Sospeso Karim Khan, il procuratore della Cpi che ordinò l’arresto di Putin e Netanyahu. Le accuse di abusi e la difesa: «Vogliono farmi fuori»

Karim Khan, il procuratore capo della Corte penale internazionale noto tra l’altro per aver spiccato i mandati d’arresto internazionale per crimini di guerra per Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu, è stato sospeso dal suo incarico con effetto immediato. La misura è stata presa lunedì dal comitato esecutivo della Cpi, che ha deciso di deferire a una sessione speciale dei rappresentanti degli Stati membri l’accertamento delle accuse di abusi sessuali ai danni di Khan. Secondo un documento visionato dal Guardian il comitato, composto da 21 Stati membri della Corte, ha stabilito a maggioranza qualificata che Khan si sarebbe reso responsabile di «gravi illeciti» in relazione alle accuse di abusi sessuali. Non si tratta, almeno per il momento, di una conferma che quelle molestie – che Khan ha sempre negato – siano state commesse. La sospensione «non è indicativa dell’esito finale», si è affrettato a precisare l’organo direttivo della Corte. Al contempo però si auspica che la sessione speciale dell’assemblea degli Stati membri chiamata a esaminare le accuse sia convocato «il più presto possibile».
Chi è Karim Khan e cosa ha fatto con Russia e Israele
Karim Khan, 56 anni, è un avvocato britannico (di padre pakistano) specializzato in diritto penale internazionale e diritti umani. Guida le inchieste della Corte penale internazionale come procuratore capo dal 2021. Nata nel 1998 sulla base dello Statuto di Roma, la Cpi ha sede all’Aja ed è il “tribunale” del sistema Onu chiamato a indagare e processare individui accusati dei più gravi crimini internazionali: genocidio, crimini di guerra, aggressione e contro l’umanità. Il mandato di Khan è coinciso in pieno dunque con la nuova epoca di laceranti conflitti apertasi nel 2022 con l’attacco russo all’Ucraina, e proseguita con la strage di Hamas del 7 ottobre e le successive guerre a Gaza e nel resto del Medio Oriente. Grandi attori internazionali come Stati Uniti, Russia e Israele non hanno mai sottoscritto lo Statuto di Roma e dunque non accettano la giurisdizione della Cpi. Ma oltre al gigantesco danno politico reputazionale i suoi mandati d’arresto hanno conseguenze pratiche, perché tutti i Paesi firmatari hanno l’obbligo di eseguire la misura. Per questo tanto la Russia quanto Israele detestano Khan, che nel 2023 ha spiccato mandati d’arresto internazionali per Vladimir Putin e la sua “Commissaria per i diritti dell’infanzia” Maria Lvova-Belova per la deportazione di bambini ucraini in Russia, e nel 2024 contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il suo allora ministro della Difesa Yoav Gallant (così come per i principali leader di Hamas, poi tutti eliminati da Israele) per crimini di guerra e contro l’umanità.
Di cosa è accusato Karim Khan
Khan è stato accusato nel 2024 di molestie da una donna che lavorava alla Corte. La professionista sostiene che Khan avrebbe spinto per trasferirla nel suo ufficio, di modo che fosse poi nella sua squadra in occasione di trasferte all’estero. In diverse di queste avrebbe esercitato pressioni su di lei, e almeno in una occasione l’avrebbe costretta a dormire nello stesso letto di hotel e molestata. Una serie di episodi collocata tra il 2023 e il 2024. Khan ha sempre respinto le accuse, inquadrandole come «parte di un tentativo di sabotare la Corte», mentre i suoi legali hanno definito la sospensione «una decisione illegittima, scorretta dal punto di vista procedurale e priva di prove a sostegno». Le indagini proseguono ormai da due anni, ma non si è tuttora arrivati ad una verità giudiziaria. A maggio di quest’anno Khan si è infine autosospeso dal suo incarico per tutelare la Corte e potersi difendere con maggior libertà. Subito dopo, in un’intervista al David Hearst Podcast, ha avvertito di «pericolosi tentativi di alcuni Stati membri» di rimuoverlo dal suo incarico. I suoi sospetti sono diretti in primis verso Israele, il cui governo ha sempre attaccato con veemenza Khan, sostenendo che le sue inchieste siano basate su pregiudizi politici e perfino antisemiti piuttosto che su basi giuridiche.
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La Cpi senza capo, cosa succede ora
Al di là delle accuse di molestie sulla donna, sempre rimasta coperta da anonimato, su Khan aleggia però pure lo spettro di una «cultura della paura» negli uffici dell’Aja. È quanto ha denunciato un gruppo di funzionari della Corte in una lettera anonima alla Federazione internazionale per i diritti umani, come riporta La Repubblica. Nella lettera si parla di «impossibilità a lavorare» negli uffici dell’Aja per le pressioni e i timori di ritorsioni. Veleni e accuse varie su cui ora sarà chiamata ad esprimersi l’assemblea dei rappresentanti dei 125 Stati membri della Corte. Dopo le valutazioni del caso, si dovrebbe votare sulla sorte di Khan a scrutinio segreto. Servirà la maggioranza assoluta, dunque 63 voti, per rimuovere eventualmente il procuratore dal suo incarico. E considerato che ad esprimersi saranno gli Stati, c’è da scommettere che alle valutazioni giuridiche si mescoleranno quelle più strettamente politiche – rendendo l’esito estremamente incerto. Intanto però Khan è già entrato nella storia della Cpi, suo malgrado, come primo procuratore capo sospeso dalle sue funzioni. Fino a prova contraria.

