Iran, Rubio: «Ora c’è Project Freedom ed è un’operazione difensiva». Due cacciatorpedinieri Usa superano lo Stretto di Hormuz – La diretta

Nel 67esimo giorno della guerra del Golfo tra Usa, Israele e Iran i negoziati di pace sono ancora in stallo e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto di non poter rispondere alla domanda se la tregua sia ancora in vigore o meno. Intanto l’Iran annuncia che “Project Freedom”, il piano dell’America per riaprire Hormuz, «è già morto» e Teheran smentisce che una nave olandese che batte bandiera Usa abbia passato il blocco con l’aiuto della Marina di Washington.
I prezzi del petrolio sono però oggi in calo, anche se l’intelligence Usa fa sapere che il conflitto non ha rallentato il programma nucleare iraniano. Secondo il Financial Times l’aumento delle vendite delle pompe di calore registrato in Europa è un segnale che la nuova crisi dei combustibili fossili ha innestato la domanda di tecnologie più ecologiche. Nel frattempo l’Ue condanna gli attacchi dell’Iran nel Golfo e li definisce violazioni del diritto internazionale.
Rubio: «Vogliamo un mondo senza Hezbollah, l'Italia può esserci d'aiuto»
«Ciò che deve accadere in Libano, ciò che tutti vogliono vedere, è un governo libanese con la capacità di colpire Hezbollah e smantellarlo» e «penso che l’Italia potrebbe essere d’aiuto in questo senso». Lo ha dichiarato il segretario di Stato americano, Marco Rubio, nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca. «Gli italiani sono coinvolti da tempo nell’addestramento della polizia e nell’addestramento delle forze» libanesi, «quindi ci piacerebbe sentire il loro parere al riguardo», ha aggiunto Rubio, in vista della visita in programma questa settimana a Roma.
Rubio: «Project Freedom è un'operazione difensiva»
«L’operazione Epic Fury è conclusa. Trump lo ha notificato al Congresso. Adesso c’è l’operazione Project Freedom: è chiaro e che tutti comprendano che questa non è un’operazione offensiva. Si tratta di un’operazione difensiva. E il significato di ciò è molto semplice: non si spara a meno che non siano loro a sparare per primi». Lo afferma il segretario di Stato americano, Marco Rubio, parlando della missione Project Freedom in Iran. «Noi non li stiamo attaccando. Non lo stiamo facendo, ma se dovessero attaccare una nave, sarebbe necessario rispondere: non si spara a meno che non siano loro a sparare per primi. E finora abbiamo avuto successo in questo ambito», ha aggiunto Rubio, parlando in un briefing alla Casa Bianca.
L’Iran ha «sempre» sostenuto di non volere un’arma nucleare, ma l’ha sempre voluta. «Dice che non la vuole ma non lo pensa davvero», ha aggiunto il segretario di Stato.
Teheran sostiene che non ha colpito gli Emirati Arabi Uniti nelle ultime ore
Non è stato l’Iran a prendere di mira gli Emirati Arabi Uniti negli ultimi due giorni. A sostenerlo è il quartier generale del comando unificato Khatam al-Anbiya, in una nota riportata dalla televisione di stato iraniana. «Le Forze Armate della Repubblica Islamica dell’Iran non hanno effettuato alcuna operazione con missili o droni contro gli Emirati Arabi Uniti negli ultimi giorni e, se fosse avvenuta un’azione del genere, l’avremmo annunciata in modo inequivocabile ed esplicito», si assicura. «Pertanto, la notizia diffusa dal ministero della Difesa di quel Paese e’ categoricamente smentita ed è del tutto infondata», prosegue la nota. «Avvertiamo che se dal territorio degli Emirati Arabi Uniti verrà intrapresa qualsiasi azione contro le isole, i porti e le coste iraniane, daremo una risposta schiacciante», chiariscono i militari.
