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Così un gioco da tavolo sta diventando uno strumento di psicoterapia: Dixit e l’esperimento a Bologna

25 Maggio 2026 - 08:36 Riccardo Lichene
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A Bologna un gioco da tavolo è stato protagonista di una iniziativa che ha coinvolto anche gli psicologi
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Un gioco da tavolo che si sta trasformando in uno strumento di psicoterapia: è Dixit, che è stato protagonista per tutto lo scorso weekend di un’installazione interattiva del progetto Closer – Becoming the City, un’iniziativa della città di Bologna. Durante l’evento sono state create nuove carte del gioco usato da moltissimi psicologi.

Il gioco che ci mostra il nostro inconscio

«Il concetto di ‘proiezione’ è indispensabile per capire le potenzialità di Dixit nel mio ambiente – racconta la dottoressa Chiara Coci, neuropsichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza presso il Policlinico di Milano -. In poche parole è un meccanismo di difesa che utilizziamo tutti nella vita di ogni giorno e che ci porta ad attribuire qualcosa che abbiamo dentro, paure, giudizi, sogni, speranze, a uno stimolo esterno che tira fuori ciò che abbiamo sotterrato in maniera indiretta e inconscia». La dottoressa riassume il concetto in una barriera che viene giù: «Le macchie di Rorschach funzionano allo stesso modo perché grazie a qualcosa di indefinito è possibile intuire cosa c’è dietro a livello di funzionamento della persona. Il test di Rorschach è scientificamente dimostrato e usato in tribunale, Dixit non ancora, ma è stato creato da Jean-Louis Roubira, uno psichiatra infantile esperto della relazione mamma-bambino».

Anche se il gioco non è uno strumento standardizzato, «ha un potenziale incredibile perché le sue carte hanno caratteristiche importanti in fase diagnostica: sono suggestive, raccolgono elementi dell’immaginario quotidiano, stimolano la nostra immaginazione, la riflessione e quindi la proiezione», spiega Coci.

Come funziona Dixit

Dixit ha fatto il suo debutto nel 2008 come party game ad alto tasso di creatività: regole semplici, immagini evocative e una forte enfasi sul dialogo tra chi gioca. Il suo successo è stato tale che la ex Asterion Press, ora Asmodee Italia, è passata da distributore a editore che ogni anno pubblica decine di giochi.

Le regole di Dixit sono molto semplici: a ogni turno, un giocatore assume il ruolo di narratore e sceglie una carta dalla propria mano. Queste non hanno testo, solo illustrazioni pensate per essere evocative e non avere un’interpretazione univoca. Osservando l’immagine, il narratore pronuncia una parola, una frase, una citazione o qualsiasi indizio che possa evocarla senza renderla troppo evidente. A quel punto gli altri giocatori selezionano segretamente una carta dalla propria mano che possa adattarsi allo stesso indizio. Le carte vengono mischiate e rivelate: l’obiettivo è indovinare quale fosse la carta originale del narratore. La sfida sta nel trovare il giusto equilibrio: un indizio troppo ovvio permetterà a tutti di indovinare, mentre uno troppo criptico non convincerà nessuno. Il gioco premia la capacità di suggerire, interpretare e costruire significati condivisi. Proprio grazie alla sua natura malleabile, il gioco è diventato uno strumento nell’arsenale degli psicologi perché si comporta in modo simile al famoso test di Rorschach.

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