Operation Epic Furious: come funziona il videogioco satirico su Trump e l’Iran in cui non si può mai vincere

La Casa Bianca non è estranea all’utilizzo dei videogiochi per fare propaganda. Ora un collettivo artistico ha usato lo stesso medium per prendere in giro l’amministrazione Trump e il suo sforzo bellico nello Stretto di Hormuz. Il titolo si chiama Operation Epic Furious: Strait to Hell e oltre al teatro iraniano include scontri con il papa e il sindaco di New York Zohran Mamdani, che nel gioco è un “villain“. A svilupparlo è stato il collettivo anonimo Secret Handshake, i responsabili della statua dorata in stile Jack e Rose di Titanic con protagonisti Trump e Jeffrey Epstein esposta sul National Mall.
Chi c’è dietro videogioco di Trump
Il gioco è disponibile gratuitamente sia online, sia in alcuni cabinati arcade posizionati al War Memorial di Washington DC. Una targa vicino all’installazione recita: «L’amministrazione Trump sa che il modo migliore per vendere la guerra è trasformarla in un videogioco, ecco perché hanno sfornato i video promozionali più pazzi sulla guerra in Iran. Ma perché fermarsi ai filmati quando si può andare a tutto gas? Vi presentiamo Operation Epic Furious: Strait to Hell, un simulatore ad alta velocità, patriottico e con i piedi per terra, dove la libertà non si discute, si conquista. Nessun briefing, nessuna esitazione; solo puro patriottismo pixelato. Allacciate le cinture e giocate duro, perché questo gioco potrebbe non finire mai». La citazione fa riferimento ai video, che hanno causato le ire di Nintendo e di alcune stelle dell’industria come il doppiatore di Master Chief, il protagonista di Halo, in cui i bombardamenti alle infrastrutture iraniane vengono montati sugli audio e insieme alle clip di videogiochi famosi.
Com’è il videogioco di Trump
Il gioco, ispirato a classici come Chrono Trigger, ha come protagonista proprio Trump che ha la missione di riaprire lo Stretto di Hormuz tra barili di greggio da raccogliere e post sui social da scrivere. Tra i co-protagonisti ci sono il direttore dell’FBI Kash Patel, il segretario di Stato Marco Rubio, il vicepresidente JD Vance ed Elon Musk. I cattivi del gioco sono una studentessa iraniana (una citazione alla scuola di Minab bombardata all’inizio del conflitto) e il “DEIyatollah”, un ibrido tra il leader del regime iraniano e i programmi di inclusione tanto odiati dal presidente. Per abbatterli il presidente può sferrare mosse come il “Mar-a-Lazer” (il laser della residenza di Trump Mar a Lago), ma il cuore del gioco è la sua inutilità: non si può vincere perché le azioni di Trump non hanno quasi mai conseguenze, ma si può scegliere come perdere. Nei primi minuti, per esempio, è possibile parlare con Melania che, senza che le venga chiesto nulla dice «Non sono mai stata sul jet di Epstein» per poi chiedere: «Avete già bruciato i documenti?». Il riferimento è alla conferenza stampa a sorpresa tenuta di recente dalla first lady proprio sul caso Epstein. Se chi gioca sceglie di bruciare i documenti, Operation Epic Furious: Strait to Hell passa alle fasi successive, se invece si seleziona l’opzione “tenersi per mano” il gioco finisce all’improvviso, una citazione al video in cui proprio la first lady ritrae la sua mano da quella del presidente.

