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Va fuoricorso perché depressa, la questura non le rinnova il permesso di soggiorno: così il Tar ha salvato una studentessa straniera

25 Maggio 2026 - 12:25 Giulia Norvegno
medicina studenti ricorsi
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Può restare in Italia per continuare a studiare la giovane studentessa straniera che a Bologna ha rischiato l’espulsione perché la sua salute mentale non le permetteva di fare altri esami. Il Tar dell’Emilia-Romagna le ha dato ragione, annullando il provvedimento con cui la questura bolognese nel dicembre 2025 le aveva negato il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di studio. La ragazza, iscritta a Scienze statistiche all’Alma Mater dopo l’arrivo in Italia nel 2021, non aveva raggiunto il numero minimo di esami richiesto dalla normativa. Ma i giudici amministrativi hanno riconosciuto che dietro a quel rendimento c’era un problema di salute documentato.

Perché la Questura di Bologna aveva negato il rinnovo del permesso

La studentessa aveva svolto appena quattro esami sostenuti in quattro anni accademici, con 38 crediti maturati a fronte dei 180 previsti. Numeri che la ponevano in una posizione complicata in vista del rinnovo del permesso di soggiorno. E così è stato, visto che al secondo anno fuori corso, la ragazza si era vista respingere l’istanza proprio per essere rimasta indietro. Nel ricorso, però, l’avvocata Dorina Merdini ha rimarcato un passaggio che la questura non aveva valutato: la deroga prevista per gravi motivi di salute. A supporto sono stati depositati i referti che attestavano una sintomatologia depressiva insorta nel 2022, poco dopo il trasferimento in Italia, con effetti diretti sulla capacità di studio.

Cosa ha deciso il TAR e il commento dell’avvocata Merdini

Il collegio ha riconosciuto che la norma sembra richiedere almeno un esame all’anno, condizione che nel 2022-2023 non era stata rispettata. Per i giudici, però, un’interpretazione troppo rigida solleverebbe dubbi di legittimità costituzionale: la disposizione, scrivono, va applicata «cum grano salis», anche perché proprio quell’anno accademico è stato il più segnato dalla patologia. Soddisfatta l’avvocata Merdini, che a margine della decisione afferma: «Da avvocato che ha seguito il caso con partecipazione posso dire di aver creduto in questa causa dal primo giorno, perché il diritto deve saper proteggere anche la fragilità. Dietro ogni pratica c’è una persona, una storia, una fragilità che merita di essere ascoltata con umanità oltre che con rigore giuridico». La giovane potrà ora restare in Italia e portare avanti gli studi.