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Troppi voti alti ad Harvard, l’ateneo decide di limitarli al 20% degli iscritti. La protesta degli studenti: «Così aumenta lo stress»

22 Maggio 2026 - 17:00 Ygnazia Cigna
harvard voti alti
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La decisione dei professori per combattere l'inflazione dei voti eccellenti: ecco le motivazioni e perché fanno discutere
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Per anni, ottenere il massimo dei voti ad Harvard è stato quasi la regola. Oggi, però, la più celebre università americana prova a invertire la rotta. L’ateneo ha approvato una misura che sta facendo discutere da quando era ancora in fase embrionale. Dal 2027, i voti A, che rappresentano l’eccellenza, nei corsi di laurea con valutazione numerica non potranno superare il 20% degli studenti per ciascun corso, con la possibilità di assegnarne fino a quattro in più solo nelle classi meno numerose.

Dal boom delle «A» al tetto del 20%: l’inflazione dei voti

La decisione arriva dopo anni di crescente inflazione dei voti. I numeri, infatti, raccontano una trasformazione rilevante. Nell’anno accademico 2012-2013 circa un terzo delle valutazioni era composto da A” voto che il regolamento universitario definisce come indice non solo di piena padronanza della materia, ma anche di «straordinaria eccellenza». Dodici anni più tardi, nel 2024-2025, le “A” sono diventate addirittura due terzi del totale. Crescita che, secondo molti docenti, ha svuotato di significato il sistema di valutazione. Il provvedimento è stato approvato con 458 voti favorevoli e 201 contrari e sarà sottoposto a revisione dopo tre anni accademici.

La posizione dei professori

Già nell’ottobre scorso un rapporto interno dell’università aveva messo nero su bianco le criticità del sistema. Il documento sosteneva che il modello di valutazione del College «non riesce più a svolgere le funzioni chiave di assegnazione dei voti». Nel rapporto, Claybaugh scriveva che «quasi tutti i docenti hanno espresso seria preoccupazione» e che molti ritenevano esistesse «una discrepanza tra i voti assegnati e la qualità del lavoro degli studenti».

Perché Harvard limita i voti «A»

Dietro la riforma c’è il lavoro di una sottocommissione dedicata alla valutazione degli studenti. «La facoltà di Harvard ha votato affinché i voti abbiano il significato che dichiarano di avere», hanno spiegato in una nota Stuart Shieber, Alisha Holland, Joshua Greene e Paulina Alberto, membri del gruppo che ha avanzato la proposta. «Questo è fondamentale soprattutto per i nostri studenti. Un voto A ad Harvard dirà ora a loro, così come ai datori di lavoro e alle scuole di specializzazione, qualcosa di concreto sui risultati raggiunti da uno studente. Un voto A tornerà ad essere ciò che le linee guida di Harvard hanno sempre affermato essere, un segno di straordinaria distinzione», hanno aggiunto.

L’opposizione degli studenti

La questione, però, divide profondamente il campus. Gli studenti hanno accolto la misura con forte ostilità. Secondo un sondaggio interno citato dai rappresentanti studenteschi, oltre l’85% si è dichiarato contrario al limite del 20%. Zach Berg e Daniel Zhao, co-presidenti dell’associazione degli studenti universitari, hanno criticato il processo decisionale sostenendo che «pur riconoscendo i problemi legati allo status quo, siamo delusi dal fatto che le voci degli studenti non siano state al centro del processo decisionale». Le preoccupazioni riguardano soprattutto il clima competitivo dell’ateneo. Alcuni studenti temono infatti che la riforma possa aggravare la pressione psicologica. «Potrebbe avere ripercussioni negative sulla salute mentale degli studenti in un ambiente così competitivo», hanno lamentato.

I timori per lo stress degli studenti

Ma tra i professori c’è chi ribalta completamente la prospettiva. Secondo alcuni docenti, il problema vero non sarebbe tanto la restrizione dei voti eccellenti, bensì la loro proliferazione. «Forse è l’inflazione dei voti a causare il vero stress agli studenti. Perché, col tempo, l’inflazione dei voti definisce il fallimento come qualsiasi risultato inferiore al migliore possibile. E anche nel migliore dei casi, il risultato finale è comunque lo stesso di tutti gli altri», hanno affermato i docenti che hanno proposto la riduzione dei voti.

Non solo Harvard: il precedente di Princeton

Harvard non è il primo ateneo americano a tentare di arginare il fenomeno. Più di vent’anni fa anche Princeton University aveva introdotto un tetto ai voti massimi, salvo poi abolirlo nel 2014 dopo aver constatato l’elevato livello di stress generato tra gli studenti.

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