Iran: «Dura risposta a chi compromette la sicurezza nello Stretto di Hormuz»
Cnn: «Usa e Israele stanno coordinando una potenziale nuova ondata di attacchi a Iran»
Fonti Ue: «Prezzi gas e petrolio su di oltre il 50% dalla crisi in Iran»
Cbs: «Due navi militari Usa hanno attraversato Hormuz schivando raid iraniani»
Trump: «Il Papa sta mettendo in pericolo molti cattolici»
L'Ue condanna gli attacchi dell'Iran nel Golfo
«L’Ue condanna fermamente gli attacchi missilistici e con droni sferrati non provocati dall’Iran contro i nostri partner strategici nel Golfo» ed esprime «solidarietà agli Emirati Arabi Uniti e all’Oman, che sono stati colpiti dagli attacchi. Esortiamo l’Iran a porre immediatamente fine a questi attacchi, che costituiscono una palese violazione del diritto internazionale, e a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dei paesi della regione, in linea con la risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che deve essere pienamente attuata». Lo dichiara un portavoce della Commissione Ue in una nota. «La sicurezza in Europa e nel Golfo – sottolinea – è strettamente interconnessa. L’Unione europea continuerà a collaborare con i partner della regione per contribuire all’allentamento delle tensioni e alla stabilità regionale. Siamo pronti – conclude – a contribuire a tutti gli sforzi diplomatici volti a ridurre le tensioni e a trovare una soluzione duratura per porre fine alle ostilità, impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari e porre fine alle sue attività destabilizzanti».
Iran: passaggio nave Maersk? Informazione non confermata
L’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim bolla come informazione non confermata l’annuncio del passaggio di una nave Maersk attraverso lo Stretto di Hormuz. «Sebbene alcune fonti giornalistiche straniere, citando Maersk, abbiano riportato che la nave Alliance Fairfax abbia attraversato lo Stretto di Hormuz la scorsa notte con l’aiuto dell’esercito statunitense, non è stata rilasciata alcuna dichiarazione ufficiale da parte dell’armatore», sostiene Tasnim. «Inoltre, i dati del Sistema di Identificazione Automatica (Ais) della nave mostrano che l’ultima trasmissione di posizione risale a 65 giorni fa, quando la nave era ancorata vicino alla costa degli Emirati, al porto di Khalifa, ad Abu Dhabi». Inoltre, «i siti web di monitoraggio del traffico marittimo più affidabili non hanno ancora pubblicato notizie sul passaggio della nave attraverso lo Stretto di Hormuz», scrive ancora l’agenzia iraniana.
Madrid: il blocco di Hormuz da parte di Usa e Iran è insostenibile
«Lo Stretto di Hormuz non si può mantenere bloccato molto più tempo, perché le conseguenze sono globali, la tensione è enorme e bisogna tornare al tavolo di negoziati», poiché «non c’è altra soluzione che quella diplomatica». Lo ha detto il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, nel commentare in un’intervista all’emittente Tve la situazione di doppio blocco, di status quo da parte degli Stati Uniti e dell’Iran nello Stretto di Hormuz, che «è insostenibile». In particolare, gli incidenti gravissimi, con fuoco aperto e scambio riconosciuto di attacchi ieri “da parte degli Stati Uniti e di Iran in maniera ingiustificata sugli Emirati Arabi”, condannati da Madrid.
Alla domanda se Washington abbia informato Madrid dell’operazione avviata per sbloccare la navigazione a Hormuz, Albares ha replicato: «Questa è una guerra unilaterale, pertanto nessuno informa gli altri alleati sulle operazioni militari». Il ministro ha di nuovo escluso del tutto la partecipazione della Spagna a operazioni militari nella regione «e in qualunque azione che possa comportare una escalation, che va evitata a tutti i costi, perché – ha osservato – il rischio di guerra è sempre permanente».
