Medicina, il Consiglio di Stato accelera sui ricorsi: «Il Tar decida presto». La valanga dei 5mila ricorsi pendenti e cosa cambia per gli studenti

Sono circa 5mila i ricorsi ancora pendenti davanti ai tribunali amministrativi regionali contro il nuovo semestre filtro per l’accesso a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria. Un numero imponente, che si aggiunge a quelli già respinti nei mesi scorsi dai giudici amministrativi e che fotografa una delle controversie più delicate del nuovo sistema di ingresso alle facoltà a numero programmato. Proprio su questo fronte è intervenuto il Consiglio di Stato, che con una serie di ordinanze in questi giorni ha chiesto al Tar del Lazio di accelerare i tempi e arrivare velocemente a una decisione nel merito. Non è un giudizio di bocciatura o promozione della riforma, precisano i giudici in una nota di oggi, ma un invito a chiudere il contenzioso in tempi brevi.
«Decidete presto»: il sollecito del Consiglio di Stato
Il motivo delle ordinanze del Consiglio di Stato è quello di evitare che migliaia di studenti restino in una condizione di incertezza per mesi o anni. In una nota, Palazzo Spada chiarisce che le decisioni relative ai ricorsi contro il semestre filtro, non hanno accolto le richieste cautelari degli studenti. Al contrario, si sono limitate a sollecitare il Tar Lazio a definire velocemente la questione con una sentenza. Le ordinanze, viene sottolineato, «non hanno inciso sull’andamento delle procedure e sugli effetti degli atti impugnati», ma hanno solo ribadito la necessità di una decisione celere, vista la portata del caso con decine di migliaia di studenti coinvolti e scelte di vita e di studio sospese. Quindi, per ora, nessuna sospensione del sistema, nessun blocco del semestre filtro, ma una richiesta di accelerazione del giudizio definitivo.
Perché il semestre filtro è finito sotto accusa
Al centro del contenzioso c’è il nuovo meccanismo di accesso a Medicina, introdotto con il cosiddetto «semestre filtro». Gli studenti sono stati ammessi inizialmente all’università, hanno frequentato mesi di corsi, per poi sostenere tre esami di biologia, chimica e fisica ed essere selezionati o meno in base ai risultati. Ma il sistema ha generato forti contestazioni perché c’è stato un cambio delle regole in corso a dicembre 2025 nelle modalità di accesso. Dopo il primo appello, infatti, i voti dei test avevano mostrato risultati molto bassi. Solo una quota ridotta di studenti aveva superato le prove e questo ha reso necessario anche un secondo appello e una sorta di aggiustamento del ministero per coprire i posti disponibili.
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Gli avvocati degli studenti: «È la prima breccia nel muro»
Per gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, che seguono una parte significativa dei ricorsi, le ordinanze del Consiglio di Stato rappresentano una prima apertura. «È la prima breccia nel muro», sostengono. «Dopo le pronunce del Tar per la prima volta si accolgono gli appelli ordinando una celere fissazione del merito e riformando le statuizioni sulle spese legali di primo grado a cui sono stati condannati tutti gli studenti da parte del Tar del Lazio. Andremo fino in fondo a questa vicenda processuale convinti delle plurime illegittimità perpetrate dall’Amministrazione», aggiungono.
«La pronuncia del Consiglio di Stato si inserisce in un’importante fase di approfondimento nel merito dell’intero impianto del Semestre filtro. In totale, i ricorsi pendenti sono circa 5mila. I miei ricorsi sono al Tar Lazio che, proprio su dei nostri motivi di ricorso ha chiesto chiarimenti e il deposito di documenti al Mur e Cineca», aggiunge a Open l’avvocato Francesco Leone. «Nelle prossime settimane, il ministero dell’Università dovrà fare chiarezza su diversi aspetti secondo noi irregolari della procedura, in particolare sulla fase della correzione», aggiunge.
Cosa cambia adesso per gli studenti
Per gli studenti coinvolti, la situazione nell’immediato non cambia perché il semestre filtro resta attivo e le procedure proseguono regolarmente. La novità è sul piano dei tempi della giustizia amministrativa. Il Consiglio di Stato ha chiesto al Tar Lazio di decidere nel merito in tempi rapidi. Fonti ministeriali riferiscono che il ministero dell’Università e della ricerca, dal canto suo, ha interpretato le ordinanze come un «ordinario passaggio tecnico» e che «qualsiasi interpretazione diversa rischia di generare solo confusione e incertezza tra gli studenti e le loro famiglie».

