Ultime notizie CaporalatoCrisi Usa - IranDelitto di GarlascoRoland Garros
ATTUALITÀAccoltellamentiGiovaniInchiesteOmicidiPiemonte

Makka Sulaev, in aula l’audio delle violenze prima dell’omicidio. Il racconto di Martina, la testimone: «Uno dei bimbi mi disse quella frase»

03 Giugno 2026 - 20:19 Stefania Carboni
makka sulaev ucciso padre storia
makka sulaev ucciso padre storia
Le urla e la paura nella casa di Nizza Monferrato prima che l'uomo fosse colpito dalla figlia, intervenuta in difesa della madre. Le parole della ragazza che dava ripetizioni ai fratellini: «Ho pensato "ora mi uccide"»
Google Preferred Site

Urla strazianti femminili, e quella frase, sempre femminile, in perfetto italiano «non si picchiano le persone». La violenza e il rumore di una lite degenerata in tragedia, con Akyad Sulaev, colpito a morte dalla figlia cecena Makka, intervenuta in difesa della madre. È il contenuto dell’audio ascoltato oggi nell’aula della Corte d’Assise d’Appello di Torino, durante il processo a Makka Sulaev, la giovane 20enne che il primo marzo 2024 uccise il padre con due coltellate nella loro abitazione di Nizza Monferrato, nell’Astigiano.

La registrazione di uno dei fratellini, Makka si copre le orecchie e scoppia a piangere

La registrazione fu realizzata di nascosto da uno dei fratellini della ragazza, durante l’ennesimo episodio di violenza domestica. Oggi è stata riprodotta integralmente davanti alla Corte, in aula, di fronte ai giudici popolari. Finora il suo contenuto era noto soltanto attraverso delle crude trascrizioni agli atti. Seduta accanto al suo difensore, l’avvocato Massimiliano Sfolcini, Makka, condannata a nove anni e quattro mesi in primo grado, è scoppiata in lacrime. Si è coperta le orecchie con le mani. I giudici le hanno quindi consentito di lasciare temporaneamente l’aula. La difesa sostiene, come nel primo grado, che la 20enne abbia agito per legittima difesa e in protezione della madre.

La teste: «Sento le urla, uno dei bambini inizia a registrare e mi dice “Sai papà picchia la mamma”»

A testimoniare in aula c’era anche Martina, la ragazza che quel giorno si trovava nell’appartamento per aiutare i fratelli minori di Makka, con i compiti. «Dall’esterno sembrava una famiglia normale. Il padre era sempre gentile con me e non avevo mai immaginato una situazione del genere», ha raccontato. Marta si trovava con i piccoli quando iniziò a sentire le urla. Uno dei bambini prese allora un tablet e iniziò a registrare la scena. «Dicendomi ‘sai, papà picchia la mamma‘ come se non fosse la prima volta. Ho chiamato il 112 ma le violenze sono continuate nella stanza di Makka: lei è caduta a terra e lui è andato verso la madre», ha riferito la testimone.

«Lui mi è arrivato alle spalle e ha richiuso la porta. Ho pensato “mi ammazza”»

La giovane ha raccontato di essere intervenuta per tentare di fermare l’uomo, invitandolo a calmarsi. Nell’audio si sentirebbe infatti la sua voce mentre cerca di opporsi alla violenza e di proteggere le altre persone presenti. Ma in pochi istanti la situazione precipita. Vede comparire un coltello. «Siamo corsi nella stanza dei bambini. Ricordo ancora i loro occhi terrorizzati. Tutti urlavano, era un delirio. Ho richiamato i carabinieri. Quando li ho visti dalla finestra mi sono chiesta come avrebbero potuto entrare se nessuno apriva. Allora sono andata verso l’ingresso – racconta ancora la ragazza- Lui era dietro di me, senza maglia, che barcollava verso la camera da letto. Ho aperto la porta, lui mi è arrivato alle spalle e l’ha richiusa. Ho pensato ‘mi ammazza’. Poi è caduto in terra, come se avesse avuto un collasso. E io ho aperto ai carabinieri». L’udienza ha riportato al centro del processo il clima di paura e tensione che, secondo la difesa, caratterizzava da tempo la vita all’interno della famiglia Sulaev. Sarà ora la Corte d’Assise d’Appello a valutare il peso di questi elementi nella ricostruzione dei fatti e nella decisione sul destino della giovane imputata. La 20enne è sottoposta a obbligo di firma, si trova ai domiciliari e non in carcere. Tra breve prenderà il diploma.