Pompe di calore, l'impennata delle vendite in Ue
Le vendite di pompe di calore hanno registrato un’impennata nelle principali economie dell’Ue nei primi tre mesi del 2026, registrando un +34% in Germania e un +21% in Francia. È quanto riporta il Financial Times, sottolineando che questo dato potrebbe essere «un primo segnale che i prezzi elevati dei combustibili fossili, influenzati dalla guerra in Iran, potrebbero stimolare la domanda di tecnologie più ecologiche».
Secondo l’Associazione europea delle pompe di calore (Ehpa), nel primo trimestre di quest’anno le vendite hanno registrato un boom anche in altri paesi Ue, tra cui Polonia, Finlandia e Belgio. Al centro di questo rialzo delle vendite, i prezzi dell’elettricità nei 27, che non sono aumentati nella stessa misura di quelli di gas e petrolio nell’Unione.
Anche il mercato dei veicoli elettrici, riporta il quotidiano della City, ha registrato un incremento delle vendite nel primo trimestre del 2026, sebbene secondo l’Associazione europea dei costruttori automobilistici «questo aumento sia da attribuire a regimi fiscali e sovvenzioni che precedono la guerra in Iran».
Pezeshkian contro i Pasdaran per i raid sul Golfo
Il presidente iraniano, Masoud Pezzekian, è estremamente irritato dalle azioni di Ahmad Vahidi, comandante dei Guardiani della rivoluzione islamica iraniani, giudicando gli attacchi missilistici e con droni contro gli Emirati Arabi Uniti azioni irresponsabili, compiute senza metterne a conoscenza il governo e senza coordinamento. E’ quanto sostiene Iran International, citando fonti esclusive. Per il capo di Stato è “follia” l’approccio scelto dai Pasdaran. Da qui, la ricerca di un incontro con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei per chiedergli di fermare i loro attacchi contro i Paesi del Golfo Persico, cogliendo al contrario la possibilità diplomatica che a suo dire ancora esiste.
Intelligence Usa: la guerra non ha fermato il programma nucleare iraniano
L’operazione militare lanciata da Stati Uniti e da Israele contro l’Iran avrebbe avuto «un impatto limitato sul programma nucleare iraniano’», tanto che ‘il tempo necessario a Teheran per costruire un’arma nucleare non è cambiato rispetto all’estate scorsa’. Lo sostengono fonti dell’intelligence statunitense citate da Voice of America.
Secondo le valutazioni dei servizi, infatti, prima dell’inizio degli attacchi l’Iran avrebbe probabilmente potuto produrre il materiale necessario per costruire una bomba atomica entro tre-sei mesi. Dopo gli attacchi di giugno alle strutture di Natanz, Fordow e Isfahan, il tempo necessario sarebbe aumentato fino a nove mesi-un anno, ma in base alle nuove valutazioni, condotte dopo la guerra lanciata il 28 febbraio, non si riscontrano cambiamenti significativi.
Tre fonti dell’intelligence Usa contattate dalla Reuters e citate dal sito di Haaretz spiegano che una delle ragioni principali per cui queste stime rimangono stabili è la presenza di significative riserve di uranio altamente arricchito, che si ritiene siano stoccate in depositi sotterranei profondi e di difficile accesso. Sebbene Israele abbia preso di mira alcuni obiettivi legati al programma nucleare, tra cui un impianto di arricchimento dell’uranio, gli attacchi statunitensi si sono concentrati principalmente sulle capacità militari convenzionali della Repubblica islamica, sulla sua leadership e sulle infrastrutture militari e industriali. Questo è uno dei motivi per cui l’impatto complessivo degli attacchi è stato limitato, hanno affermato le fonti.
L’analista americano Eric Brewer, che in passato ha condotto valutazioni sul programma nucleare di Teheran, non si è detto sorpreso dato che i recenti attacchi non si sono concentrati principalmente su obiettivi nucleari. «Per quanto ne sappiamo, l’Iran possiede ancora tutto il suo materiale nucleare, probabilmente stoccato in depositi sotterranei profondi, inaccessibili alle munizioni statunitensi», ha affermato.
