Più libri, più liberi parla Nordio. «Forse gli organizzatori non sanno che il nostro Codice penale è firmato da Mussolini»

«Che il fascismo vada condannato in quanto tale è fuori dubbio e siamo tutti d’accordo. Esiste anche la legge Scelba, che punisce la costituzione del partito fascista. Altra cosa è chiedere un’attestazione di antifascismo in una manifestazione culturale». Queste le parole del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che andranno in onda al Tg3. Il ministro ha sottolineato: «Il nostro codice penale, che è il fondamento della nostra giustizia penale, reca la firma di Benito Mussolini e di Vittorio Emanuele III. È un codice fascista che abbiamo cercato più volte di cambiare perché nella sua impostazione riflette l’ideologia fascista, come è scritto nella Relazione di accompagnamento, e quindi è grottesco che si richieda un’attestazione di antifascismo in una manifestazione di libri, quando il libro più importante della giustizia che noi abbiamo cercato di cambiare e non si vuole cambiare reca la firma di Mussolini».
La polemica
La polemica è esplosa dopo che ieri la premier Giorgia Meloni ha commentato su X una delle novità introdotte per la prossima edizione della Fiera Più libri più liberi. Al centro della discussione c’è la richiesta, rivolta da quest’anno agli editori partecipanti, di sottoscrivere un documento aggiuntivo rispetto alla modulistica già prevista. Il testo impegna gli aderenti a dichiarare di «riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana». Una clausola che Meloni ha criticato apertamente. «È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica», aveva dichiarato la premier.

