Chiusa a chiave in cantina, presa a schiaffi e costretta ad abortire, 22enne denuncia le violenze: condannati i genitori

Per anni è stata vittima di violenze e soprusi da parte dei genitori. Schiaffi, umiliazioni, aggressioni fisiche e persino la reclusione in cantina. Non solo. La giovane, una 22enne di origine pachistana, è stata costretta a recarsi in Pakistan e minacciata affinché accettasse un matrimonio combinato con un cugino. E quando si è scoperto che era rimasta incinta di un giovane fidanzato non gradito alla famiglia, è stata colpita con pugni all’addome e alla schiena, e costretta ad abortire. Dopo anni di vessazioni, la ragazza ha trovato il coraggio di denunciare. Una scelta che ha portato alla condanna dei genitori, di 54 e 51 anni, oggi residenti in un’altra provincia dell’Emilia-Romagna. Per entrambi il tribunale ha inflitto una pena di due anni e 15 giorni di reclusione per maltrattamenti e tentata induzione al matrimonio forzato.
La vicenda ricorda quella di Saman Abbas
La vicenda, sempre in provincia di Reggio Emilia, richiama inevitabilmente alla memoria il delitto di Saman Abbas, la 18enne pachistana uccisa a Novellara il primo maggio 2021 e ritrovata sepolta nei pressi dell’abitazione di famiglia dopo oltre un anno e mezzo di ricerche. Per quel delitto, in appello, sono stati condannati all’ergastolo i genitori e due cugini della giovane, mentre allo zio è stata inflitta una pena di 22 anni di reclusione. Il prossimo 17 giugno è attesa l’udienza davanti alla Corte di Cassazione.
Questa volta, però, la storia ha avuto un esito diverso. La 22enne è riuscita a sottrarsi alle pressioni e ai maltrattamenti, mentre per il padre e la madre è arrivata una sentenza di condanna. Il processo di primo grado, celebrato a Reggio Emilia, rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta dai carabinieri di Boretto insieme ai militari del Nucleo operativo e radiomobile di Guastalla, sotto il coordinamento della Procura guidata da Calogero Gaetano Paci.
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I maltrattamenti e le violenze subite
I maltrattamenti sono iniziati nel 2017 e si sarebbero protratti fino al 2023. A dicembre 2022, scoperta la gravidanza, la giovane è stata picchiata e obbligata ad abortire, sotto minaccia di farle praticare l’aborto in Pakistan e di non essere più accolta in casa nell’ipotesi di prosecuzione della gravidanza. Oltre alle violenze, avrebbero più volte cercato di imporle matrimoni combinati con uomini scelti da loro, arrivando anche a sottrarle il cellulare per isolarla dai contatti esterni.
Nonostante il timore delle conseguenze, la giovane è riuscita a confidarsi con i carabinieri e successivamente con il magistrato titolare dell’inchiesta e con il procuratore Paci. Dopo le sue dichiarazioni è stato disposto il divieto di avvicinamento nei confronti dei genitori. Nel provvedimento, il giudice ha evidenziato come le condotte contestate fossero espressione di una concezione «maschilista e dispotica», ritenuta incompatibile con i diritti fondamentali tutelati dall’ordinamento italiano.

