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Albanese contro le sanzioni Usa: «Oggi colpiscono me, domani chiunque. Candidarmi? Non ci sto pensando» – Video

29 Maggio 2026 - 18:11 Luca Graziani
La relatrice Onu ha presentato il rapporto sulla tortura nei confronti dei palestinesi in Senato. L'attacco a Washington dopo il ritorno nella lista nera americana: «Sono stata sanzionata per il mio lavoro»
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«Sono stata sanzionata per il lavoro che ho fatto come relatrice speciale». Francesca Albanese lo ribadisce intervenendo a Palazzo Madama, dove presenta il suo nuovo rapporto sui Territori palestinesi occupati e le torture nei confronti dei palestinesi. Proprio ieri le sanzioni imposte dagli Stati Uniti nei suoi confronti sono tornate operative, dopo che l’amministrazione americana ha fatto ricorso contro la sospensione decisa da un giudice federale.

Il suo nome è di nuovo nell’elenco dei sanzionati del Dipartimento del Tesoro statunitense. Una lista nera che, di fatto, può impedirle di utilizzare le principali carte di credito o effettuare transazioni bancarie. Da qui l’attacco della relatrice Onu: «L’Italia non ha fatto nulla, ma l’Europa stessa non ha fatto nulla», dice Albanese. Poi la domanda: «Come è possibile che sanzioni comminate da un Paese terzo abbiano valore in Europa? Non vi spaventa il fatto che non ci sia sovranità italiana, che non ci sia sovranità europea quando si tratta degli Stati Uniti e del sistema bancario?». E aggiunge: «Soprattutto i sovranisti di questo Paese dovrebbero essere scossi da questa realtà, perché oggi colpisce me, ma domani colpirà chiunque».

L’appello all’Unione europea

Le sanzioni, spiega Albanese, producono una sorta di «morte civile». «Com’è possibile che delle sanzioni americane impediscano a delle banche italiane o europee di aprire un conto bancario alla persona sanzionata, anche quando è un funzionario delle Nazioni Unite oppure un giudice o un procuratore della Corte penale internazionale con cittadinanza di uno dei Paesi europei?», si chiede ancora. Poi racconta le conseguenze personali: «Ho due figli minorenni e se fossi da sola non sarei capace di provvedere ad alcuna delle loro spese». Per questo, dice, «fondamentalmente chi è sanzionato non è più indipendente».

Da qui la richiesta all’Ue: «Bisogna fare pressione affinché ponga in essere lo statuto di blocco dell’effetto delle sanzioni statunitensi in territorio europeo». Per Albanese «non c’è per il momento altra soluzione», anche se si tratta di «una soluzione di breve periodo». Lo strumento, spiega, «già c’è» e andrebbe esteso «ai giudici e ai procuratori della Corte penale internazionale, a me e alle organizzazioni palestinesi che sono state punite».

Sulla stessa linea Laura Boldrini, deputata del Pd, presente all’iniziativa insieme a Peppe De Cristofaro di Avs e a Dario Carotenuto del Movimento 5 Stelle. «Stiamo lavorando a una mozione unitaria per dire che non si può più perdere tempo», spiega Boldrini. A Strasburgo, ricorda, «hanno votato in plenaria lo statuto di blocco a larga maggioranza per il sì». Ma la Commissione europea, accusa, «non si muove e cincischia». L’obiettivo è mettere «il governo nazionale di fronte alle sue responsabilità».

«Sanzionata per il mio mandato Onu»

«Non è colpa mia se ho questo mandato. Sono le Nazioni Unite che mi chiedono di investigare le violazioni che Israele, in quanto potenza occupante, commette nel territorio palestinese occupato. Ed è quello che faccio». Poi l’affondo: «Se avessi svolto questo lavoro con il rigore che lo contraddistingue su Iran, Sri Lanka, Eritrea o Russia sarei stata celebrata, sarei stata il fiore all’occhiello di questo Paese».

Il rapporto sulla tortura

Nel suo nuovo rapporto Tortura e genocidio, dopo aver raccolto «circa trecento testimonianze di sopravvissuti», Albanese è arrivata a una conclusione: «Le carceri israeliane si sono trasformate in una rete di centri di tortura» e Israele pratica la tortura «come politica di Stato».

Per Albanese, però, c’è «qualcosa di più»: «Questo genocidio appare lo stadio finale di un progetto più lungo e sistematico, l’imposizione deliberata di un ambiente di tortura collettiva». La tortura, sostiene, «non è un’eccezione», ma «una pratica sistemica» che dal 7 ottobre 2023 avrebbe raggiunto «un nuovo livello di brutalità, intensità e sistematicità», diventando «parte integrante di un ampio progetto genocidario».

La relatrice parla anche di «4mila desaparecidos, persone che sono state arrestate e non si sa che fine abbiano fatto». Poi il passaggio più duro: «Israele sembra aver avocato a sé il diritto di torturare i palestinesi». Gli abusi, secondo Albanese, «non solo vengono tollerati, sono autorizzati, giustificati e sono destinati a perpetuarsi nel tempo. In questo contesto la tortura non è più una deviazione del sistema, è il sistema. È questo Israele».

La smentita sulla candidatura

La relatrice, accolta in Senato dai tre esponenti del campo largo, De Cristofaro, Boldrini e Carotenuto, ha smentito più volte le ipotesi di possibili candidature future nelle liste del centrosinistra. Ma a margine, incalzata dai cronisti, ci torna sopra: «Se sto pensando di candidarmi? Mi pare di averlo già detto, no, non ci sto pensando». Poi riporta il discorso al centro: «Vorrei che finisse il genocidio e che mi fossero tolte le sanzioni». De Cristofaro, invece, sceglie di dedicare un passaggio proprio al percorso verso le politiche per mettere in chiaro un punto: «Quando andremo a scrivere il programma dovremo prenderci impegni molto stringenti su questi temi».