Ghalibaf: la nuova equazione di Hormuz si consolida
«La nuova equazione dello Stretto di Hormuz si sta consolidando. La sicurezza del transito marittimo ed energetico è stata compromessa dagli Stati Uniti e dai loro alleati attraverso violazioni del cessate il fuoco e blocchi; naturalmente, la loro malvagità verrà ridimensionata». Lo ha affermato su il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf.«Sappiamo benissimo che il mantenimento dello status quo è intollerabile per gli Stati Uniti, e noi non abbiamo ancora nemmeno iniziato», ha aggiunto.
Trump: non posso dire se la tregua sia in vigore
Donald Trump si è rifiutato di dire se il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran sia ancora in vigore, dopo che entrambe le parti hanno affermato di aver sparato colpi nello Stretto di Hormuz lunedì. Ospite del programma ‘The Hugh Hewitt Show’, come riporta Sky News, al presidente degli Stati Uniti è stato chiesto se la tregua nelle ostilità fosse “finita” e se gli attacchi sarebbero ripresi. Trump ha risposto: «Beh, non posso dirvelo». Ha poi aggiunto: «Se rispondessi a questa domanda, direste che quest’uomo non è abbastanza intelligente per essere presidente».
Hormuz, una nave passa il blocco Usa
La compagnia di navigazione danese Maersk ha dichiarato che la sua nave mercantile Alliance Fairfax, battente bandiera Usa, ha lasciato il Golfo dopo essere stata scortata attraverso lo Stretto di Hormuz dalle forze armate americane. Non ci sono stati problemi durante il transito e l’equipaggio è al sicuro, ha aggiunto.
Prezzi del petrolio in calo
Prezzi del petrolio in calo sui mercati asiatici mentre Stai Uniti e Iran tornano a combattere nello stretto di Hormuz. Le quotazione del Wti calano del 2% a quota 104 dollari al barile mentre il Brent scende dell’1% a 113 dollari.
Iran: cinque civili morti in attacco Usa ai mercantili
L’esercito iraniano ha accusato gli Stati Uniti di essere responsabili della morte di cinque civili in un attacco a due navi mercantili al largo delle coste dell’Oman. Una fonte militare iraniana, citata dall’agenzia di stampa statale Tasnim, ha spiegato che «a seguito della falsa affermazione dell’esercito statunitense» sulla distruzione di motoscafi iraniani, sono state condotte indagini con fonti locali e si è concluso che nessuna nave da guerra del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) è stata colpita. La stessa fonte ha affermato che due piccole navi mercantili con a bordo civili, in navigazione da Khasab, sulla costa dell’Oman, verso la costa iraniana, sono state attaccate dagli Stati Uniti, provocando cinque morti, che secondo l’agenzia di stampa sarebbero civili e non militari.
Spedizione petrolio russo in Giappone
Una spedizione di petrolio greggio russo è arrivata in Giappone. Si tratta della prima consegna da Mosca al Paese asiatico dal blocco dello Stretto di Hormuz in seguito all’inizio della guerra in Medio Oriente, secondo quanto riportato dai media locali. Il Giappone dipende dal Medio Oriente per circa il 95% delle sue importazioni di petrolio e si sta impegnando per diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico. Una petroliera proveniente dal progetto petrolifero Sakhalin-2 è arrivata lunedì al largo della costa di Imabari (Giappone sud-occidentale), secondo quanto riportato da diversi media giapponesi, tra cui TV Tokyo e l’Asahi Shimbun. Il Giappone ha investito in questo progetto, che non e’ soggetto alle sanzioni economiche internazionali contro la Russia.
Araghchi: «Project Freedom è morto»
«Gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica. Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall’essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati. Lo stesso dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti». Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, dopo che Teheran ha smentito di aver preso di mira il Paese nel Golfo . «Project Freedom è un progetto morto», ha concluso riferendosi all’operazione Usa per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto.

