Ultime notizie Crisi Usa - IranDelitto di GarlascoGiorgia MeloniMondiali 2026
TECNOLOGIAIntelligenza artificiale

Dal 2 agosto scattano le nuove regole sull’AI: cosa cambia per chi condivide foto e testi fatti con l’intelligenza artificiale

11 Giugno 2026 - 09:05 Gianluca Brambilla
ai-act-2-agosto-obblighi-trasparenza
ai-act-2-agosto-obblighi-trasparenza
Fra poche settimane entrano in vigore gli obblighi di trasparenza previsti dall'AI Act europeo. Ecco tutte le novità
Google Preferred Site

Mentre il governo italiano vara il suo pacchetto di norme per regolare l’intelligenza artificiale, si avvicina una delle scadenze dell’AI Act europeo. A partire dal 2 agosto 2026, entrano in vigore gli obblighi di trasparenza previsti dal provvedimento Ue per chi produce o condivide contenuti generati o modificati con sistemi di AI. Non ci sarà alcuna stretta su ciò che si potrà o non si potrà fare con software come ChatGPT o Gemini. La novità, semmai, è che l’uso dell’intelligenza artificiale non potrà più essere invisibile.

La proposta di Meloni per intervenire contro i deepfake

Il tema è tornato d’attualità anche dopo l’intervento della premier Giorgia Meloni all’assemblea di Confcommercio. «Noi abbiamo fatto una proposta a livello internazionale: quando tu vedi qualcosa che è prodotto dall’Intelligenza artificiale, deve essere scritto in sovrimpressione che è prodotto dall’AI». Se vedi la Meloni in camicia da notte sul letto mezza nuda, non puoi pubblicare la foto dicendo “si può un presidente del Consiglio dei ministri presentare così…”, perché ci sarà scritto “la Meloni è nuda perché è stato fatto con l’Intelligenza artificiale”».

Le novità sull’AI che scattano dal 2 agosto

Sull’aspetto sollevato dalla premier, ossia quello relativo ai deepfake sessuali, è in fase di approvazione un’apposita norma europea che introduce il “divieto di nudificazione”. Ma in ogni caso, a partire dal 2 agosto, scattano gli obblighi di trasparenza per i contenuti generati o modificati con AI. Secondo l’impostazione del regolamento Ue, ogni contenuto che sia stato generato o alterato in modo significativo da sistemi di intelligenza artificiale deve poter essere identificato come tale dall’utente. In altre parole: chi legge un testo, guarda un’immagine o ascolta un audio deve essere messo in condizione di sapere se dietro quel contenuto c’è stato l’intervento di un software di AI.

Cosa cambia per chi diffonde contenuti con l’intelligenza artificiale

Questo vale in particolare per i sistemi di AI generativa, ossia quelli in grado di produrre autonomamente testi, immagini, video o audio. La stretta di Bruxelles si concentra soprattutto su quei casi in cui il contenuto non è semplicemente assistito dall’intelligenza artificiale, ma nasce direttamente da essa oppure viene modificato in modo sostanziale. Ed è proprio in questi due casi che scatta l’obbligo di trasparenza.

Per quanto riguarda i deepfake che riproducono volti, voci o situazioni mai avvenute, la normativa è particolarmente esplicita: il contenuto deve sempre essere accompagnato da una scritta in cui si precisa che è stato realizzato con AI. L’obiettivo è ridurre il rischio che materiali generati con l’IA possano essere scambiati per reali, soprattutto quando vengono utilizzati in contesti informativi o potenzialmente sensibili.

Gli obblighi per giornalisti e content creator

L’aspetto più importante è che le nuove regole che entrano in vigore dal 2 agosto non riguardano solo le grandi piattaforme tecnologiche o le aziende del settore. Le novità, al contrario, riguardano chiunque utilizzi sistemi di intelligenza artificiale per produrre e diffondere contenuti in uno spazio pubblico. Questo significa che anche giornalisti, content creator, imprese e singoli utenti sono chiamati a rispettare gli obblighi di trasparenza.

Anzi, le nuove regole riguardano in particolare proprio i contenuti a forte impatto informativo che riguardano la cronaca, la politica o temi di interesse pubblico. Anche se va detto che in Italia, per chi lavora nei media questa novità è scattata già a giugno dello scorso anno, quando l’Ordine dei giornalisti ha aggiornato il proprio codice deontologico con un apposito articolo (il 19) dedicato proprio all’intelligenza artificiale.

Come funzioneranno etichette e disclaimer

Ma cosa accadrà, in concreto, a tutti quei contenuti generati con AI e diffusi sui social dopo il 2 agosto? Su questo, l’AI Act lascia una certa flessibilità, senza imporre un formato unico per dichiarare l’uso dell’intelligenza artificiale. Ma in ogni caso, il pubblico deve poter percepire senza difficoltà che il contenuto non è interamente frutto del lavoro di un essere umano. In termini molto pratici, questo potrebbe tradursi in una dicitura esplicita all’interno del testo o sopra l’immagine. Oppure, in un avviso associato al contenuto integrato direttamente nelle piattaforme digitali, come una sorta di watermark.

Foto copertina: Dreamstime/Tero Vesalainen