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Cimiteri per musulmani: solo 80 aree in 15 regioni per 1,7 milioni di persone. L’appello delle comunità islamiche, da Nord a Sud

29 Maggio 2026 - 09:41 Roberta Brodini
cimitero islamico
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Salme bloccate per giorni nelle celle frigorifere, seppellite in cimiteri a centinaia di km di distanza dall'abitazione del defunto o, ancora, costrette al rimpatrio al costo di 5mila euro: la situazione sempre più difficile delle seconde e terze generazioni musulmane in Italia
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Dove inizia e fino a dove si può spingere il diritto a essere seppelliti nella città o anche solo nel Paese in cui si è vissuto? Questa la domanda che si pongono molti membri della comunità islamica in Italia, soprattutto per il futuro delle seconde e terze generazioni. Sempre più fedeli e associazioni chiedono quindi spazi cimiteriali dedicati alla religione islamica: ultima in ordine di tempo l’associazione MuRo27, audita in commissione Pari Opportunità per il Municipio Roma 1 centro nel mese di maggio con un intervento del suo portavoce Francesco Tieri.

Il diritto al lutto e la discrezionalità delle amministrazioni comunali

Sono molte le realtà in Italia che richiedono un intervento da parte delle amministrazioni comunali perché possano essere adibiti spazi per la sepoltura secondo il rito islamico. Il presidente UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia), Yassine Baradai, ha dichiarato a Open: «Si tratta del “diritto al lutto”: se è vero che i fedeli musulmani di prima generazione preferiscono ancora essere rimpatriati, adesso le seconde generazioni, se non le terze, che sono stabili in Italia, vogliono essere sepolte qui. Inoltre, nel momento in cui muore un loro caro, vogliono avere un posto vicino dove poterlo piangere o pregare per lui».

Dopo la sensibilità dimostrata nel corso della pandemia Covid-19, periodo prima del quale gli spazi cimiteriali erano solo 50, il tema sembra essere passato in secondo piano per molte amministrazioni: «Esiste il Dlgs n. 285 del presidente della Repubblica del 10 settembre 1990, che all’art. 100 prevede la possibilità di avere aree speciali nei cimiteri per confessioni diverse dal culto cattolico, su concessione dei sindaci. Al momento, però, su scala nazionale le aree cimiteriali sono ancora solo 80, su 15 regioni». Una goccia nel mare, se pensiamo che in Italia ci sono, secondo stime ISMU del 2024, 1,7 milioni di persone di fede islamica, anche se altre stime arrivano a parlare di 2,7 milioni di persone.

Le regole dell’inumazione nel rito islamico

I fedeli di religione islamica non possono essere posti in loculi verticali, ma solamente sottoterra: la pratica è chiamata “inumazione”. È preceduta da un lavaggio rituale, chiamato Ghusl, e dall’avvolgimento del corpo in un drappo bianco, prima che venga deposto con il volto orientato verso la Qibla, ossia in direzione della Mecca. Prima della sepoltura, viene recitata la preghiera Salat al-Janazah. La tumulazione, come nella religione ebraica, deve avvenire prima possibile: idealmente entro 24 ore, o al massimo a 72 dalla morte. Di fatto, invece, sono stati moltissimi i casi nel tempo di salme trattenute nelle celle frigorifere anche fino a 20 giorni, in attesa di trovare spazio per la sepoltura o, in casi estremi, di essere rimpatriate con collette raccolte dalle comunità locali, che si trovano spesso a dover raccogliere fino a 5mila euro per permettere il rimpatrio, oltre ad assistere le famiglie per le autorizzazioni previste dal Consolato.

L’iter burocratico per vecchi e nuovi cimiteri

Il presidente Baradai ha poi spiegato: «Come UCOII, abbiamo preparato un vademecum che descrive la ritualità islamica. L’obiettivo è far comprendere che è molto semplice destinare aree per la sepoltura ai fedeli musulmani: non richiede alcun costo. Molte amministrazioni così si sono fatte coraggio e hanno capito che era fattibile senza dover stravolgere nulla». Più complesso invece è il tema della costruzione di nuovi cimiteri solo per musulmani, che ad oggi in Italia non esistono. Sul piano pratico, richiederebbe quattro passaggi burocratici: l’assegnazione di un’area allo scopo nel piano degli interventi, il parere favorevole dell’azienda sanitaria locale che dovrebbe verificare il rispetto delle norme igienico sanitarie, una delibera di consiglio comunale che istituisse il cimitero definendo un regolamento e individuando un soggetto gestore, infine il titolo edilizio per costruire opere come recinzioni, viabilità e servizi.

Le aree più critiche in Italia

Le aree più difficili a livello italiano si trovano a Pordenone, Udine, così come in una parte della Brianza e del Lodigiano: «Si tratta delle zone più critiche. Durante la pandemia l’UCOII era dovuto intervenire per aiutare una signora morta a Udine. Non essendoci spazi nel cimitero locale, tramite il comune di Calendasco, con il mio intervento è stata portata a Piacenza. Per fortuna la donna aveva altri parenti qui, ma la soluzione non è stata assolutamente ideale». Il problema molto spesso riguarda i limiti previsti dai regolamenti cimiteriali, ha continuato Yassine Baradai: «Abbiamo riscontrato che possono essere inumati solo i residenti del Comune in cui si trova il cimitero o coloro che sono morti nell’ospedale del paese. Per i defunti dei comuni limitrofi servono deroghe da parte delle amministrazioni, ma non sempre c’è questa volontà». L’UCOII è dovuta così intervenire in molte circostanze simili, per permettere che diverse persone potessero essere seppellite, anche se non residenti nello specifico comune del cimitero.

Due realtà opposte in Veneto

A livello locale, un esempio di situazione problematica è rappresentato dal Comune di Marghera. Sadmir Aliovski, presidente della Comunità Islamica Veneziana e di Marghera, ha raccontato a Open la realtà nel suo comune: «Attualmente la comunità locale conta più di 25mila residenti di fede islamica a Venezia: il cimitero comunale di Marghera è già pieno. Per giugno sono previste delle esumazioni che, vista l’emergenza, la polizia mortuaria ha deciso di anticipare rispetto alla data iniziale, che era ottobre di quest’anno: saranno però solo otto gli spazi liberati, quindi il problema resterà». A soli 15 km da Marghera si trova invece Dolo, che ha recentemente ospitato l’inaugurazione, all’interno del cimitero comunale, di una porzione destinata alle sepolture di fedeli di religione islamica.

«Ci sono 109 posti. E siamo in attesa di averne altri nel Comune di Mira, dove siamo in contatto con il sindaco», ha commentato il responsabile dell’associazione per il dialogo interculturale “Il ponte Dolo”, che opera nel territorio della Riviera del Brenta. Un’iniziativa portata avanti dall’attuale sindaco della giunta di centro-sinistra, Gianluigi Naletto, che raccoglieva l’eredità del suo predecessore. «Ci sono voluti quattro anni» ha dichiarato il referente della comunità islamica: «Nella Riviera del Brenta, la nostra associazione copre 12 comuni, con una comunità islamica che conta circa 4mila persone. Il prossimo obiettivo è permettere anche ai defunti dei paesi limitrofi, e non solo di Dolo, di poter essere inumati in questo nuovo spazio». Il fatto che l’unico ospedale della zona sia a Dolo, sembra agevolare il diritto a rimanervi sepolti, ma non può essere una soluzione certa per poter difendere un diritto che dovrebbe essere garantito.

Foto copertina: Ansa © WAEL HAMZEH

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