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Ue, entro fine estate il divieto di accesso ai social per i più giovani. Von der Leyen: «I bambini non sono merce. Presto misure contro la dipendenza»

12 Maggio 2026 - 12:19 Gianluca Brambilla
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L'annuncio di Ursula von der Leyen: «Siamo noi a decidere le regole, non le Big Tech». Ma in attesa di Bruxelles, ognuno va per la sua strada
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Potrebbe arrivare entro la fine dell’estate la proposta della Commissione europea che chiederà di introdurre un’età minima per l’accesso ai social media. L’annuncio è arrivato da Ursula von der Leyen, presidente dell’esecutivo comunitario, che in un discorso a Copenhagen è tornata sulla necessità di intervenire sull’ecosistema digitale: «Stiamo assistendo alla rapidità fulminea con cui la tecnologia avanza e a come essa penetri in ogni aspetto dell’infanzia e dell’adolescenza. E il dibattito sull’età minima per l’accesso ai social media non può più essere ignorato».

In arrivo il «Digital Fairness Act»

L’intervento dell’Unione europea sul tema prende il nome di «Digital Fairness Act» per occuparsi «delle pratiche di progettazione che creano dipendenza e sono dannose: cattura dell’attenzione, contratti complessi, trappole degli abbonamenti». Da tempo, diversi governi europei chiedono a Bruxelles di introdurre un’età minima per l’accesso ai social media. Finora, però, la Commissione europea si è mossa lentamente, spingendo molti a optare per una legge nazionale, con il rischio di creare un mosaico di regole diverse: «Al momento, la Danimarca intende introdurre una legge, così come altri nove Stati membri. Il Parlamento europeo è giunto alla stessa conclusione».

Un nuovo tassello del welfare europeo

Nella lettura che ne dà von der Leyen, la stretta sui social per i più giovani va interpretata come un ulteriore tassello al welfare state europeo. «L’Europa può giustamente essere orgogliosa di essere il posto migliore al mondo in cui crescere. Un luogo – ha rivendicato in cui l’accesso a un’istruzione di qualità non dipende dal reddito dei genitori. Un luogo in cui l’assistenza sanitaria è disponibile quando i bambini ne hanno bisogno, dove i bambini sono liberi di giocare all’aperto in tutta sicurezza e libertà. È nostro compito portare questi risultati nell’era digitale».

I bambini, ha aggiunto von der Leyen, «non sono merce e a nessuna azienda tecnologica al mondo dovrebbe essere permesso di trattarli come tali». Dopodiché, la presidente della Commissione Ue ha promesso di imporre una stretta contro le Big Tech: «Sono consapevole che molti percepiscono il potere delle grandi aziende tecnologiche come schiacciante e impossibile da arginare. Non sono d’accordo. Non dobbiamo accettare che i social media siano progettati per creare dipendenza. L’Europa ha il potere di agire. Siamo noi a decidere le nostre regole, non le grandi aziende tecnologiche».

Le proposte di legge in Italia

In attesa che l’Ue presenti la sua proposta, dieci governi europei si sono mossi per conto proprio e sono al lavoro per introdurre leggi nazionali. Si tratta di Austria, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Polonia, Portogallo, Slovenia e Spagna. Nel nostro Paese, la proposta che ha avuto più eco mediatica è quella presentata da Alberto Stefani, governatore leghista del Veneto, che chiede di fissare l’età minima a 14 anni, ma altre proposte simili sono arrivate anche dai partiti di opposizione. Qualora l’Unione europea approvasse un suo regolamento, l’Italia sarebbe costretta a rimettere mano alle sue regole per allinearle con quelle europee.

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