ma era stato tutto archiviato».

Le videoregistrazioni con la psicologa e l’incongruenza con quello detto da bimbo: «Un incontro da solo con mamma? Un’idea pazza»

Come sia possibile che si sia arrivati a questo punto Paolo se lo chiede ancora. E denuncia: «Ho rilevato diverse incongruenze tra quanto riportato nella relazione dalla psicologa incaricata dal tribunale per
la consulenza — su cui il tribunale decise di ripristinare da maggio un incontro settimanale non protetto con la madre — e quanto lo stesso Giovanni aveva riferito durante i colloqui con lei». A provarlo le videoregistrazioni di questi incontri. «Ad esempio – racconta l’uomo al Corriere – quando la psicologa gli chiede se vuole vedere da solo la mamma, senza educatrice, lui risponde deciso che è “un’idea pazza” restare da solo con la mamma. Ma nella relazione diventa: “Non so se è una buona idea”. Proprio per
spiegare il perché gli sembrasse un’idea “pazza” Giovanni le aveva poi raccontato tutti gli episodi in cui la madre era stata violenta con lui, ma nella relazione c’è scritto che mio figlio non aveva dato spiegazioni».

Il disturbo schizotipico con ideazione paranoidea

Molto secondo il padre di Giovanni è da attribuire alle «persone che la seguivano e alcuni medici. La prima diagnosi psichiatrica, tra il 2017 e il 2018, indicava un grave disturbo schizotipico con ideazione paranoidea, simile a quello descritto oggi dal perito del gip. Dopo quella valutazione gli incontri senza
educatore erano stati sospesi. In seguito, altre diagnosi considerarono concluso il percorso di cura ritenendola guarita. Invece per il mio consulente, il medico legale Raffaele Barisani, che mi segue con i miei avvocati Giorgio Altieri e Ida Blasi dello studio legale Tonucci & Partners, era necessario un accertamento psichiatrico approfondito». Il padre ricorda il piccolo, quanto amava la casa, gli animali, le passeggiate. «Dopo la sua morte trovai un biglietto: “Ti voglio bene papà, sei il migliore del mondo”. Avevamo tanti progetti».

I deliri di Olena prima dell’omicidio: «A servizi sociali e forze dell’ordine sosteneva che non fossi io il padre, che voleva fare la prova del dna e che ero omosessuale»

Nella sua intervista al Corriere Paolo Trame ricorda i giorni antecedenti l’omicidio. «Olena si era presentata più volte dai servizi sociali e dalle forze dell’ordine sostenendo che non fossi io il padre, che
voleva fare la prova del dna e che ero omosessuale. Diceva anche delirando che insegnavo a Giovanni a essere omosessuale. Nonostante questo l’incontro del 12 novembre non protetto non è stato sospeso. E quel pomeriggio, Olena ha chiesto a Giovanni se gli piacevano le bambine. Ha risposto che preferiva stare con i suoi amici. Poi è successo quello che sappiamo». Ora chiede giustizia. Ha depositato una denuncia, con cui ha richiesto di accertare tutti gli errori e le responsabilità che non hanno fermato quell’omicidio, con un’integrazione della denuncia iniziale fatta alla Procura.