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Cancro, un italiano su dieci non crede alla medicina e alla ricerca. I numeri dopo la morte di Rita Benini, che ha seguito le teorie Hamer

06 Giugno 2026 - 09:14 Alba Romano
sondaggio italiani cure convezionali
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Secondo un'indagine dell'istituto Piepoli, citata su La Stampa, il 13 per cento degli italiani ritiene che la ricerca scientifica non allunghi la vita e il 12 considera le innovazioni mediche un business
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La storia di Eleonora Bottaro continua a rappresentare uno dei casi più emblematici delle conseguenze della sfiducia nella medicina scientifica. La giovane, malata di leucemia, morì nel 2016 a soli 18 anni dopo aver rifiutato la chemioterapia seguendo le convinzioni della famiglia, legata alle teorie alternative del cosiddetto metodo Hamer. Per quella vicenda il padre, Lino Bottaro, è stato condannato a due anni di reclusione per omicidio colposo. La mamma della giovane, Rita Benini, sostenitrice delle teorie hameriane, è poi morta questo anno dopo aver sviluppato un tumore alla lingua. Secondo il metodo elaborato dal medico tedesco Ryke Geerd Hamer vi è infatti l’idea che la malattia rappresenti la manifestazione fisica di un conflitto emotivo o di un trauma irrisolto, da affrontare soprattutto sul piano psicologico piuttosto che con le cure mediche tradizionali.

Il 13 per cento degli italiani ritiene che la ricerca scientifica non allunghi la vita

Oggi La Stampa, in articolo a firma di Laura Berlinghieri, ripercorre queste storie, citando anche il lavoro del giornalista Luca Mastrantonio, autore del libro Piombo e latte, che ha raccolto le testimonianze delle vittime e dei sostenitori di queste teorie. La diffusione di queste convinzioni trova terreno fertile anche nella crescente diffidenza verso la scienza. Un’indagine dell’istituto Piepoli per la Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo) evidenzia che il 13% degli italiani non ritiene che la ricerca scientifica contribuisca ad allungare la vita, mentre il 12% considera le innovazioni mediche soprattutto un grande business anziché un’opportunità per la salute. Tradotti in numeri assoluti, questi dati corrispondono a milioni di persone che guardano con sospetto alla medicina moderna e che, in misura ancora maggiore, fanno ricorso a pratiche terapeutiche non convenzionali.

Perché rifiutano le cure tradizionali: i meccanismi psicologici

Per gli esperti, sentiti sul quotidiano La Stampa, alla base di queste scelte vi sono spesso meccanismi psicologici profondi. «Le persone tendono a credere a ciò che desiderano credere», osserva Burioni, richiamando una riflessione già presente nel De bello Gallico di Giulio Cesare. Di fronte a una malattia grave, l’idea di una guarigione certa e priva di sofferenza può apparire più rassicurante della complessità delle cure, delle probabilità statistiche e delle inevitabili incertezze della medicina. Una dinamica confermata anche dallo psicologo Luca Pezzullo, presidente dell’Ordine degli psicologi del Veneto: «Quando una persona investe emotivamente e psicologicamente in una determinata convinzione, abbandonarla significa spesso ammettere di essersi sbagliata. Un passaggio difficile, soprattutto dopo aver costruito attorno a quella scelta un’intera visione della realtà». Nonostante le tragedie che hanno segnato la sua famiglia, Lino Bottaro continua ancora oggi a dichiarare che, se si ammalasse, seguirebbe lo stesso percorso scelto da Eleonora e da sua moglie Rita.

(in copertina foto Louis Reed su Unsplash)